MASSIMO BOYER.

SCILLA. STORIA DI UNO SQUALO BIANCO.


2013 Addictions-Magenes Editoriale, Milano.
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
.
Il pescecane  leale, sincero, lo vedi e sai esattamente quello che ti devi aspettare. Il delfino  tutto moine, sorrisetti e mossette, ma poi appena ti giri... zac! Ti ruba i pesci sfilandoli dal palamito, ti rompe le reti. Eppure alla gente di pianura il delfino piace, perch pare che sorrida sempre. Se facevamo tanto di catturarne uno, un delfino dico, sai i lamenti, i pianti, da farti stringere il cuore! Hi... hi... hi... Lo squalo non si lamenta mai, lo squalo muore da uomo.  proprio vero, "chi no danze no tetta", chi non piange non succhia il latte.
.
Due storie si incrociano. Scilla, squalo bianco femmina di trentadue anni, intraprende un viaggio dall'Atlantico per partorire nel canale di Sicilia. Per uscire dal Mediterraneo naviga attraverso lo Stretto di Messina e i mari Tirreno e Ligure seminando involontariamente il terrore tra sub, pescatori e bagnanti.
Gabriele Vargas, biologo marino e fotografo subacqueo anticonvenzionale, riceve l'incarico di divulgare l'immagine dello squalo presso il grande pubblico, che porta avanti scontrandosi con i pregiudizi e la pessima fama del predatore.
Il romanzo racconta in modo semplice ma scientificamente rigoroso la biologia dello squalo bianco e il rischio di estinzione che lo minaccia, portando alla luce aspetti poco conosciuti di questo animale senza snaturarlo e senza cadere nella tentazione antropomorfica, in un difficile equilibrio tra Spielberg e Walt Disney.
.
L'Autore.
Massimo Boyer, nato a Pinerolo nel 1961, vive a Celle Ligure. Biologo marino e fotografo subacqueo, ha al suo attivo diverse collaborazioni. E un esperto subacqueo, con oltre cinquemila immersioni all'attivo, in tutti i mari del mondo. La sua agenzia online organizza viaggi e crociere subacquee in tutto il mondo, curandone molto l'aspetto biologico e naturalistico. Collabora con l'Universit Politecnica delle Marche in progetti di educazione e ricerca. Ha pubblicato oltre duecento articoli su riviste specialistiche e un atlante sulla biologia del reef.  scientific editor presso la rivista online Scubazone. Scilla  il suo primo romanzo.
...
.
...
I fatti e i personaggi di questa storia sono totalmente immaginari, anche se qualche personaggio pu essermi stato ispirato da persone che ho incontrato e con cui ho condiviso esperienze. Ogni riferimento a persone o cose realmente esistenti o a fatti realmente avvenuti  puramente casuale.
...
.
...
 uno squalo tremendo e misterioso, pi astuto dell'uomo. Per motivi che forse nessuno sapr mai, sceglie la sua vittima, e quando l'ha scelta la insegue per anni e anni, per una intera vita, finch  riuscito a divorarla. Il colombre ha scelto te, e fin che tu andrai per mare non ti dar pace.
Dino Buzzati, 1966, Il colombre.
...
.
...
CAPITOLO UNO.
10 GENNAIO 2012.
.
Risal lentamente dall'oscuro abisso mentre le tenebre si dissolvono svelando un corpo enorme, veloce e armonioso. Sempre pi vicino sopra di te un diaframma di metallo fuso, ondulato, separa due mondi. Poco del mondo di sopra, con i suoi colori, i suoi rumori, i suoi odori, filtra nel mondo di sotto: colori, rumori, odori rimbalzano sul diaframma, che li rifiuta, li esclude.
Un azzurro uniforme spalma sui tuoi occhi l'ovattata luce del mattino.
L'acqua fredda si apre al tuo passaggio e ti scorre attorno, accarezza la tua pelle di cartavetro scomponendosi in milioni di linee di flusso che ti sostengono e ti spingono in avanti e in alto senza nemmeno che tu lo realizzi. Provi semplicemente una piacevole sensazione di fresco e di assenza di peso mentre avanzi in un nuoto che  quasi un volo, l'interminabile planata di un uccello migratore. I movimenti si ripetono lenti, ritmati, precisi, dalla notte dei tempi; movimenti automatici iniziati al momento della nascita, quando le contrazioni del ventre di tua madre ti hanno sputata da un mezzo denso in cui dovevi stare raggomitolata su te stessa in un mezzo pi o meno della stessa densit ma aperto, sconfinato, in cui dovevi muoverti per non affondare lentamente. L'apprendimento  veloce quando l'alternativa  finire in bocca a qualche predatore.
Non lo sai, ma hai ereditato questo movimento dai tuoi antenati: esseri giganteschi che solcavano i mari del Carbonifero, trecentocinquanta milioni di anni fa, mettevano in scena lo stesso meccanismo esattamente nello stesso modo, perfetto nella sua semplice efficacia, gi definitivo.
Ne  passato di tempo dalla tua nascita, trentadue anni scanditi dal ritmo delle oscillazioni caudali e delle migrazioni. Spostamenti lenti, lunghissimi, all'inseguimento di una sensazione, per soddisfare motivazioni di base come la ricerca di un cibo adatto alle tue esigenze, di un partner con cui accoppiarti. Hai visto luoghi remoti, hai viaggiato vicino alla superficie perforando ogni tanto con il muso questo diaframma dai riflessi metallici per spiare il mondo di sopra e, sprofondando verso gli abissi, hai percorso tratti in immersione profonda sfruttando correnti misteriose nel freddo e nell'oscurit, alla ricerca del cibo che ti serve per mantenere in perenne movimento la possente macchina muscolare, per cacciare prede veloci, per vivere.
Sensazioni e percorsi si sono impressi nella tua memoria, in un cervello pesante e complesso. Sono lontani i tempi in cui seguivi la scia odorosa dei tuoi simili, curiosa di quello che avresti trovato, ansiosa di imparare dove portassero le invisibili rotte, di trovare nuovi territori di caccia. Adesso sai esattamente dove andare, ricordi la via, sai cosa troverai. Il blu avvolgente trasmette segnali che solo tu sai come interpretare.
Ma ultimamente c' qualcosa di nuovo. Una sensazione sconosciuta sta invadendo il tuo corpo, un peso si irradia dal ventre, percorre le vie del sistema nervoso, scatena uno sconosciuto desiderio di ripartire verso nord. Da nord un odore nuovo e differente colpisce le tue narici, nuovo eppure in qualche modo familiare. Non porta con se stimoli ad attaccare, non  l'odore forte di una preda, del cibo. Eppure qualche cosa ti dice che  una pista da seguire, ti ricorda qualcosa.
Ma prima bisogna riempire lo stomaco: il viaggio potrebbe essere lungo, e non sai se e quando potrai trovare altro cibo. Sulla destra le coste del Sahara occidentale scorrono lentamente. Sei gi passata di qua, la memoria prima dell'olfatto ti dice che la zona  frequentata da grandi colonie di foca monaca(1), che durante questa stagione allattano i piccoli e per fare questo devono mangiare grandi quantit di pesce, anche allontanandosi dal riparo degli scogli per cercarlo al largo, dove indugiano a lungo.
Il che ne fa una preda facile.

Note.
1. Foca monaca {Monachus monadius): pinnipede diffuso un tempo in tutto il Mediterraneo e lungo le coste Atlantiche di Marocco, Mauritania, Portogallo. Attualmente  rarissimo in Mediterraneo per la caccia indiscriminata a cui  stato sottoposto.


E Queequeg ci stava proprio in mezzo, ai pescicani, e spesso li spingeva via dimenando un piede. Cosa proprio da non crederci ma lo squalo, che di solito divora tutto, quando  attratto da una preda come la balena morta, raramente azzanna un uomo.
H. Melville, 85, Moby Dick


CAPITOLO DUE.
10 GENNAIO.

E questo, per finire in bellezza,  lo squalo bianco, Carcharodon carcharias.
La sala Vitman dell'Acquario Civico di Milano, eretto nel 1906 nel Parco Sempione,  affollata di gente. L'occasione  una serata a carattere divulgativo. Divulgazione: bruttissima parola che fa pensare a una specie di volgarizzazione della scienza, mentre la comunicazione dei risultati delle ricerche alla gente (twlgus in latino) non ha niente di volgare ma e il mezzo pi efficace, l'unico direi, per coinvolgere e avvicinare i pi alla scienza, all'ambiente e ai suoi problemi. Non  in nessun modo una semplificazione, non per chi deve comunicare.
Le immagini digitali si materializzano sullo schermo, permettendo a ciascuno di entrare in contatto con scene che non ha mai avuto la possibilit di vedere dal vivo.  il mio modo solito di lavorare: far parlare l'immagine, lasciare che si racconti, dandole voce soltanto per spiegare quello che non pu essere compreso dai pi.
La voce del relatore  la mia. Chiamatemi Ismaele. Scherzo, sto citando l'inizio di Moby Dick, dove Ismaele  l'unico sopravvissuto alla tragedia, prescelto per raccontare (per divulgare) l'esito dell'epica lotta tra Achab e il mistero. Il mio nome  Gabriele Vargas, biologo marino e fotografo subacqueo.
Non mi potete vedere perci mi descrivo rapidamente: ho cinquantun anni, mi considero un uomo interessante: alto un metro e ottantaquattro, robusto, non grasso anche se una sospetta rotondit addominale tradisce il mio amore per il buon cibo e per le buone bevande. Ho ancora i miei capelli, ricci tolti e grigi, e le rughe sul volto raccontano il mio amore per il mare il vento e la vita all'aria aperta e il disgusto per le creme.
Torniamo alla serata, titolo: "Squali, predatori o predati?"
Le immagini che vedete sono state scattate durante una recente spedizione in Sudafrica. Lo squalo bianco  uno dei Pi grandi predatori viventi sul nostro pianeta. Si nutre soprattutto di foche, il cui grasso sottocutaneo gli fornisce l'energia di cui necessita per sostenersi. Il suo sistema circolatorio  costruito in modo da riportare verso le masse muscolari e verso lo stomaco il calore prodotto durante la contrazione muscolare. Grazie a questo sistema lo squalo bianco ha una temperatura corporea di quattro o cinque gradi superiore a quella dell'acqua del mare, e questo gli permette prestazioni, in termini di velocit e di resistenza, paragonabili a quelle delle sue prede, mammiferi a sangue caldo. Alla condizione che stia sempre in movimento, ovviamente.  un capolavoro dell'evoluzione, longevo, intelligente, il suo sviluppo lento gli consente di accumulare esperienze e il grande sviluppo del suo sistema nervoso di memorizzarle. Siamo lontanissimi dall'immagine che i primi libri sul mare ci hanno tramandato, di un predatore cieco e ottuso che addenta qualsiasi cosa gli passi a tiro. Lo squalo bianco ha sensi acutissimi, ricorda le sensazioni passate,  estremamente selettivo nel cercare la preda migliore per lui.
Questa breve ripresa video, del mio amico Ruud Van Stiene, ritrae il vostro umile narratore in acqua libera a brevissima distanza da un maschio di quattro metri. Lo squalo era stato attirato vicino alla barca dall'offerta di tranci di tonno, ricchi di grasso. Mi vedete, non ho esattamente un fisico anoressico, ma la composizione chimica del nostro corpo non  di grande interesse per loro. Lui vuole il tonno, questo gli  stato promesso,  stato messo sul menu, non vuole questo essere rumoroso e sgambettante, pieno di ossa e puzzolente di neoprene!(2) Gli attacchi all'uomo, quando non sono provocati, come abbiamo visto avvengono di solito in acque torbide e in condizioni molto particolari, quando anche i sensi acutissimi dello squalo possono essere ingannati.  allora che possono scambiarci per una preda, e assaggiarci. Sovente l'attacco riguarda pescatori, che si muovono con il pescato appeso alla cintura e sanguinante. Anche in questo caso il predatore  attratto dall'illusione di catturare un grosso pesce ferito, facile da sottomettere.
Il pi delle volte gli attacchi di squalo bianco si concludono al primo assaggio: non gli piacciamo, e non tornano neanche indietro per finire di mangiarci. Ci mollano dopo quello che per loro  un assaggio, anche se dal nostro punto di vista  un morso dagli effetti devastanti
Vorrei concludere ricordandovi che, contro al massimo una trentina di attacchi fatali di squali all'uomo registrati ogni anno, nello stesso tempo oltre settantacinque milioni di squali e razze sono pescati dall'uomo secondo statistiche che la stessa FAO riconosce come largamente incomplete e sottostimate. Possiamo ancora definire lo squalo come una minaccia per l'uomo, o dobbiamo cominciare a pensare a noi stessi come la principale minaccia per gli squali?
Nel 1991 il Sudafrica, prima nazione al mondo, dichiar lo squalo bianco protetto per legge.  del 1996 l'inserimento della specie nella lista rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), il riconoscimento internazionale come specie vulnerabile, minacciata di estinzione e quindi da proteggere. Carcharodon carcharias rientra tra le specie protette dalla Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie Minacciate di estinzione (CITES), un sistema per tenere sotto controllo il commercio internazionale, o almeno la parte di questo che avviene alla luce del sole.  un piccolo passo avanti per la conservazione di questo animale, di cui non possiamo che essere soddisfatti, ma molto resta da fare.
Per inciso nel 2009 sessantaquattro specie, circa un terzo di tutti gli squali oceanici, sono stati inseriti nelle liste IUCN, riconosciuti a rischio di estinzione per la pesca eccessiva. Purtroppo la pesca continua, ed  difficilmente controllabile.
Avrei finito, ci sono domande?
Gli applausi di rito.
Professore, io avrei una domanda.
Non chiamatemi professore, per favore, non sono titolare di una cattedra. Sono solo un libero professionista, un mercenario della biologia marina, un fotografo, per prima cosa un subacqueo, come voi. Se ci riuscite datemi del tu, per favore: non voglio fare il giovane a tutti i costi, ma tra subacquei mi hanno sempre insegnato che ci si da del tu.
OK, come vuoi. Hai detto che molte specie vanno considerate a rischio di estinzione, che alcune cominciano a essere inserite nelle liste CITES. Ma cosa si fa di concreto per scongiurare il pericolo di estinzione degli squali? Non se ne sente mai parlare a livello di grande comunicazione.
Poco, purtroppo troppo poco. Come vi ho detto, la pesca degli squali ha avuto un'impennata preoccupante negli ultimi anni, per l'aumento della popolazione umana dopo la seconda guerra mondiale e pi recentemente per l'aumento del valore delle pinne sui mercati orientali dopo l'esplosione dell'economia cinese. Risultato:  triplicata nella seconda met del secolo scorso.
Ora, siccome gli squali non sono mai stati pesci di pregio, non ci sono mai state forti motivazioni economiche per studiarne la pesca, sono sempre stati visti come catture accidentali. Ai tempi in cui mi sono laureato, chi lavorava sulla pesca studiava naselli, triglie, gamberoni, calamari. Non c'erano fondi per studiare gli squali.
 preoccupante l'estrema lentezza con cui si sviluppano e si riproducono, paragonabile alla nostra di mammiferi, lontanissima dalla fertilit dei pesci ossei che fanno milioni di uova all'anno. Lo squalo partorisce piccoli vivi al termine di una gestazione che pu durare oltre un anno. La maggior parte delle specie matura sessualmente tra venti e trenta anni di et.
Questo comporta che noi cominceremo a vedere i veri effetti che la pressione di pesca attuale ha sulla fertilit delle popolazioni naturali solo tra venti o trent'anni, e tempi anche pi lunghi saranno necessari per valutare l'effetto di eventuali misure prese adesso per regolamentare la pesca. Vuol dire che io posso fermare la pesca dello squalo, ma dovr attendere tempi lunghi per vedere una effettiva ripresa delle popolazioni: le nuove generazioni dovranno maturare e arrivare a riprodursi.
Pensate che per alcune popolazioni di balene, dopo che la caccia  stata praticamente fermata negli anni Settanta, ancora non si  registrata una ripresa delle popolazioni. Per gli squali la storia sarebbe molto simile, avrebbe tempi paragonabili.
Insomma, la scienza gradualmente si  accorta del problema e ora sta cercando di studiare come risolverlo. Ma c' bisogno dell'aiuto di tutti. Voi siete subacquei, siete gli utilizzatori dell'ambiente sommerso, siete sensibili ai suoi problemi. Ma
lo sapete bene, le vostre mamme quando andate a fare immersione vi dicono "stai attento allo squalo", per l'opinione pubblica lo Squalo (con la S maiuscola)  il mangiatore di uomini,
il demonio, la bestia di Spielberg, l'incarnazione della paura atavica di essere mangiati.
Quindi questo  quello che vi chiedo: quando parlate con i vostri amici non subacquei, quando mostrate loro le foto degli squali, raccontate anche a loro cos' questo animale meraviglioso, perch non va temuto ma difeso. Chiedete a vostra madre di non comperare al supermercato i tranci di verdesca(3) o di smeriglio(4), ma piuttosto il branzino o le acciughe (quando  stagione) spiegatele che cos facendo potr tendere una mano allo squalo per aiutarlo a non scomparire, per il vostro divertimento quando vi immergete! Anzi, questo non ditelo,
potrebbe farla preoccupare. Ricordatevi che il nostro paese, l'Italia,  ai primi posti per il consumo di carne di squalo.
Un'ultima cosa: nel 2010 Greenpeace ha aggiunto alcune specie di elasmobranchi(5), inclusi lo squalo tigre, il mako, lo smeriglio, lo spinarolo a una sua lista rossa di prodotti alimentari, venduti correntemente nei supermercati anche se provenienti da attivit peschereccie insostenibili.
Fine della serata, ringraziamenti, saluti, ed esco da Milano in auto con Amelia, diretto verso casa. Un paio d'ore dopo siamo nella villa che ho ereditato dalla famiglia a Ruta di Camogli, affacciata sulla scogliera sul Golfo Paradiso. Un chiarissimo plenilunio filtrato dalla vetrata incornicia di azzurro le curve flessuose di Amelia e quelle ambrate di un bicchiere di armagnac. Le note jazz della tromba di Paolo Fresu e della fisarmonica di Richard Galliano escono dalle casse dello stereo, si fondono tra loro e con le fusa di Felipe. Divido il grande divano di fronte alla vetrata con il mio gatto e con Amelia, per una mezzora di relax dopo la guida.
Allora, come sono andato?
A meraviglia, come al solito... li hai estasiati, in particolare quella bionda in prima fila, pendeva dalle tue labbra.
Quella della domanda? Non me ne sono accorto, ero troppo concentrato sulle cose da dire. Ho perso un'occasione?
Ma vaffanculo.
Scherzi a parte, dai, il mio sproloquio ti  sembrato interessante?
Molto, lo sai che scherzo. Hai il dono di attirare l'attenzione, di mettere in fila le parole nell'ordine giusto, nessuno si annoia quando parli. Anche le foto, scelte bene, con le pi emozionanti che ti risvegliano quando stai per addormentarti... bravo. E poi l'argomento era il tuo preferito, quando racconti gli squali trasudi entusiasmo.
Purtroppo il problema  sempre lo stesso. Che io parli a un circolo di subacquei o a studenti di biologia marina, parlo comunque a un pubblico che ha una buona base di preparazione, che  gi in qualche modo consapevole che esiste il pericolo di estinzione di molte specie. Parlo sempre e solo a quella persona che, se sente gridare "squalo!" va verso l'acqua camminando controcorrente, mentre la massa scappa lontano.
Siamo sempre a raccontare questa storia tra di noi, serate, fiere, concorsi fotografici, lezioni all'universit, conferenze all'acquario... perch  tanto diffcile uscire dai nostri confini, arrivare alle massaie?
Perch le massaie non vengono alle conferenze dopo cena, stanno a casa a guardare i telefilm.
E accumulano frustrazioni.
Che poi sfogano comperando un trancio di verdesca e cucinandolo per il pargolo.
Che preferirebbe un sugoso hamburger con la maionese, che lo renderebbe precocemente obeso e cardiopatico ma facendo il gioco della verdesca.
S, nell'immediato, perch a gioco lungo avremmo un subacqueo in meno, e una persona in meno a preoccuparsi per lo squalo. E io me ne vado a letto, abbiamo fatto tardi e domani sono in istituto, devo finire di testare il software. Vieni anche tu?
Me lo domandi? Comunque grazie per questo contributo, sei sempre la pi saggia dei due.
Che fai domani?
Domattina ti accompagno a Genova, all'Universit. Devo parlare con Sergio, mi ha mandato un SMS prima mentre parlavo, dice che ha una cosa importante da dirmi.
Amelia  la ragazza con cui vivo. La nostra relazione dura da quasi quattro anni. Non  stata una relazione facile, spontanea dall'inizio. All'inizio devo dire che ero io ad avere dei dubbi per la differenza di et: diciassette anni a mio vantaggio, o svantaggio, insomma, io sono il pi vecchio. Forse mi sentivo inadeguato. Passando il tempo la differenza di et  rimasta tale e quale - gi, se la matematica non  un'opinione  giusto che sia cos, no? - ma il nostro legame  cresciuto, e devo dire che ora non sento pi la differenza tanto forte. Se il tempo  una grandezza che si pu misurare in modo lineare, come la distanza tra due punti (cosa di cui dubito, ma non ho le basi per imbarcarmi in una discussione, e l'armagnac non si sposa assolutamente con la fisica pura)... Insomma, taglio corto: con Amelia sto bene, sono appagato, e ho la presunzione di pensare che valga lo stesso per lei. Disorganizzata almeno in apparenza, creativa, riesce a introdurre nella mia vita un elemento di ordine e di saggezza che io non sarei in grado di impormi ma che con l'et ho imparato ad apprezzare. E poi amo la sua dialettica, il suo modo di avere sempre una risposta pronta, e mai scontata, diversa da quella che ti aspetteresti.
Senese, trentatreenne, biologa marina, lavora da anni presso l'Universit di Genova con assegni di ricerca, borse di studio post-dottorato e tutta la possibile gamma di contratti che hanno lo scopo di mantenere in uno stato di precariet i giovani capaci e lanciati verso una luminosa carriera di ricercatore. Attualmente  impegnata, con una di queste formule provvisorie (non chiedetemi quale), in un progetto di ricerca gestito dal professor Sergio Siri, ordinario di Ittiologia presso l'Universit di Genova.
Il suo lavoro consiste nel produrre un metodo standardizzato per la foto-identificazione degli squali balena, ovverosia un metodo per riconoscere i singoli individui sulla base delle fotografe, scattate anche da subacquei non professionisti, base necessaria per poterne studiare gli spostamenti, le migrazioni.

Note.
2. Il materiale con cui sono fabbricate le mute da subacqueo.
3. Verdesca (Prionace glauca) -, specie di squalo pelagico diffuso anche in Mediterraneo.
4. Smeriglio (l.amna nasus): specie di squalo pelagico diffuso anche in Mediterraneo. Il nome comune fa riferimento alla pelle molto ruvida che seccata forniva un'ottima cartavetro.
5. Elasmobranchi: sottoclasse dei pesci cartilaginei che comprende gli squali e le razze.


Ci serve una barca pi grossa.
Steven Spielberg, 1975, Lo squalo

CAPITOLO TRE.
11 GENNAIO.

Il cielo azzurro scuro di una giornata invernale ventosa rende netto fino alla vertigine il contorno delle montagne che circondano la citt. Troppo azzurro, direbbe Paolo Conte. Dall'altra parte lascia che lo sguardo si spinga fino all'orizzonte, una linea blu scuro ondulata. La Liguria d'inverno  questo. Il paesaggio si divide in due. Per met  orizzontale, il mare, su cui lo sguardo perde la capacit di misurare le distanze e si smarrisce in un infinito sempre uguale, blu sotto, azzurro sopra. Il sole invernale, basso sull'orizzonte, rimbalza sull'acqua per colpire lo sguardo e farci strizzare le palpebre. Voltandoci dall'altro lato vediamo linee che si arrampicano in verticale, e l'orizzonte si avvicina, fino a incombere sull'osservatore nel profilo morbido dei primi monti.
Orizzontale-verticale, apertura-chiusura. La mente corre a uno di quei sentieri, detti in dialetto creuza, che passano nello spazio tra due campi, delimitati da muri alti che bloccano la vista, la chiudono, per concederle all'improvviso un'inaspettata apertura verso il grande orizzonte blu. Apertura verso il mare, da dove pu arrivare ogni tipo di gente, chiusura tipica di chi abita i monti e le valli. Scrivere che il paesaggio ricorda il carattere dei Liguri, sembra banale e scontato, ma ci potrebbe essere qualcosa di vero. Di solito se ne sottolinea sempre l'elemento scontroso e misantropo (verissimo), scordando per che un porto di mare come Genova  sempre stato storicamente un punto di incontro di culture e lingue diverse. Nei vicoli del centro storico gi negli anni Settanta era normale, camminando da soli, ascoltare involontariamente dialoghi nel morbido Spagnolo dei Sudamericani, o in qualche incomprensibile dialetto africano pieno di consonanti aspirate, o passando davanti alla porta aperta di una fabbrica di borse sentirne uscire degli ordini impartiti in Cinese.
Siamo arrivati all'Istituto di Scienze Ambientali Marine dell'Universit di Genova. Parcheggio lo scooter, Amelia procede verso il suo studio, io mi affaccio all'ufficio del prof. Siri.
Ciao Sergio.
Oh, ciao Gabriele, qual buon vento?
Vento di scirocco, il vento degli assassini. Hai visto che sciroccata?
Quando crescerai? Da casa tua lo spettacolo deve essere magnifico. Ma in un certo senso hai ragione tu, lo scirocco  un vento africano, non  affidabile, non  mai uguale a se stesso, non sai mai da che parte girer: potrebbe lasciare spazio alla tramontana che calma le acque, ma potrebbe anche girare in libeccio, che trovandosi a soffiare su un mare gi mosso scatenerebbe una bella mareggiata. Strano vedere il cielo cos limpido con lo scirocco, no? Vedrai che deve succedere qualcosa di strano. Comunque la sintesi  che oggi non puoi andare per mare, e cos eccoti qua, eh?
Veramente sei tu che mi hai chiamato.
Sergio  probabilmente il modello del perfetto ricercatore. Uno degli scienziati pi seri e coerenti che io conosca, ogni minimo spunto lo spinge a raccontare tutto quello che sa sull'argomento e ogni occasione  buona per imparare qualcosa di nuovo, da aggiungere a un immenso patrimonio di conoscenze e di storie da raccontare. La sua scrivania  ingombra di libri e riviste scientifiche, sempre nuove, a testimonianza del fatto che non sono l a prendere polvere. L'apertura mentale di un bambino in un gigantesco corpo da sessantacinquenne.
Fisicamente  molto vicino a un tricheco, o a Obelix (che sono i due soprannomi con cui generazioni di studenti lo indicano): gigantesco, con baffoni spioventi e arruffati, capelli sempre cortissimi, alla marine.
 stato il mio maestro, ai tempi della tesi di laurea, ma soprattutto gli riconosco di avermi insegnato a muovermi sott'acqua, ad avvicinare pesci piccoli e grandi senza intimorirli e farli fuggire. E tutto questo me lo ha trasmesso attraverso l'esempio, o meglio l'ho assorbito per imitazione, immergendomi con lui e osservandolo. Che  poi il sistema con cui i pesci si trasmettono le informazioni. Sott'acqua il linguaggio serve a poco. Si pu parlare prima, ma anche questo serve a poco se manca l'esempio. Sergio ha sempre parlato poco, ma a guardarlo muoversi sott'acqua ti dimenticavi di respirare e se non stavi attento anche di serrare le labbra attorno al boccaglio. Respirava poco, limitava al massimo i movimenti inutili, e da goffo pinnipede sulla terraferma diventava una castagnola(6) tra le castagnole, un sugarello(7) tra i sugarelli. E io, latterino(8) pivello, osservavo, immagazzinavo e cercavo in silenzio di imitarlo. Non ce lo siamo mai detti, ma il rapporto tra pesce istruttore e pesce allievo ricominciava a ogni immersione, entrambi lo sapevamo e io capivo dai suoi sguardi se lo stavo imitando bene.
Fammi vedere se hai qualcosa di nuovo che posso leggere.
Dai un'occhiata a questo, ma non fregarmelo, non l'ho ancora letto. Sono le statistiche FAO aggiornate sulla pesca agli elasmobranchi.
Ieri sera ho fatto la proiezione sugli squali all'acquario di Milano.
Come  andata?
Bene, gente interessata. L'acquario  un formidabile centro di attrazione per i subacquei, ci saranno state pi di centocinquanta persone. Il problema  un altro: il mondo dei subacquei  piccolo, io penso che si stia contraendo, e siamo sempre l con i soliti a farci vedere fotografie sempre migliori, a commentare quanto siamo bravi, coraggiosi, impegnati, a raccontare sempre le stesse storie alle stesse persone. Ma il messaggio non esce dal nostro gruppo ristretto.
Stai in pace con te stesso, sono sicuro che hai messo il tuo piccolo mattoncino. La consapevolezza non si costruisce in un giorno, il problema di voi giovani  questo, volete tutto e lo volete adesso, come cantava Jim Morrison.
Grazie per il giovane, e per la bella citazione. Ma la realt  che il biologo marino non ha forza nel mondo dei media, non ha la possibilit di farsi sentire dai pi. Una mia amica veterinaria mi racconta che quando fa una visita a domicilio alla fine le offrono quasi sempre l'amaro, scusandosi se non hanno in casa quello della pubblicit...  il potere dei media,  bastato uno spot visto e rivisto da tutti perch la massaia associ la figura del veterinario all'amaro, e a sensazioni buone, l'eroe che si scaraventa nel dirupo per salvare i cavalli. D'accordo,  un ruolo mediatico di cui chi ha un piccolo studio e visita cani e gatti a domicilio farebbe anche a meno, ma ci dimostra che la tv ha il potere di rendere popolare una figura professionale.
Il biologo marino, che fa un mestiere reputato affascinante da tutti, non ha una figura che lo rappresenti in tv. E se andiamo a vedere il cinema, qual  il biologo marino che il cinema negli ultimi anni ci ha saputo proporre? Io ho in mente Richard Dreyfuss ne lo squalo di Spielberg, un insipido figlio di pap che sputa sentenze del tipo: "un grande squalo bianco ha preso possesso delle acque davanti all'isola e ci rester finch trover da mangiare", per scomparire quando il gioco si fa duro e riapparire solo a squalo morto. Se questo  il nostro testimonial siamo messi malissimo, ti pare?
Il film ha marchiato a fuoco lo squalo, non c'entra l'inettitudine del biologo. Ha mostrato a tutti lo squalo come un mostro assetato di sangue umano, facendo leva su due elementi fondamentali: da una parte la paura atavica del predatore, dell'animale che ci pu mangiare; dall'altra il terrore del blu, dell'abisso. Chi non pensa, quando si trova a galleggiare al largo "adesso arriva un mostro marino e mi tira gi per i piedi"? Viviamo nelle citt, dove le cose che ci uccidono di solito sono l'inquinamento o un'auto impazzita, dove il rischio di essere mangiati  azzerato, e perci lo squalo ci fa terrore:  uno dei pochi animali che potrebbe mangiarci, e, ricorda, questo evento non  poi impossibile...
D'accordo, ma il biologo del film resta un personaggio squallido. Mettiamola cos: se a luglio avvistassero uno squalo bianco di fronte a Camogli, e tu, illustre professore dell'ateneo genovese e massimo esperto di elasmobranchi fossi intervistato al TG, cosa racconteresti? Che non dobbiamo temere, che  molto pi probabile essere ucciso dalla puntura delle api o da un cane inferocito che da uno squalo bianco, che la gente pu fare il bagno tranquilla perch lo squalo probabilmente se ne  gi andato lontano? E chi ti ascolta cosa penserebbe?
Che sono matto, che le autorit dovrebbero mettere le reti anti squalo(9) e offrire una taglia a chi uccida il mostro.
Anche perch non abbiamo credibilit: se le stesse cose le dicesse un veterinario sorseggiando il suo amaro, qualcuno in pi sarebbe disposto a credergli. L'altra ragione  che ai media fa comodo che la gente creda al mostro marino. Quante trasmissioni tv hai visto ultimamente che spiegassero alla gente il rischio di estinzione che gli squali corrono?  molto pi facile riprogrammare per la ventesima volta il film di Spielberg, o peggio lo squalo 2, lo squalo 3, a che numero siamo arrivati? E torniamo al solito dualismo: il subacqueo sa che gli squali corrono un rischio di estinzione, perci  inutile che continuiamo
a raccontarglielo; l'uomo della strada crede che l'unico squalo buono sia quello morto.
Ma proprio questo  il tuo compito di divulgatore!
Ma  il mezzo che mi manca! Come faccio a raggiungere il grande pubblico e a convincerlo?
Eh, aspetta, ci arriveremo... Non pu essere una rivoluzione, deve essere un cambiamento lento. Guarda le balene...
Le balene hanno sempre avuto il favore dei media e dell'opinione pubblica, perch sono cicciottelle, sorridono e non mangiano i bambini. Non voglio dire che il loro problema sia risolto, ma fino dagli anni Sessanta la gente scendeva in piazza a manifestare in favore dei cetacei, e la maggior parte delle nazioni ne ha bandito la caccia. I cetacei hanno avuto il delfino Flipper(10), i grandi felini la leonessa Elsa(11) e gli squali? Chi va in giro a sostenere le ragioni dello squalo?
Porta pazienza, arriver anche il momento dello squalo. Piuttosto dimmi, come sta Corto? L'hai visto di recente?
Corto  il mio pi caro amico. Si chiama Enrico Meli ma tutti lo chiamano come il personaggio dei fumetti, Corto Maltese. Chi non lo sa non pu capirlo, qualcuno pensa che sia uno scherzo perch Corto  alto un metro e novantaquattro, invece  maltese di fatto, insomma  nato a Malta. Suo padre faceva il pescatore, mor naufrago quando il piccolo Enrico aveva tredici anni. La madre aveva dei parenti in Liguria, e vi si trasfer con l'unico figlio. Quando entr in classe, con quel fisico magro e gi allampanato, il ciuffo rossiccio e quella strana parlata, a mezzo tra il siciliano e l'arabo con una spruzzata di accento inglese, fu Luca Schenone il primo a chiamarlo cos. Da quel momento in avanti per tutti Enrico fu Corto Maltese. Leggevamo i fumetti di Hugo Pratt sul Corriere dei Ragazzi. Forse non li capivamo del tutto, anzi, senza forse, ma in effetti la figura magra del cinico marinaio aveva molto di Enrico.
Diventammo amici, eravamo simili, con i nostri lunghi silenzi, il giaccone marinaro con il bavero rialzato, la nostra passione per il mare, la curiosit per tutto quanto fosse vivo. Frequentammo assieme le medie, il liceo, e ci iscrivemmo a biologia. Facemmo la tesi assieme, le prime esperienze lavorative, poi lui riusc a entrare all'universit come ricercatore mentre io preferivo investire i miei pochi risparmi andando ad aprire un diving center in Indonesia. Nel frattempo sua madre era stata portata via da un tumore al seno.
Adesso  il turno di Corto di lottare contro il suo cancro. Ma lottare  un eufemismo, una frase fatta: quando ti accorgi del tumore al pancreas il pi delle volte i giochi sono fatti, non c' lotta intesa come un confronto leale,  una rincorsa a un avversario che corre a velocit doppia.
Sono andato a trovarlo ieri in ospedale. Ha fatto un nuovo ciclo di chemio, aspetta i risultati di un'analisi. Non credo che si possa dire, come nei telefilm americani, che gli rimangono tre mesi di vita, o sei, ma se vuoi sapere la mia impressione secondo me si  arreso, e sta pensando a come uscire di scena nel modo migliore.
Fa male sentirtelo dire.
Fa male a me constatarlo, sai quanto bene voglio a Corto. Ma non voglio darti la vaselina, a domanda rispondo. Mi conosci, sai che non amo i giri di parole inutili.
Lo sguardo di Sergio resta fisso sulla pila di riviste, le mani enormi si abbattono sulla scrivania, poi salgono a stropicciare le palpebre dietro gli occhiali spessi: Devo fare una telefonata urgente, se non ti dispiace... Ripassa prima di andare che devo ancora raccontarti di un nuovo programma in cui vorrei inserirti.
Non  vero che devi telefonare, lo so benissimo ma non mi offendo. So che  il tuo modo di reagire al dolore, che perdi la parola e preferisci restare da solo. La reazione al dolore  molto individuale e secondo me deve rimanere un fatto privato, per cui chiudo la porta e mi allontano.
Amelia  seduta al computer, la vedo di spalle, i capelli scuri sciolti sulla camicetta bianca. Mi sente arrivare, o mi vede riflesso nel monitor, o sente il mio odore, boh... come fanno le donne a essere sempre attente a tutti questi dettagli e contemporaneamente a lavorare? Comunque  lei la prima a parlare, senza nemmeno voltarsi: Vieni a vedere cosa ho fatto e dimmi se ti garba.
Sullo schermo una foto, mia, di uno squalo balena.
Il pattern, la disposizione dei puntini bianchi sul corpo dello squalo balena,  unico per ogni esemplare, resta costante con la crescita, e insomma lo distingue come
un'impronta digitale. Lo sai bene. Se parto dalle foto per avr foto prese da diverse posizioni, spostate sull'asse orizzontale, verticale, diagonale... un casino! Quindi la prima cosa che fa il software, riportando il soggetto della foto alla sagoma-tipo dello squalo balena, lo raddrizza! Ovviamente la foto deve essere quasi in asse, non posso fare miracoli, ma guarda come ti correggo angoli fino a venti gradi. Sono stata brava?
Seconda cosa: ritaglia la parte che interessa, dalla seconda fessura branchiale alla parte posteriore della prima dorsale: questa  la parte dove la disposizione delle macchie  pi facile da catalogare, e ha comunque carattere identificativo.
Terzo: aumenta il contrasto. Punti bianchi, il colore dello sfondo diventa blu scuro. All'inizio pensavo di utilizzare anche il colore della pelle come segno distintivo, gli squali balena possono essere da grigi a blu profondo, ma le foto non sono affidabili, nella maggior parte dei casi nelle foto di dilettanti il flash non arriva a illuminare bene e quello che sembra blu pu esserlo per effetto dell'assorbimento dei colori in mare. Anche questo lo sai, me lo hai insegnato tu. Il pattern delle macchie bianche  sufficiente.
Quarto: il software prende le distanze e l'angolo tra due punti, poi altri due, e digitalizza tutta l'informazione attribuendo a ogni punto due numeri, che sono le coordinate x e y del suo centro. Questa  la parte per la quale mi hanno aiutato i matematici. Come vedi io non ci capisco una fava...
Quinto: schedatura delle informazioni. A questo punto costruisce un database, ogni foto nuova  confrontata con l'archivio, e io vedo subito se lo squalo  stato fotografato prima.
Questo per esempio  stato fotografato alle Fiji nel febbraio 2008 e poi a ovest di Sumatra nel settembre 2009. Si chiama FJ200811040003. Bello, no?
Spettacolare!
Grazie!
Grandioso davvero, io non sarei stato capace. Brava. Ma ascolta, mentre guardavo quei cambi di contrasto sul monitor non potevo fare a meno di considerare l'aspetto artistico... Non hai mai considerato di usare questi pattern per i tuoi disegni?
Ah no? Fammi finire questo passaggio, sono nelle curve. Poi a casa ne parliamo.
Amelia, oltre a essere un'ottima scienziata, ha la grande capacit di dare vita a disegni bellissimi, con uno stile umoristico tutto suo. Utilizza questa capacit per arrotondare la borsa di studio con lavori come grafica o illustratrice, secondo me meno di quanto dovrebbe.
Mi riaffaccio all'ufficio di Sergio, che mi fa cenno di entrare.
Siediti. Vado subito al sodo. Mi hanno confermato che l'istituto  coinvolto in un programma internazionale finanziato dalla comunit europea (si chiama Sharky project) che ha come scopo la comunicazione dei risultati della scienza, per migliorare l'immagine dello squalo presso il grande pubblico. Ho la possibilit di servirmi di collaboratori esterni, pagandoli, e vorrei affidare la nostra parte del programma interamente a te. Sono decenni che lavori sulla divulgazione un po' a tutti i livelli, so che sei appassionato, hai un archivio fotografico impressionante, hai la capacit. In breve si tratta di collaborare, con altri centri di ricerca europei, a preparare assieme una strategia comune per comunicare una nuova immagine dello squalo, insomma, in pratica quello di cui parlavamo prima.
Se accetti, nei primi sei mesi del progetto dovresti raccogliere materiale fotografico, video, e scrivere testi. Dovresti fare qualche conferenza in scuole di diverso livello, partecipare a una conferenza internazionale sulla pesca in mare che si terr a Singapore a marzo, fare almeno due passaggi in televisione su reti nazionali. Tutti questi eventi te li organizza la segreteria di Sharky. Allora, accetti?
Fammi dare un'occhiata alle condizioni economiche, ma credo che sia una formalit. S, accetto. Hai detto bene,  il mio campo ed  una grande occasione per me, spero di saperla usare al meglio.
Eccomi arruolato nel programma Sharky. Da quando sono rientrato in Italia, a conclusione del lavoro in Indonesia, non ho un posto di lavoro fisso. Continuo a essere proprietario, assieme con altri soci, di un'attivit basata in Indonesia (una nave che fa crociere subacquee, Vagabunda). Collaboro con riviste del settore subacqueo, scrivendo articoli di argomento biologico che illustro con le mie foto. Collaboro da esterno con l'Universit, tenendo corsi come professore a contratto sull'ecologia dei pesci tropicali. Infine ho la mia ditta individuale come biologo marino. Tutte attivit che mi lasciano molto tempo libero, non mi sar difficile dedicarmi a Sharky.

Note.
6. Castagnola (Chromis Aromis): piccolo pesce osseo mangiatore di plancton, della famiglia Pomacentridi, comunissimo in Mediterraneo.
7. Sugarello (Trarhurus trachurus): carangide di piccola taglia che vive in banchi, comune in Mediterraneo.
8. Latterino (Atherina sfip.): nome comune attribuito a diverse specie di pesci di piccola taglia, appartenenti al genere Atherina, che vivono in banchi.
9. Reti anti squalo: barriere di protezione che in alcune localit australiane e sudafricane sono messe davanti alle spiagge per proteggere i bagnanti da possibili attacchi di squali, col risultato di uccidere molti animali innocenti.
10. Protagonista di una serie di telefilm.
11. Protagonista di un famoso film, Nata Libera.


La natura gli ha dato una vista assai debole. Nuota lentamente per la forma arrotondata della sua testa, il che, unito alla posizione della bocca che lo obbliga a girarsi sul dorso per ingoiare, salva la maggior parte dei pesci dalla sua voracit.
Bernardin de Saint Pierre, 1773, Voyage  l'Ile de France

CAPITOLO QUATTRO.
12 GENNAIO.

L'udito  il primo ad avvertire lo stimolo. Quando si immerge e rompe la superfcie dell'acqua la foca produce un rumore caratteristico, che hai imparato a riconoscere da tempo. La distanza della preda  attorno ai duemila metri. E ancora lontana, sta facendo delle apnee per pescare, ma il tuo udito riesce a discriminare tra i vari rumori e a trovare e isolare quello che ti interessa. I suoni viaggiano velocemente e vanno lontano sott'acqua, per la densit maggiore del mezzo in cui si muovono. Tu non sai questo, ma sei una creatura del mare perfettamente adattata per trarne vantaggio. La barca da pesca che si muove parecchie miglia a est resta un rumore di fondo, catalogato come non interessante.
 l'olfatto a guidarti nell'avvicinamento. Inizi a muoverti verso la fonte del suono con la tipica andatura zigzagante, e l'odore della foca, un tiepido miscuglio di grasso e urea, non tarda a colpire le tue narici. Il tuo olfatto  eccezionale, ma ancora pi strabiliante  la capacit del tuo cervello di misurare la frazione di secondo di differenza tra il momento in cui l'odore colpisce la narice destra e il momento in cui arriva anche alla narice sinistra. Questo intervallo di tempo ti permette di capire che la fonte dello stimolo  leggermente spostata sulla tua destra e di orientarti di conseguenza. Le oscillazioni si riducono, e man mano che ti avvicini la tua rotta diventa molto simile a una linea retta, la pi veloce. Una leggera curvatura iniziale ti ha disposto controcorrente e cos procedi, cos arriverai alle spalle della preda (anche lei sta cacciando, quindi pensa e agisce in maniera uguale) in modo che il tuo odore non le arrivi. La velocit  costante, appena accelerata rispetto all'andatura di crociera, circa sei chilometri all'ora.
Ti avvicini alla superficie, il muso rompe il diaframma dai riflessi metallici e si solleva in verticale sopra l'acqua, buffo triangolo scuro che si staglia per una trentina di secondi nella luce bassa del tramonto. Se qualcuno ti vedesse, lo giudicherebbe uno strano comportamento, quasi volessi gettare un'occhiata attorno, spiare il mondo di sopra. In realt l'emersione del muso ti serve soprattutto per avere una conferma della direzione della traccia odorosa: diversamente dai suoni, gli odori si diffondono meglio e pi velocemente in aria. Sporgere il naso in ambiente aereo ti serve per una conferma: la traccia che stai seguendo  quella giusta.
La tua vista non  scarsa, semplicemente non  il senso che ti permette di cogliere da lontano la presenza di una preda. Nelle acque dell'oceano Atlantico vicino alle coste Africane, la visibilit massima attorno ai trenta metri renderebbe del tutto inutile una vista da aquila. Il tuo occhio aggancia la preda quando questa si trova quasi sulla tua verticale, poco pi avanti, si muove (come volevasi dimostrare) allontanandosi nella tua stessa direzione. Nuota lentamente in superficie, inconsapevole. Rallenti e regoli la tua velocit sulla sua, in modo da rimanere fuori vista: sei avvantaggiata, dalla tua posizione puoi vedere chiaramente la sagoma scura in controluce del mammifero marino, per lui sarebbe molto difficile poter scorgere il tuo dorso scuro dall'alto, confuso nell'oscurit dell'abisso, nella luce incerta del crepuscolo.
Adesso sei sotto alla preda, che solleva il capo sopra la superficie e respira. Il tuo corpo si irrigidisce, poi la coda scatta e percuote l'acqua con due, tre spinte laterali violente. Un movimento rapido, armonioso, potentissimo. Sembra che l'acqua non esista, non opponga nessuna resistenza alle oscillazioni della tua pinna caudale. Invece esiste, restituisce la spinta ricevuta e permette al tuo corpo fusiforme di essere letteralmente lanciato in alto, la velocit di cinquanta chilometri all'ora  raggiunta in pochi secondi. Tu non lo sai, a noi del mondo di sopra cinquanta chilometri all'ora non sembrano tanti, noi siamo abituati a correre in auto a velocit molto maggiori. Se ci fermassimo a pensarci, potremmo capire cosa significhi un corpo di tremilacinquecento chilogrammi lanciato a questa velocit sott'acqua.
L'occhio inquadra la sagoma ormai vicinissima per l'ultima volta, prima di chiudersi per lo scorrimento di una membrana nittitante, come una robusta palpebra. Gli artigli affilati della foca potrebbero farti male, molto meglio proteggere i preziosi organi di senso. Uno squalo senza un occhio sarebbe un cacciatore molto limitato.
Sei ormai vicinissima, gli occhi chiusi non vedono pi la preda ma d'altra parte avrebbero difficolt a localizzarla davanti al cerchio enorme della bocca spalancata, che la copre. Le tue mascelle, naturalmente slogate, si proiettano in avanti mentre le fessure branchiali si spalancano, permettendo l'uscita dell'acqua. Non  un vero risucchio quello che si genera, piuttosto  il modo per controbilanciare ed evitare un'onda di prua spaventosa che sposterebbe in avanti la preda, molto pi piccola e leggera di te.
In questa fase procedi alla cieca, ma ad avere agganciato la preda, per seguirne i minimi movimenti, sono altri due organi di senso: la parte cefalica della linea laterale  stimolata dai minimi movimenti dell'acqua, e percepisce il contorno della foca che vi si muove, la sua esatta posizione. Le ampolle di Lorenzini avvertono i campi elettrici, compresi quelli debolissimi dovuti alla contrazione dei muscoli del nuoto della preda nell'acqua salata.
Inconsapevole, la foca decide proprio in questo momento di immergersi e la parte anteriore del suo corpo si piega verso il basso. Probabilmente l'ultima immagine colta dai suoi grandi occhi tondi  proprio il cerchio dei grandi denti triangolari e seghettati che la raggiungono, la sopravanzano uscendo dal suo campo visivo. Poi, l'oscurit.
La potenza della rincorsa scaglia entrambi verso l'alto, rompendo la superfcie in un tripudio di goccioline che la luce del sole calante colora di viola e arancio. Il tuo corpo vola, tremilacinquecento chilogrammi proiettati in alto, un pesante fuoristrada sparato fuori dall'acqua. Contemporaneamente le mascelle si serrano con una violenza che porta i denti ad affondare nel grasso, nei muscoli, nell'osso.
Il corpo della foca  troncato di netto poco dietro il cinto scapolare. La parte posteriore ricade in una goffa piroetta, ravvivata da un alto zampillo di sangue rosso vivo, che le ultime contrazioni cardiache sospingono attraverso arterie tranciate. Anche tu ricadi, nel mondo di sopra la gravit comanda su tutto e l'aria non pu sostenerti a lungo. Il tonfo rompe il silenzio della baia, seguito dallo schiamazzare stonato dei gabbiani, eccitati e speranzosi di raccogliere qualche avanzo.
La testa e le spalle sono ingoiate, ti giri lentamente per raccogliere la parte rimasta, la mordi ancora per ridurla a due bocconi. Non hai dovuto attendere la morte per dissanguamento, come avresti dovuto fare nel caso di un primo morso non mortale, per evitare la lotta con una preda reattiva. Il sole tramonta, i gabbiani rumoreggiano contendendosi poche strisce di tessuto organico. Con un'ultima occhiata ti accerti di aver finito e ti immergi pi in profondit, ti allontani appagata e totalmente indifferente alle risse che hai scatenato nell'aria attorno alla scena del delitto, con andatura solenne da divinit del mare.


Nello stomaco della bestia venne trovata una capra intera (Capra hircus), delle bottiglie di plastica (probabilmente di varechina), sacchetti di plastica e forse anche un delfino intero di circa 80 kg.
Alessandro de Maddalena, 2007, Lo squalo bianco nei mari d'Italia

CAPITOLO CINQUE.
12 GENNAIO

Nel giardino che circonda la villa un settore, che io chiamo "dei semplici",  dedicato a una collezione di erbe aromatiche. Il giardinaggio  una delle mie passioni. Per la cena di stasera ho scelto il rosmarino, quello prostrato, dal sapore pi resinoso, la salvia, la santoreggia, la nepetella e una fogliolina di lavanda. Ho fatto un battuto che ho soffritto con aglio, capperi e pinoli. Poi ho aggiunto due bei tranci di ricciola(12), olive taggiasche, vino bianco, sale e una spolveratina di pepe nero indonesiano.
La casa dove abito si sporge sul golfo Paradiso, in punta alla scogliera che si alza a est di Camogli alla base del promontorio di Portofino. Davanti alla villa, dove una vetrata separa il salotto da una grande terrazza, dominio incontrastato del gatto Felipe, la vista corre da Punta Chiappa al profilo urbano-industriale di Genova, per proseguire fino alla falesia di Capo Noli. Come figlio unico ho ereditato la villa alla morte dei miei genitori.  la casa dove sono cresciuto e che ora divido con Amelia.
Le casse acustiche diffondono le note ora delicate ora ironiche, del pianoforte di Stefano Bollani. Amo il jazz italiano ed europeo in genere, rispetto ai grandi classici americani trovo che molti autori abbiano una cultura musicale pi varia e completa, che spazia dalla musica popolare, da balera estiva, fino alla musica classica. E poi amo la capacit di non prendersi troppo sul serio, di divertirsi e divertire. Questa per dire il vero era una caratteristica delle origini, pensiamo allo stile clownesco di grandi come Louis Armstrong, che purtroppo spesso ha lasciato il posto a una seriosit esagerata, che poi  quello che fa sentire a molti il jazz come freddo, distante.
Amelia e io non navighiamo nell'oro, ma entrambi amiamo soddisfare le necessit primarie con qualche concessione alle nostre sensorialit. Tra mangiare per nutrirsi e mangiare e bere bene, la seconda  ovviamente pi dispendiosa ma non di moltissimo. Per cui di tanto in tanto ci concediamo una buona cenetta e una buona bottiglia, convinti che la cosa forse non prolungher le nostre vite ma certamente le rallegrer.
Le narici e le papille gustative sono state stimolate a dovere dalla ricciola e da una bottiglia fresca di Pigato che l'ha accompagnata nel suo ultimo viaggio. Ci spostiamo sul divano, verso una nuova fonte di innumerevoli stimoli, due bicchieri di ottimo brandy spagnolo. Amelia va in bagno e quando torna il profilo del suo corpo si staglia nella penombra, contro la luminosit del cielo notturno. La luce della vetrata le forma attorno un alone azzurro, evidente tra i capelli scuri, sciolti. Accenna a un passo di danza sulla samba jazzata di Bollani. Amelia ha un fisico strepitoso, non  alta (non ho mai amato le ragazze troppo alte) ma le sue gambe nude sono sottili, muscolose e ben modellate. Si siede a cavalcioni sulle mie ginocchia. Dopo la vista, a questo punto anche il tatto riceve la sua parte, attraverso il contatto con la pelle liscia. Le mie mani scorrono fino a trovare i capezzoli induriti.
Dissolvenza... scusatemi, ma sesso e amore sono argomenti che considero privati.
Fianco a fianco, nudi sul letto,  Amelia la prima a rompere il dolce silenzio del dopo.
Di che avete parlato ieri con Sergio?
Di tante cose... di Corto, delle mie conferenze sugli squali.
Dimmi di Corto. Come l'hai trovato?
Lo vado a trovare domani, cos poi ti riporter impressioni di primissima mano. Sono un poco ossessionato dal progetto Sharky. Sai, stavo facendo una pensata. Hai letto anche tu i rapporti sugli squali bianchi pescati in Mediterraneo?
S. Fra Malta, il canale di Sicilia e il Tirreno sono stati pescati o segnalati animali molto grandi. Sergio  convinto che il Mediterraneo possa essere una nursery area(13) ci si trovano spesso femmine, molto grandi, che potrebbero arrivare da Gibilterra.  probabile che non trovino molto da mangiare, le colonie di foca monaca sono praticamente scomparse, ma nelle ultime fasi della gravidanza le femmine di squalo non mangiano, per l'ingombro Fisico del feto, che comprime lo stomaco. Poi, dopo aver partorito nella zona tra Malta, Sicilia e Tunisia, per tornare a Gibilterra seguirebbero le correnti in uscita dal Mediterraneo, le stesse che seguono i tonni, che sono probabilmente la migliore fonte di cibo reperibile, e si muoverebbero quindi tra mar Tirreno, Ligure e Baleari. In questa fase la fame potrebbe spingerle ad attaccare anche l'uomo: poco probabile, ma gli attacchi registrati dagli anni Cinquanta a oggi, Circeo, Baratti, Santa Margherita Ligure, Varazze, si trovano lungo questa linea.
Eccoci qua, il nostro momento di intimit sta sfociando in una discussione accademica, come spesso ci succede.  una conseguenza del fatto che condividiamo una formazione comune, tanti interessi, e che alla fine abbiamo poco tempo per confrontarci durante la giornata. Qualcuno sosterrebbe che questo comportamento a gioco lungo possa inaridire qualsiasi rapporto. Non lo so, mi astengo dal prendere una posizione, quello che so  che mi piace sentire la sua voce, discutere
di argomenti che conosciamo, mi piace dividere la mia vita con una persona che stimo e le cui idee ascolto volentieri. Morale: io mi butto a corpo morto nella discussione, persuaso che non si possa decidere tutto a tavolino: adesso ci sussurriamo paroline dolci! No, non funziona cos.
Ne sono convinto anch'io. Ma sto inseguendo un'idea per il programma Sharky. Se leggiamo la descrizione degli animali pescati in Mediterraneo, nel periodo dall'inizio del secolo fino agli anni Settanta, troviamo descrizioni epiche: squali enormi (spesso le misurazioni sono approssimative o chiaramente sbagliate), gli aprono la pancia e ne vengono fuori delfini interi, carcasse di cane, persone, oggetti svariati. Spesso si tratta ovviamente di squali attirati da oggetti galleggianti, come i cadaveri di uomini e animali portati a mare dallo tsunami di Messina del 1908, o naufraghi di navi da guerra. Ma quello che mi colpisce  l'atteggiamento del cronista verso lo squalo. Solo talvolta lo descrive come un animale ottuso che si avventa su qualsiasi cosa, il pi delle volte lo trasforma letterariamente in un mostro epico, un gigante come Polifemo o Pantagruel. Ne descrive la sua mole gigantesca, e subito dopo il suo ultimo pasto.
Questa potrebbe sembrare negativo per il mio scopo, non vogliamo che l'uomo della strada pensi allo squalo come a un mostro assetato di sangue, ma nelle cronache degli squali pescati in Mediterraneo non vedo la descrizione del mostro di Spielberg che si piazza davanti a una spiaggia e si prende freddamente il tributo di carne umana fresca, vedo piuttosto un rispetto di fondo per un gigantesco predatore, e una sorta di ammirazione silenziosa per questa abilit straordinaria nel riempirsi lo stomaco.
In un mondo che distrugge tutti i miti, che annulla la dimensione epica, tra essere un mito mostruoso, un Polifemo terribile ma semplice, che si riempie lo stomaco e poi si addormenta con un rutto ciclopico, oppure essere il mostro freddo e calcolatore di Spielberg, cosa  meglio?
Ho capito cosa vuoi dire. Purtroppo il nostro mondo tende a creare e subito dopo distruggere i miti. E poi i miti dei nostri tempi sono i telefonini, gli attori, i cantanti pop.
Come diceva Andy Wharol? "Nel futuro ognuno sar famoso per quindici minuti." Il ragazzino con i capelli all'ultima moda e l'ultimo smartphone sarebbe disposto a vendere sua madre per i suoi quindici minuti.
Ma i tempi biologici dello squalo bianco sono diversi. Lui non ha bisogno di essere in auge per quindici minuti, ma per decine e decine di anni! Ormai non  pi Polifemo, i tempi sono cambiati. Bisognerebbe trovare il modo per cui diventi simpatico alla gente e al tempo stesso rispettato, come il leone o la tigre. Non deve partecipare a un reality show per poi ricadere nel dimenticatoio, ma deve essere protagonista di un film di quelli che la tv ripropone a cadenza fissa. La gente della strada ne dovrebbe parlare in termini entusiastici, dovrebbe essere un'immagine indimenticabile.
Non deve essere simpatico perch diventa improvvisamente vegetariano e mangia solo bistecche di soia, o per la sua inettitudine:  un predatore efficientissimo, potenzialmente pericoloso, questo dobbiamo accettarlo. Dobbiamo fare in modo che la gente lo ami per quello che .
Gi, semplice. Ricordi la leggenda Hawaiana di Nanaue, l'uomo squalo?
L'ho letta molto tempo fa ma temo di non ricordarla bene, raccontamela di nuovo, mi piace ascoltarti.
Nanaue era figlio di Kalei, una bella Hawaiana, nuotatrice coraggiosa, che si era accoppiata con Komohali, il dio squalo. Era un bel ragazzo ma aveva una bocca di squalo sulla schiena. Diventato adulto, nascondeva questa bocca da squalo portando sempre la camicia...
Me lo vedo con la camicia a fiori, anche tu?
Ovvio, rigorosamente con la camicia hawaiana, non me lo vedo Nanaue con una t-shirt Billabong. Non mi interrompere per favore. Nessuno sapeva della sua diversit, per quando faceva il bagno si trasformava in uno squalo e ogni tanto si mangiava qualcuno dei suoi amici. Un giorno lo scoprono, perch i suoi compagni di lavoro lo spogliano per scherzo, per non lo uccidono, si limitano a esiliarlo su un'altra isola dove lui ricomincia a uccidere, e cos via, finch alla fine lo uccidono.
Gli unici bei miti che riguardano gli squali vengono dalle isole del Pacifico, dove non esistevano lupi, orsi, tigri o altri grossi carnivori. Ma la cosa che mi piace di pi  che questo diverso, figlio di un dio ma comunque mostro, con comportamenti un tantino antisociali, almeno all'inizio non viene condannato a morte, ma viene semplicemente bandito. C' l'accettazione dello squalo come predatore. Alla fine sembra che queste societ tradizionali accettino che si debba pagare ogni tanto un piccolo tributo in vite umane per vivere in armonia. Solo alla fine se ne liberano, quando la situazione si fa insostenibile.
E soprattutto l'uomo squalo non diventa buono e vegetariano, ma vive da carnivoro. Ribadisco: non voglio far diventare lo squalo un bamboccione sorridente, la gente lo deve accettare per quello che : non un mostro calcolatore e assetato di sangue umano ma nemmeno uno sfigato.

Note.
12. Ricciola (Seriola dumerili)'. pesce della famiglia dei carangidi, dalla carne ottima.
13. Ambiente scelto da una specie per la riproduzione e le prime fasi di sviluppo della prole.

Il pescerondine(14) li persuadeva, poteva essere benissimo, quella, la figura di pesce che avrebbe preso la loro anima: senn, perch aveva quella stranezza delle pinn'ali? senn, perch la sua carne era liscia e dissapita, sapeva di niente come fosse solo apparenza e proforma, quello che giustappunto doveva essere il sapore della cosiddetta anima?
Stefano D'Arrigo, 1975, Horcynus orca

CAPITOLO SEI.
13 GENNAIO.

Ciao Corto.
Oh, ciao Gabriele, eccoti!
Entro nella cameretta dell'ospedale, che per fortuna Corto non divide con nessuno. Sergio e io abbiamo fatto in modo che avesse una camera singola, dividendo la spesa a sua insaputa. Per fortuna ho detto, e penso alla fortuna dell'eventuale ospite che sarebbe stato vittima dei deliri individualisti del Maltese.
Lo trovo seduto alla scrivania, col laptop acceso, mi vede e si alza in piedi per venirmi ad abbracciare. Lo guardo e provo una specie di fitta all'emitorace sinistro. Sono contrario alle frasi fatte, a quei modi di dire che si fissano nel linguaggio fino a impoverirlo dei suoi significati. Ho sempre pensato che "mi si stringe il cuore" ne fosse un esempio. Ma devo ammettere che descrive bene la mia sensazione fisica attuale.
Corto  sempre stato magro, ma adesso  qualcosa di pi. Le sue gambe ossute che escono dagli short del pigiama (non
 mai stato freddoloso, e in ospedale il riscaldamento  anche eccessivo, non posso dargli torto) mi ricordano certe foto del Mahatma Gandhi. Le braccia sono ridotte a ossa con un poco di pelle pendula sopra. Stringo le sue spalle e valuto che in tutto potr pesare 50 kg. Solo i capelli sono sempre i suoi: ricci, folti, spettinati: neanche la chemioterapia ne ha avuto ragione. Unico cambiamento: i fili bianchi che si alternano ai rossi sono sempre pi frequenti.
Dovrei uscirmene con qualche altra frase fatta, come "ti trovo bene", ma non posso,  pi forte di me. L'amicizia tra Corto e me non ha mai avuto bisogno di queste ipocrisie. Entrambi sappiamo che lui  arrivato al capolinea. Il silenzio non  imbarazzato, il silenzio non  mai imbarazzato, e nemmeno noi lo siamo. Diciamo che stiamo in silenzio il tempo necessario a far passare nel dimenticatoio le cazzate retoriche che dovremmo dire e che nessuno dei due ha voglia di sentire. Cestinate prima di essere espresse.
 lui a parlare per primo.
Sai che cosa vorrei fare quando esco da qui?
No, cosa?
Vorrei tornare a Malta. Sto maturando questa idea, prima di morire devo rivedere i luoghi dove sono nato. Stanotte ho fatto un sogno strano, te lo posso raccontare? Per la verit  un sogno che ho gi fatto altre volte, con poche variazioni, finisce sempre allo stesso modo. Sai cosa dicono dei sogni ricorrenti, vero?
 un sogno fatto di immagini nitidissime, sai quando sogni nitido, come quando c' tramontana? A colori, colori cos saturi da far male agli occhi.
No, per dire il vero non lo so: sai che non sogno mai, o almeno non ricordo quello che sogno. Ma vai avanti.
Beh, ero al castello di Camogli e guardavo gi, verso il mare. A un certo punto la superficie dell'acqua, che prima era liscia come un olio, si increspa, si solleva come se ci fosse qualcosa che si muove sotto, sai, come quando si muove la manta... erano pesci volanti.
Pesci volanti?
S, Exocoetus volitans. Almeno una trentina. Si alzano in volo quasi da fermi, uno stormo. Non succede cos, lo so, ma nei sogni vale tutto.
Come nei cartoni animati.
Esatto, come nei cartoni animati. Partono tutti assieme, e io salto dallo scoglio dove ero salito per vedere lo spettacolo, atterro su un pesce volante, e mi aggrappo alla sua pinna dorsale. Ovviamente io ero diventato piccolissimo.
O il pesce volante grandissimo?
Sai che hai ragione? E che mi sono dimenticato di controllare le altre cose, di prendere dei riferimenti visivi. Non sapr mai se sono diventato piccolissimo io o grandissimo l'Exocoetus. Vaffanculo Gabriele Vargas, tu e il tuo atteggiamento razionale che annulla la bellezza pura delle mie immagini oniriche. Tu e l'arte siete su due pianeti diversi, mi domando come fai a fare delle belle foto. Credo che non ti racconter come finisce.
Ride,  bello vederlo ridere di gusto, a bocca aperta e occhi socchiusi. E come quando eravamo ragazzi e passavamo i pomeriggi a cazzeggiare, a correggerci a vicenda ogni minimo dettaglio, a citare i romanzi letti, lui a provare nuovi accordi alla chitarra (io non ho mai imparato a suonare uno strumento musicale, se avessi dei rimpianti questo sarebbe il primo) passando con la massima indifferenza da Paco De Lucia a Jirni Hendrix. Ricomincia: Ma in fondo non importa,  un sogno, e abbiamo appena detto che nei sogni vale tutto. Allora, partiamo in volo, io e il pesce volante, che ogni tanto torna gi al mare per darsi una spinta ma poi vola alto, sempre pi in alto. Vedo lontano le isole dell'arcipelago toscano, poi lo stretto di Messina, e allora capisco dove siamo diretti.
A Malta?
A Malta. Sono ormai in vista dell'ingresso della Armier Bay, quando succede qualcosa. Non so come, ma mi accorgo che sta per succedere qualcosa, mi prende una specie di inquietudine. E il mio pesce volante se ne accorge, per la prima volta sembra accorgersi della mia presenza. Si agita, si scrolla, mi fa cadere in mare. Adesso sono in mare, ma vedo la terra, non  lontana. Comincio a nuotare, quando all'improvviso qualcosa mi tocca le ginocchia.
Ta-ta... Ta-ta... Ta-ta-ta-ta-ta-ta.
Comincio a canticchiare il motivo della colonna sonora del film di Spielberg, altra risata.
No, non so se fosse uno squalo, non lo vedo ma mi sento tirare gi, sento l'acqua che mi entra nei polmoni e mi sveglio. Fine del sogno e dello spettacolo. Che tu sappia esiste qualche antica tradizione che considera il pesce volante un essere psicopompo? Un traghettatore di anime?
Ne parla D'Arrigo in Horcynus orca, ne fa parlare i pescatori cariddoti, ma credo che sia un prodotto originale della sua fantasia. Quando ho letto il romanzo ho anche fatto una ricerca ma non ho trovato tracce di vere tradizioni antiche. Ma dimmi una cosa, Sergio mi ha detto che gli hai chiesto dei libri sulla reincarnazione. Evidentemente non ti hanno persuaso, perch nel mito del pesce volante non vedo riferimenti alla reincarnazione.
Al contrario. Quando morir mi piacerebbe che il mio corpo servisse di nutrimento ad altri organismi, che rientrasse nel ciclo degli elementi in natura, subito. Se uno squalo mangiasse il mio corpo, e le sardine e i pesci volanti banchettassero sui resti smembrati, le mie molecole entrerebbero in ognuno di loro, diventerei squalo, sardina, sarei libero di nuotare per l'oceano. Entrerei in una nuova vita, vedrei posti nuovi attraverso gli occhi dello squalo, della sardina, sarei in molti posti contemporaneamente. Non pensi che sarebbe la fine migliore per un subacqueo?
Senza dubbio alcuno, Corto.
Io penso che sia questo il significato pi profondo dei miti sulla reincarnazione. Ho letto molti libri ultimamente,  vero, ma non ho mai creduto di morire e risvegliarmi il giorno dopo in una mantide religiosa o in un pinguino. Credo invece che sia il colmo dell'inutilit lasciar marcire il corpo in una cassa zincata, in perfetto isolamento, con le ossa che affondano pian piano nei tuoi liquidi organici, in una fanghiglia putrida. Devi promettermi una cosa, Gabriele. Promettimi che se io dovessi morire prima di te mi caricheresti sul mio Boston Whaler e mi spediresti alla deriva.
Promesso, se posso farlo senza finire i miei giorni a marcire a mia volta nelle patrie galere lo far. Ma promettimi che faresti altrettanto se la trista mietitrice dovesse passare prima a casa mia.
Promesso. Ma non contarci: sono stanco, Gabriele, stanco e stufo. Non voglio sottopormi a un nuovo ciclo di chemioterapia. Basta. Game over. Ho fatto il mio tempo, ho fatto tante cose, mi sono divertito. Come dici spesso tu, ho vissuto ogni giorno della mia porca vita come se dovesse essere l'ultimo. Ho un solo rimpianto, quello di non aver saputo dare una conclusione sensata alla mia storia con Silvia. In questo tu sei molto meglio di me, a proposito, come va con Amelia?
Ci siamo lasciati ieri, te lo volevo dire.
Vaffanculo, non  vero, l'ho sentita poche ore fa.
Scherzo... ma non dire che io sono meglio di te, tu sei un solitario. Corto, tu basti a te stesso, non hai bisogno di nessuno. Con Amelia va bene, sono veramente contento di averla incontrata nel momento giusto. Non so spiegarti, non credo di avere la sindrome di Peter Pan, accetto i capelli grigi e non metto nessuna crema per le rughe, con Amelia sto bene per quello che siamo, due solitari che accettano di dividere qualcosa, non tutto, non sono cos rincoglionito da non accettare che lei abbia parti del suo mondo che non vuole condividere con me, e io sono un custode geloso delle mie. Chi ha scritto che una coppia  l'incontro tra due egoismi? L'ho letto tra le massime dei cioccolatini?
Mi pare Gabriele Vargas... (ride ancora, ma questa volta  un riso sforzato, nervoso). Sono felice per te. E hai ragione a considerarmi un solitario, il fatto  che io non ho mai incontrato la persona che rispettasse il mio desiderio di solitudine. Dopo un po' anche Silvia aveva iniziato a chiedermi troppo, a volermi cambiare. Perch le donne hanno questa idea fissa di cambiarti? Va beh, ormai  finita per me, ne sono consapevole e quasi contento. Voglio esprimere un ultimo desiderio, rivedere Malta prima di morire: chiedo troppo?
No Corto, vuoi che venga con te?
No,  l'ultimo viaggio, lo voglio fare da solo come da solo ho vissuto in tutti questi anni.
Grazie per la considerazione. Allora io me ne andrei.
A parte le amicizie, dai, non fare anche tu la vecchia zitella. Sai benissimo cosa voglio dire. Ti... ringrazio... per essermi stato tanto vicino tutto questo tempo... non so come tu abbia potuto sopportarmi.
Vaffanculo Corto, vuoi che ti dica che non  vero? Vuoi che ti dica quanto anche tu sei stato e sei importante per me?
No, per carit, non cominciamo adesso a fare i vecchi lacrimosi. Chiudiamola qui, raccontami cosa stai facendo. Ho sentito Sergio e mi ha accennato al fatto che vorrebbe darti il lavoro della divulgazione. Gli hai parlato, vero?
S, ho accettato il lavoro. Vorrei tanto riuscire a cavarne qualcosa di buono. Non  semplice.
Ti posso dare un consiglio? Tu sei di origini spagnole, per gli spagnoli la parola mar pu essere maschile o femminile: pensa al mare come a la mar. Lo dice Hemingway, chi ama veramente il mare lo pensa sempre al femminile, come una bella donna, lo insulta anche al femminile quando  il caso, ma perdona i suoi capricci. Dammi retta, la chiave di tutto  qui. Lo sento. Non so ancora perch ma lo sento.
La mar capricciosa e lunatica, che si concede ma che pretende attenzioni. La mar, femmina dolce e troia. Non so perch ma la tua idea mi piace, la terr in considerazione, davvero. Uno che sogna di volare da Camogli a Malta sul dorso di un pesce volante pu dire qualsiasi cosa. Qualcosa ne far di sicuro.
Gli racconto i dettagli della proposta di Siri, che segue con attenzione, come le considerazioni notturne di Amelia e mie sul mito. Corto  sempre stato il mio compagno di immersione ideale, dai tempi degli studi di biologia andiamo sott'acqua assieme, divertendoci come dei pazzi a osservare la natura e prendendo del gran freddo con le nostre mute che negli anni Ottanta uscivano dalla fabbrica gi dure e incartapecorite. Io dall'inizio mi sono dedicato piuttosto alla fotografia, Corto preferiva osservare, al pi schizzava sulla lavagnetta quello che stava osservando. Aveva un modo tutto suo di interpretare l'immersione. Se io, facendo tesoro dell'esempio di Sergio, nei confronti degli abitanti del mare ho sempre cercato di scomparire, di diventare una parte dell'ambiente, respirando lentamente e muovendomi ancora pi lentamente per poterli fotografare da vicino, lui con la sua mole e le sue gambe dinoccolate si imponeva, era sempre evidentemente un corpo estraneo. Se la mia strategia per avvicinare il sarago era di diventare come lui, la sua era quella di incuriosirlo e di farlo ridere, e ci riusciva bene, anche se non ho mai capito come facesse.
Sto pensando a Corto al passato, me ne accorgo e mi risale quel dolore all'emitorace sinistro. Lui si accorge che mi faccio silenzioso, mi dice che si  fatto tardi, che tra poco gli serviranno la cena. Ci abbracciamo, lui prende la chitarra che non so come gli hanno permesso di portare (deve essersi inventato che doveva ripassare le lezioni di musica), e attacca con voce in falsetto:
He's a perfect stranger, L ike a cross of himself and a fox. He's a feeling arranger And a changer of the ways he talksoxi15)).
Le parole di The Loner, un Neil Young d'annata, risuonano nella mia mente mentre mi allontano. Se non fossi stato Corto per tutti, anche Loner sarebbe stato un bel nomignolo, adatto per te, grand e feeling arranger.
Mi allontano con i miei sentimenti arrangiati per bene, non ho voglia di parlare, per fortuna non incontro nessuno. Inforco lo scooter, indosso il casco, e riparto. La prima persona
a chiedermi come va  Amelia, che mi conosce abbastanza bene da passare direttamente alla domanda successiva. Pi tardi, nell'intimit, le racconto del nostro colloquio, tralasciando solo l'intenzione di andare a morire a Malta...
Credo che lo far davvero, ma in fondo sento di non poter parlare di tutto quello che lui mi dice con Amelia, ci sono cose che  giusto che rimangano tra noi due... o no?

Note.
14. Pesce rondine o pesce volante (Exocoetus volitans), pesce osseo di taglia piccola con pinne pettorali molto sviluppate che gli consentono di planare per lunghi tratti sopra la superficie del mare.
15.  un perfetto sconosciuto, un incrocio tra se stesso e una volpe. E uno che si aggiusta i sentimenti e cambia modo di parlare.


Lu tembe n'n ze mandne.
Gabriele d'Annunzio, 1902, Il cerusico di mare.

CAPITOLO SETTE.
1 FEBBRAIO.

Il fragore del tuono penetra, sebbene attenuato, sotto la superfcie che da tempo ha iniziato a mostrare rughe e solchi sempre pi profondi, rese evidenti dai bagliori improvvisi. Sai che la tempesta pu rallentare il nuoto superficiale, e decidi di proseguire in profondit dove le onde si attenuano. Al tuo corpo manca un organo che la maggior parte dei pesci ossei possiede, la vescica natatoria, organo di assetto idrostatico, piena d'aria.
La mancanza di vescica natatoria comporta la necessit di nuotare sempre: uno squalo che smetta di nuotare va a fondo, irrimediabilmente schiavo della gravit: comunque pesa pi dell'acqua sebbene la sua struttura sia alleggerita da un fegato enorme infarcito di grassi. A sostenerti  l'acqua, che spinta in avanti dal tuo procedere restituisce una spinta verso l'alto sotto la grande superficie inclinata del ventre e delle pinne pettorali. Ripeti i movimenti in modo inconsapevole, automatico, la forma perfetta del tuo corpo fa il resto. Lo stesso meccanismo fisico permette ai pesanti jet di volare.
L'esperienza ti permette di sapere cosa succeda a uno squalo quando smetta di nuotare: ti  successo pi volte di vedere squali catturati dalle reti, issati oltre il diaframma metallico e poi rigettati in acqua barbaramente privati delle pinne. Ignori quale strano predatore possa averli mutilati con precisione chirurgica per sputare tutto il resto, quel corpo che avrebbe tolto spazio nelle celle frigorifere a prede pi pregiate. Hai visto lo spettacolo penoso dei corpi appesantiti dalla mancanza delle superfici plananti affondare velocemente sbattendo invano il moncherino caudale, e giacere sul fondo dove granchi e pesciolini, superato il primo momento di stupore e vinta la paura, pasteggiavano frenetici strappando a piccoli pezzi le carni vive e sofferenti. Ti sei allontanata con lo stomaco che sobbalzava, perch i collegamenti nervosi che esistono tra la parte di cervello che elabora le sensazioni visive e il sistema nervoso simpatico possono provocare conati di vomito anche a uno squalo quando si trovi davanti a uno spettacolo schifoso, per paradossale che possa sembrare.
La mancanza di vescica natatoria, di questa bolla di aria il cui volume interno si contrae e si espande inversamente alla pressione idrostatica, ti d un vantaggio: ti permette di cambiare profondit senza problemi di compressione e decompressione, e di farlo alla massima velocit.
Ti immergi quindi, nuotando a testa in basso, nell'acqua fredda, col nero davanti ai tuoi occhi. Strani esseri gelatinosi e trasparenti scorrono ai tuoi lati, girando come trottole nei vortici che si creano al tuo passaggio. Continui indifferente allo scompiglio che hai introdotto nelle loro monotone vite planctoniche, una divinit del mare ha i suoi privilegi. Improvvisamente il tuo muso a cono perfora un altro diaframma e penetra in una massa di acqua densa e relativamente calda. Sei a trecentocinquanta metri di profondit, l'oscurit ti avvolge, la linea laterale attraverso le vibrazioni dell'acqua ti avverte dell'assenza di corpi solidi attorno a te, grossi animali o rocce del fondale. La massa d'acqua in cui sei entrata  l'acqua che esce dal Mediterraneo in profondit, essendo pi salata dell'acqua oceanica  pi densa e, sebbene sia calda (circa tredici gradi), tende a sprofondare nell'acqua atlantica mantenendo a lungo la propria individualit.
La sorpresa della temperatura alta ti rivitalizza, e assieme colpisce le tue narici una sensazione forte:  la pista che stavi seguendo, l'odore di casa, delle tiepide acque dove hai visto la luce trentadue anni fa. Non porta 1 odore della preda, un odore che tu possa associare al cibo, semplicemente il tuo corpo  invaso da una strana euforia, da una sensazione di potenza e assieme di dolcezza. Quasi inconsapevolmente i battiti della possente pinna caudale accelerano, la velocit del nuoto aumenta. Ti accorgi che il fondale si avvicina, risale davanti a te, gradualmente ti accosti e ne segui la pendenza. Scollini a circa duecentoquaranta metri di profondit, poi la profondit torna a crescere e seguendo il fondo ricominci a scendere, nell'acqua buia e tiepida, sospinta da una nuova consapevolezza. Non senti fame, anche se il tuo ultimo pasto risale ormai a diciannove giorni fa. Senti una forte attrazione per una nuova miscela di tracce odorose che ti guidano verso est.
Sei entrata nel mare Mediterraneo in tempesta, e adesso stai nuotando verso est alla profondit di trecento metri, in acque calme, costeggiando la costa del Marocco. Il tuo addome che pesa in un modo strano, nuovo, ti trasmette potenza e benessere. Gli squali possono essere felici? Non lo so, ma se la risposta fosse s allora saresti felice.


We're sailing on a strange sea blown by a strange wind Carrying the strangest crew that ever sinned(16).
Waterboys, 1988, Strange boat

CAPITOLO OTTO.
27 FEBBRAIO.

Nell'ambito del programma Sharky, per la creazione di una nuova immagine per lo squalo, questo potrebbe essere l'appuntamento che temo maggiormente: proiezione delle mie foto e chiacchierata amichevole con i ragazzi delle scuole elementari. Le classi seconda, terza e quarta elementare della scuola Pietro Micca di Milano mi fronteggiano nell'arena messa a disposizione a Varazze, lungo la riviera ligure, da una cooperativa che si occupa di educazione ambientale. A rotazione, varie scuole della pianura Padana passano una settimana in riviera tra intrattenimenti che vanno dalla visita ai mortai dove si spremono le olive fino alla chiacchierata con Vargas sugli squali.
Mentre attendo con pazienza che le nuove leve superino il primo impegnativo compito della giornata, sedersi nel posto migliore, tra zuffe manifeste, atti di nonnismo e gomitate proditorie, il mio sguardo si incontra con una delle maestrine che accompagnano il mucchio selvaggio, una brunetta con i capelli
alla maschietto e due grandi occhi verdi. Lo sguardo che le rivolgo manifesta tutta la mia comprensione per il suo duro compito di educatrice di una nuova generazione riluttante, quello che mi restituisce, accompagnato da un sorriso a trentasei denti solo vagamente sadico, significa "aspetta, tra poco arriva il tuo turno".
Mentre i pi turbolenti si contendono l'ultima fila di sedie, dalla prima fila una bimba della seconda elementare, giubbotto di jeans rosa con ricamo di Hello Kitty, codini biondi tenuti da nastrini intonati, punta su di me un paio di occhi come fari da interrogatorio, e alza la mano destra. Attende un mio cenno per chiedermi con timidezza, con un filo di voce: Tu... tu sei un biologo marino?
Rispondo di s ricambiando lo sguardo liquido (non mi viene niente di spiritoso, niente che possa essere compreso da una bambina di sette anni). Immediatamente, senza nemmeno aspettare la risposta: Lo sai che il mio zio Ernesto una volta ha visto una murena?
Mi viene in aiuto la maestrina dagli occhi verdi: Sara, aspetta che tutti siano sistemati. Le domande le facciamo dopo, che le sentano tutti.
Ecco, proprio quello che avrei detto io. Dovr cercare una risposta sensata per questa notizia sconvolgente.
La torma ha finalmente trovato una sistemazione sulle sedie, le maestre insieme emettono dei suoni sibilanti riuscendo (incredibile) a zittirla quasi completamente.
Alla maestrina dagli occhi verdi tocca il compito di presentarmi: Ragazzi, abbiamo con noi il dottor Gabriele Vargas, che  venuto da Genova per parlarci degli squali... Brr... che paura. Il dottor Vargas  uno specialista, pensate,  un biologo marino, che per il suo lavoro studia gli squali, e si immerge con le bombole di ossigeno [sic] assieme a loro. Ci far vedere e ci commenter delle immagini straordinarie. Ma per iniziare, se avete qualche domanda sul suo lavoro, qualche curiosit, che ci permetta di conoscere meglio la figura del biologo marino, potete rivolgerla direttamente al dottor Vargas.
Brusio indistinto e incomprensibile.
Procediamo per alzata di mano. Chi ha qualcosa da chiedere alzi la mano e aspetti il suo turno.
Una trentina di manine si protendono verso l'infinito. Rivolgo uno sguardo di aiuto alla maestrina, che mi capisce al volo e prende l'iniziativa di stabilire la precedenza. La parola passa a un biondino di quarta, ciuffo pettinato e camicia ben stirata.
Tu fai immersione con le bombole e l'erogatore?
Certo. Mi sembri preparato sull'argomento, sei un subacqueo anche tu?
S, l'estate scorsa a Sharm-El-Sheikh ho preso il brevetto Junior Open Water Diver. Vuoi vederlo?
No, lascia stare, ti credo. Quindi hai fatto immersioni in Mar Rosso. Hai visto squali?
Uno, un punte bianche di reef(17).
Un mormorio di ammirazione-invidia percorre l'auditorio.
E hai avuto paura?
Noo... era uno squaletto piccolo, e l'ho visto da lontano. L'istruttore me lo ha indicato, ma ho fatto appena in tempo a vederlo, perch scappava.
Certo, e sai perch scappava?
Scappava come se avesse paura di noi.
Sto conducendo il discorso proprio dove voglio andare a parare, e con la collaborazione della mia giovane inattesa spalla, quando si intromette, questa volta inopportunamente, la maestrina degli occhi verdi: Scusatemi, ma ci sono tanti altri ragazzi che hanno delle curiosit sul tuo lavoro. Parla tu.
Un ragazzino con i primi brufoli e un improbabile piumone azzurro.
Ma... ecco... cio... io volevo chiedere una cosa... ma perch il mare  salato?
[Sospiro] Il mare  salato perch gli oceani sono molto antichi, e nel tempo hanno accumulato tutti i sali che l'acqua scioglie dalle rocce del fondo degli oceani, e che i fiumi e le piogge a loro volta erodono dalle rocce e trasportano al mare.
Nuovo intervento della maestrina, ormai perfettamente a suo agio nel ruolo di moderatrice.
Ragazzi, cerchiamo di rimanere in tema. Tutto quello che riguarda il mare e i suoi abitanti  sicuramente interessante e affascinante, ma abbiamo poco tempo, lasciamo che il dottor Vargas ci racconti quello che sa sugli squali. Prego dottore.
Grazie.
Possiamo farcela. Il proiettore si accende, il primo piano a effetto del muso di un mako(18) riempie lo schermo alle mie spalle, con la bocca semiaperta, i denti come pugnali in evidenza, l'occhio simile a un buco nero. La luce azzurra che si spalma sulla platea accompagna un fremito e un borbottio indistinto, che vogliono dire "che paura". La mia idea era di cominciare con un'immagine che mettesse in luce le caratteristiche di predatore dello squalo, per poi smontare a poco a poco questa immagine e finire con le allucinanti immagini del massacro degli squali. Ora il silenzio  assoluto, sono padrone dell'auditorio.
Quello che vedete  un mako, uno squalo che vive in mare aperto, dove l'acqua  molto profonda, e che cattura prede veloci, come tonni e pescispada. Il suo muso non  esattamente bello,  chiaramente il muso di un predatore, che uccide per mangiare. Corrisponde bene all'idea che tutti noi abbiamo dello squalo. Ma, la domanda che vorrei farvi  questa, lo squalo  veramente un animale cos terribile? Il vostro compagno prima ha detto una cosa importante, che lo squalo che lui ha visto in Mar Rosso aveva paura di lui.
Si alzano contemporaneamente una quarantina di mani. L'eccitazione  palpabile. La maestrina mi lancia un'occhiata smarrita, "ti accolli le domande?" Memore del successo ottenuto col biondino, continuo: Mi pare che ci siano subito delle curiosit. Direi che possiamo andare avanti cos, a tavola rotonda, fatemi pure le domande.
Ma se uno squalo attacca un pescespada, il pescespada pu infilzarlo?
Ma questo squalo pu mangiare un uomo?
Brr... che paura. Ma cos'ha sugli occhi? Ci vede?
Una volta mio cugino  andato alle Maldive, e lo hanno portato a fare un'immersione con gli squali, e lui ha avuto molta paura.
Ma la foto l'hai fatta tu?
Non avevi paura?
Ma perch ha i denti cos?
Ma gli fanno male i denti? Se chiude la bocca, non si buca le gengive?
Ma uno squalo pu avere i denti guasti?
Va bene cos, ragazzi, diamo tempo al biologo di risponderci. La maestrina arresta il fiume in piena delle domande. Tocca a me.
Spero di ricordare tutte le domande. La foto  mia, non  fatta dalla gabbia ma in acqua libera, il mako  uno squalo curioso, a volte viene molto vicino, fa finta di non aver paura, fa il duro e noi in questo caso dobbiamo fare lo stesso, mostrarci forti e pronti a reagire. Tra il predatore e la preda  sempre una sfida di questo genere. Diceva bene il vostro compagno, un pesce spada potrebbe ferire lo squalo che lo attacca, cavargli un occhio. E lo stesso potrebbe fare una foca, che ha denti e artigli aguzzi. Il predatore deve sempre agire con prudenza, non dobbiamo pensare allo squalo come a un essere che si lancia contro qualsiasi animale, grande o piccolo. Lui valuta sempre la preda, se  grande, se ha delle armi per difendersi, se pu fargli male, e cerca sempre di attaccare nel modo giusto. Se ha di fronte un pescespada non lo attaccher frontalmente, ma di lato, se ci riesce. Oppure rinuncer ad attaccare se la preda gli fa paura.
Lo squalo ci vede bene, gli occhi del mako sembrano fissi ma lui li sa usare bene, come tutti gli altri sensi, l'olfatto, l'udito.
Questo  uno squalo potenzialmente pericoloso anche per l'uomo. Come gli altri squali di mare aperto, non attaccher mai un bagnante che nuota vicino alla spiaggia, semplicemente vive in un altro ambiente. Ma sovente  stato ritenuto responsabile di attacchi ai naufraghi.
Mi ascoltano in silenzio, mi sento di nuovo padrone della situazione. Mi permetto di dare la parola a uno studente di origini asiatiche, forse Filippino, che dalla seconda fila alza educatamente la mano.
Mio nonno  stato mangiato dagli squali. Viaggiava su un traghetto che  affondato, nel mare di Sulu.
Bingo! Cala il silenzio, e capisco che lo squalo ha perso in un attimo tutti i punti che stavo faticosamente cercando di fargli guadagnare, senza umanizzarlo troppo, senza dipingerlo come un bamboccione sorridente e vegetariano. Potrei rispondere che quando un traghetto affonda la superficie del mare si riempie di cadaveri, di cibo vario, e gli squali banchettano per
lo pi sui cadaveri, ma non me la sento di aggiungere altri particolari granguignoleschi. Certo che potevano avvisarmi... Questa volta mi viene in aiuto la bambina il cui zio aveva visto la murena: Ma allora lo squalo  cattivo se ha mangiato
il nonno di Abraham?
No, lo squalo non  cattivo:  un predatore, e se  molto grosso noi possiamo essere la sua preda, come possiamo esserlo per una tigre, per un coccodrillo. Andiamo avanti. Guardate questo animale: si chiama squalo di Port Jackson(19), pu essere lungo oltre un metro, ha una bocca piccola, mangia granchi e conchiglie. Direste che  cattivo? Con questo musetto da maialino? Se voi foste un granchio, probabilmente s. Se voi foste una lucertola, il gatto sarebbe uno degli animali pi cattivi del mondo. A proposito di gatto, questo squaletto, che vive
nei nostri mari, si chiama gattuccio(20).  innocuo, depone le uova attaccandole ad animali del fondo che si chiamano gorgonie, simili ai coralli.
La foto illuminata da dietro dell'uovo del gattuccio, che mostra la silhouette dell'embrione, permette allo squalo di recuperare qualche posizione nell'immaginario dei bambini. Anche lo spietato predatore  un bambino indifeso quando nasce. Vado avanti velocemente con la mia carrellata di specie di selaci, con le storie sulla pesca degli squali e sul barbaro taglio delle pinne, per concludere con le immagini di me in acqua libera con lo squalo bianco.
Alla fine della storia, lo vedete, uno squalo rimane un predatore, come il vostro gatto, o il vostro cane. Pensatelo simile al vostro gatto: vi fa le fusa, vi invita ad accarezzarlo, poi improvvisamente si stufa e vi massacra la mano a graffi. E vero o no? Il suo  il cervello di un predatore, chiss quali pensieri lo attraversano in quel momento.
Anche lo squalo  un predatore: se pu scegliere preferisce prede come pesci o foche, che per lui hanno la giusta composizione chimica, che gli piacciono e gli fanno bene, insomma. Eccezionalmente, se ha fame e non trova di meglio, a volte pu attaccare le persone. Questo succede poche volte all'anno in tutto il mondo, pochissime se pensate a tutta la gente che fa il bagno in mari dove ci sono squali. In compenso l'uomo sta sterminando questi animali, che se continuiamo a pescarli come stiamo facendo scompariranno da tutti i mari del mondo. I vostri figli potrebbero vivere in un mondo dove non esistono pi squali. Siamo sicuri di volere questo?
Ci sono domande?
Io non sarei tanto triste di sapere che non ci sono pi squali...
Ma insomma, alla fine lo squalo  buono o cattivo?
Il delfino  buono, vero?
Io una volta ho visto un film con uno squalo che da solo si mangiava dieci persone, poi alla fine lo fanno saltare in aria sparandogli con le bombole in bocca, e sono stato contento. Quello era uno squalo cattivo.
Ma la zuppa di pinne di squalo  buona?
Io una volta l'ho mangiata, fa un po' schifo.
Il mio pap dice che quando faccio il bagno dove l'acqua  blu devo stare attento, perch se arriva lo squalo mi mangia.
Ma scusa, in quella foto che hai fatto con lo squalo... come si chiama?
Bianco.
Con lo squalo bianco. Ma non  che lo squalo era drogato? La mia mamma dice che le tigri al circo sono drogate.
Scemo, non si dice drogato, si dice anestetizzato.
Maestra, Dennis mi ha detto scemo!
Ma tu sei quello che fa lo scienziato a Colorado, sai, la trasmissione dei comici in TV? Gli assomigli molto.
Sai, una volta il mio zio Ernesto ha visto una murena, che apriva la bocca tanto cos, e se lo voleva mangiare.
Ovviamente cerco di rispondere a tutti, e gli argomenti sono i soliti, ve li potete immaginare.
Me ne vado amareggiato. Ho sbagliato a citare i naufragi, e ne far tesoro per i prossimi incontri (questo era il primo, si replica con cadenza settimanale sempre davanti a una platea nuova), ma quello che emerge inesorabilmente dalla chiacchierata  che: i pregiudizi sono pi che mai vivi, la generazione post Spielberg vede il film in DVD e subisce i racconti dei genitori terrorizzati dallo squalo bianco pi finto della storia del cinema; lo squalo  cattivo in un mondo manicheo- disneyano che si divide in buoni e cattivi, dove puoi nascere rispettivamente delfino o squalo, senza toni grigi; tutto sommato alle nuove generazioni che una specie rischi l'estinzione non fa n caldo n freddo, e come se perdesse a un videogame, poi si rimette la moneta e si ricomincia dal primo livello. Come al solito gli unici che possono accettare lo squalo sono quelli che hanno fatto esperienze di subacquea, o che hanno i genitori subacquei e ne ascoltano i racconti. Punto e a capo.

Note.
16. Stiamo navigando su un mare strano / agitato da uno strano vento / Portando l'equipaggio pi strano / che abbia mai peccato.
17. Squalo punte bianche di reef (Trianodon obesus): squalo costiero tropicale.
18. Mako (Isurus oxyrinchus): grande squalo cosmopolita di acque aperte
19. Squalo di Port Jackson (Heterodontus spp.). nome comune attribuito ad alcune specie di piccoli squali costieri di acque temperato-fredde.
20. Gattuccio (Scyliorhinus canicula): piccolo squalo costiero del Mediterraneo e del vicino Atlantico.


In giro restavano sempre meno meraviglia & bellezza, via via che ogni pesce veniva issato nella rete.
Richard Flanagan, 2001, La vita sommersa di Gould

CAPITOLO NOVE.
6 MARZO.

Nuovo scenario: Il Marina Bay Sands Skypark, l'ultima follia architettonica di Singapore. Tre grattacieli gemelli uniti da una nave (per la verit un po' storta, vista da sotto mi fa pensare a una banana pi che a una nave) che poggia sui tetti. Tutto l'insieme ha un aspetto un po' stortignaccolo... sar il mio provincialismo che mi impedisce di apprezzare l'architettura moderna. Comunque l'avveniristico palazzo, magnifico nel suo genere,  sede di una conferenza internazionale sulla crisi mondiale della pesca, sponsorizzata da una grossa multinazionale che inscatola il tonno.
Mi viene alla mente, non so bene perch, Ponzio Pilato e il suo lavarsi le mani. Comunque devo ammettere che gli inscatolatori non hanno badato a spese. Il vostro umile narratore, qui nelle vesti di umile relatore, ha una stanza prenotata e prepagata nell'hotel Marina Bay che sembra una suite, con aria condizionata a diciassette gradi e piumino di oca della steppa sul letto. Al mio arrivo, ieri sera, come prima cosa appena entrato in camera ho regolato il termostato su ventisette gradi. La vista su Singapore era fantastica, nonostante il jet-lag mi sono buttato nel caos ordinato di Clark Quay rimpiangendo la lontananza di Amelia, che non mi ha potuto accompagnare per le solite scadenze che l'universit impone. Cena da solo al ristorante
Indiano, dahl e curry vegetariano annaffiati da birra Tiger gelata e a nanna presto, a ventisette gradi e senza piumino, ogni zona ha il suo clima e sono dell'opinione che sia giusto rispettarlo.
Ed eccomi alla conferenza. Il progetto Sharky ha voluto essere presente all'incontro, e ha inviato me con precise istruzioni per un approccio il pi possibile indiretto. La mia relazione, venti minuti pi il tempo per le domande, consiste nel commentare immagini video che scorrono alle mie spalle sullo schermo gigante. L'argomento  l'industria dello shark feeding, pretesto per parlare dei danni che la pesca agli squali provoca.
Iniziano le danze con immagini di shark feeding, selezionate con cura, rallentate e accompagnate da un flauto traverso, da suoni in qualche modo subacquei e rilassanti. Enormi squali tigre(21), infidi leucas(22), guizzanti longimanus(23), zannuti squali toro(24), emergono dal blu lentamente per prelevare con delicatezza il cibo offerto dalle mani del sub.  uno squalo nuovo quello che viene mostrato al pubblico, un gattino appena inquietante che si struscia per uno sgombro, per una manciata di sardine, che cerca il contatto con l'uomo. Uno squalo che fa simpatia. In effetti la cosa sembra funzionare, per quello che posso vedere al di l della luce abbagliante dei riflettori puntati su di me. L'auditorio  composto s da ricercatori ma anche e per la maggior parte da tecnici, ingegneri progettisti di scatole e di reti, funzionari dell'industria peschereccia mondiale, gente che di pesce vive e parla quotidianamente ma che non ha la pi pallida idea di come si svolga la vita sotto il diaframma che divide il mondo in due parti distinte. Gente per cui tonni e sardine sono numeri senza vita, seguono attenti, rapiti da questo che  per molti un piacevole intermezzo tra
noiose relazioni fatte esclusivamente di freddi grafici, ma forse anche una finestra di consapevolezza sul mondo degli oceani. Almeno, questo vorrebbe essere.
Lo shark feeding  una nuova industria, nata con il turismo. L'offerta di cibo agli squali, iniziata come squallida esibizione di machismo in cui moderni domatori subacquei mettevano a repentaglio tutte le possibili appendici eccitando gli animali in un vortice di adrenalina e testosterone, negli anni si  evoluta. A poco a poco la quantit di cibo offerto si  ridotta, spesso l'esca resta chiusa in un colapasta che ne fa uscire solo l'odore, e i predatori si avvicinano interagendo con gli umani, rendendosi visibili, fotografabili, posando per immagini sempre pi intime.
Nutrire dei predatori, o anche attrarli con la semplice promessa del cibo, significa intervenire sul comportamento di grossi animali che stanno ai vertici della catena alimentare. Da un punto di vista ecologico un intervento di questo tipo sarebbe da condannare senza appello, almeno in un mondo perfetto. Ma...  il nostro mondo?
L'alternativa  presentata subito: la musica cambia, timpani e contrabbasso la rendono cupa, simile a un tuono, una tromba squarcia la quiete, urlo nel silenzio. Il nostro  un mondo in cui quattrocento-cinquecentomila squali ogni giorno vengono pescati, per lo pi come by-catch, come cattura accidentale. Intercettati da reti derivanti(25) lunghe chilometri che cercano di pescare i pochi tonni rimasti, intrappolati dalle reti da circuizione(26) di un peschereccio che utilizza i sistemi tecnologicamente pi avanzati per localizzare i banchi di scombridi(27), inesorabilmente immobilizzati dall'amo di un
palamito galleggiante(28), barbaramente privati delle pinne e rigettati ad agonizzare in mare. Le immagini supportano le mie parole, mostrando una verdesca ridotta a un sanguinante siluro che sprofonda, il peduncolo caudale che sgambetta in modo ridicolo reso inutile dall'amputazione delle grandi pinne, cade sul fondo respirando affannosamente mentre la telecamera stringe in close-up sul dettaglio dell'occhio dilatato in un nero terrore.
Silenzio. Ripartono immagini di shark feeding.
In un mondo perfetto, in cui gli squali fossero protetti come una risorsa dell'umanit, come una componente preziosa della biodiversit del pianeta, almeno come sono protetti i cetacei (cio in modo ancora imperfetto e non accettato da tutti i paesi), lo shark-feeding sarebbe un gioco ingiustificabile dal punto di vista dell'ecologo.
Ma non scordiamoci che viviamo in un mondo in cui la pesca agli squali continua e anzi  aumentata negli ultimi anni, soprattutto per soddisfare la domanda crescente di pinne dai mercati asiatici. Ogni giorno in Cina si spendono sedici milioni di dollari in zuppa di pinne di squalo. Dall'altra parte, grazie allo shark-feeding, anche lo squalo vivo inizia ad avere un valore. Un paese come le Fiji registra nella sua economia entrate pari a quarantadue milioni di dollari americani ogni anno provenienti dall'immersione con gli squali. Alle Bahamas il turismo con gli squali porta settantotto milioni di dollari l'anno. Un recente studio promosso dall'Australian Institute of Marine Sciences evidenzia che un singolo individuo di squalo di reef porta alla repubblica di Palau, Micronesia, attraverso l'industria del turismo, un'entrata quantificabile in
centosettantanovemila dollari l'anno, circa uno virgola nove milioni di dollari in tutta la sua vita. Per contro, l'uccisione di uno squalo porterebbe al paese un reddito complessivo di soli centootto dollari.
Insomma, nell'ottica dell'economia di molti paesi costieri, dall'Asia all'Oceania, dall'Africa all'America Latina, lo squalo vivo vale pi di uno squalo morto. In ultima analisi, proprio l'ecoturismo basato sugli squali, l'immersione con gli squali, si sta rivelando l'argomento pi valido tra tutti quelli escogitati per fermare o almeno rallentare il massacro.
Ho finito. Il pubblico mi ha seguito con attenzione, ha goduto le immagini girate e montate con professionalit e maestria, ma adesso un silenzio tombale grava sul grande auditorium. Per molti le immagini degli squali vivi e le mie considerazioni sul valore economico dello squalo vivo sono state evidentemente una novit assoluta, un'apertura su un mondo totalmente ignoto. Intervallo finito,  tempo di tornare al mondo reale, quello fatto di scatolette, di fibra di nylon con cui costruire le reti, di resistenza alla pressione (per le prime) o alla trazione (per le seconde), di cifre che esprimono il ricavato dalla pesca agli squali e mai il ridursi delle loro popolazioni, di numeri, numeri, numeri che riguardano sempre in qualche modo il triste accumulo di cadaveri. Ma un giorno l'oceano si ribeller a questo sfruttamento, e si disfer del parassita che gli sta succhiando il sangue (l'uomo). Questo non lo dico ad alta voce, ma lo penso fortissimo, cos forte che forse qualcuno lo potrebbe sentire.
Prima che il silenzio diventi imbarazzante (non imbarazzato) un paio di ricercatori mi rivolgono domande di circostanza, che non aggiungono niente al contenuto.
Ringrazio, mi allontano, riaccendo il telefono portatile e vedo una chiamata persa: Corto. Richiamo il suo numero, automaticamente. Suona a vuoto. Come al solito avr dimenticato il telefono da qualche parte.
Dopo l'incontro in ospedale ci siamo rivisti spesso,  tornato a casa e sta meglio, ha recuperato il trauma della chemioterapia, si  anche irrobustito, ha ricominciato a frequentare l'istituto, insomma, ha ripreso la sua vita. Abbiamo parlato molto, non mi ha pi accennato al progetto di Malta e ai pesci volanti. Non  mai stata abitudine di Corto tornare su un argomento, mi aveva detto tutto quello che dovevo sapere, che a lui faceva piacere che io sapessi.
Adesso mi ha cercato, forse per chiedermi come  andata la relazione, e come al solito ha sbagliato orario, chiamandomi durante. Per me la relazione era alle quattro del pomeriggio, che in Italia corrispondevano alle nove del mattino.
Chiamo Amelia, le racconto della relazione e delle reazioni della platea.
Ah, un'ultima cosa: durante la relazione mi ha cercato Corto, ovviamente avevo il telefono spento,  per caso l in istituto?
Strano che tu ti sia ricordato di spegnere il telefono... No, non l'ho visto stamattina, nemmeno ieri  venuto. Stai tranquillo, lo cerco io e gli dico che hai chiamato. Un bacio, torna presto.
Parto domani notte, ci vediamo dopodomani. Bacio.

Note.
21. Squalo tigre (Galeocerdo cuvier).
22. Carcharhinus leucas, noto anche come squalo zambesi.
23. Carcharhinus longimanus, detto squalo dalle punte bianche oceanico.
24. Squalo toro (Odontaspis taurus): questo e i precedenti sono tutti squali di taglia grossa, sovente utilizzati nello shark feeding.
25. Rete derivante: strumento da pesca, barriera di rete lunga anche chilometri lasciata andare alla deriva, intercetta specie pelagiche.
26. Rete da circuizione: strumento da pesca, rete con cui un banco di pesci viene circondato e chiuso per essere issato a bordo.
27. Scombridi: famiglia di pesci ossei pelagici, ottimi nuotatori, di cui fanno parte tonni e sgombri.
28. Palamito galleggiante: strumento costituito da una lunga lenza con inseriti ad intervalli regolari spezzoni di lenza pi sottile portanti ognuno un amo.


[...] si era inerpicata poi per scoscese montagne, aveva sgusciato attraverso gole minacciose per sfociare poi in interminabili ondulazioni di un solo colore, deserte come la disperazione.
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, 1958, Il Gattopardo

CAPITOLO DIECI.
6 MARZO.

Gli ultimi tempi per te sono stati un continuo nuotare, lento e monotono, quasi sempre in profondit, in un mare tiepido e scuro. Non hai sentito la fame, una volta hai seguito un grande tonno quasi per la forza dell'abitudine ma hai subito desistito dal cacciarlo. Stranamente, nonostante il digiuno, il tuo ventre pesa sempre di pi, i tuoi fianchi si sono allargati, te lo segnala anche la maggior resistenza che incontri.
Per qualche giorno hai vagato su una piattaforma sommersa a circa duecento metri di profondit, orizzontale, monotona, rotta solo da qualche rilievo vulcanico che si proietta verso l'alto. In alto, dove il tuo udito avvertiva la presenza di pesci, anche grossi, e di molte barche a motore. Questo ti ha spinto a rimanere in profondit, ti sentivi pi preoccupata del solito di incontrare barche e i loro occupanti, stranamente timorosa, quasi come se la tua potenza ti stesse abbandonando. Hai preferito mantenerti vicina al fondo, protetta.
Eppure adesso questo paesaggio monotono, quasi desertico, ti fa sentire in pace con te stessa. L'odore delle acque ti comunica che non devi procedere oltre, che sei arrivata alla fine del viaggio. Un misterioso imprinting che avevi subito alla nascita, avvenuta proprio tra queste gole sommerse, ti ha spinto a ricercare lo stesso posto in questo momento particolare della tua vita.
Se tu possedessi carte nautiche e sapessi leggerle sapresti che ti stai muovendo nel canale di Sicilia, sulla piattaforma continentale Africana. Hai nuotato verso est tra Pantelleria e Linosa, e adesso ti stai inabissando nel sistema di gole che unisce Pantelleria a Malta. Nuoti in direzione est-sudest verso Gozo, a quasi quattrocento metri di profondit. Sei a casa.
Col rilassamento della fine del viaggio, si fa strada un'altra sensazione, improvvisa. Devi divincolarti, e spingere
contraendo la muscolatura di entrambi i lati dell'addome, devi espellere da te il peso che ti ingombra. Guizzi, inarchi il dorso, abbassi le pinne pettorali, alzi la caudale. Se qualcuno ti vedesse potrebbe pensare a un comportamento aggressivo. La contrazione violenta ha fatto uscire qualcosa dalla tua apertura cloacale, gi dilatata. Spingi ancora ed espelli completamente il corpo estraneo. E stato facile, una sensazione di benessere si irradia dalla cloaca e dal basso ventre invadendo tutto il corpo. Sei di nuovo potente, una dea del mare. Aumenti la velocit dei battiti caudali e l'inclinazione delle pinne pettorali, per muoverti verso l'alto, verso la superficie.
Non ti sei nemmeno voltata per vedere cosa avevi espulso da te. Se lo avessi fatto, avresti visto uno squaletto lungo centoquaranta centimetri, partorito violentemente con la coda per prima e la testa per ultima, srotolare le pinne ancora morbide avvolte attorno al corpo, scrollare il dorso, scuotersi, contrarre i muscoli laterali del corpo. La prima contrazione, contemporanea dai due lati, ha il solo effetto di accorciare la sua sagoma e accelerare la caduta verso il basso. Alla seconda  gi padrone del meccanismo: contrazione a destra e rilassamento a sinistra, poi contrazione a sinistra e rilassamento a destra. Le pinne pettorali trovano la posizione corretta, il corpo si distende in orizzontale e avanza.
Ti allontani verso la superficie completamente priva di istinti materni, ma con la vaga sensazione di aver fatto un buon lavoro. Il tuo piccolo  insolitamente robusto. La tua specie si riproduce mediante viviparit aplacentale, vale a dire che i piccoli si sviluppano nell'utero e ne escono gi formati e autosufficienti. Non li nutri attraverso una placenta, ma si nutrono da soli prima usando sostanze di riserva individuali e poi mediante cannibalismo uterino (vale a dire che si mangiano tra di loro nell'utero materno, i pi forti eliminano i pi deboli). In questo caso un piccolo solo  arrivato a completare lo sviluppo, quindi ha potuto irrobustirsi a spese dei fratelli mai nati.
Mentre risali verso la superficie, e inizi a sentire nuovamente lo stimolo dell'appetito, il tuo piccolo, inconsapevolmente, inizia a nuotare nella stessa direzione, solo mantenendosi in profondit, all'ombra delle pareti scoscese e brulle del canyon sottomarino, in un ambiente in qualche modo protettivo, lontano dal rumore dei pesci e delle barche che si muovono centinaia di metri pi in alto.


Bar...cabar...abar...a...
Stefano D'Arrigo, 19/5, Horcynus orca

CAPITOLO UNDICI.
7 MARZO.

 l'ultimo giorno del congresso, metto in tasca il pass che mi permetterebbe di assistere. Ho dato un'occhiata al programma, e non ho voglia di stare al buio ad ascoltare storie di conservazione del pesce (inteso come alimento), di celle frigorifere, di reti, lenze e relativi numeri. Sono un ecologo, studio gli animali nel loro ambiente. Per me la parola conservazione ha un significato diverso: conservazione dell'ambiente, delle specie, di animali vivi.
Il mio compito si  esaurito ieri. Il programma odierno prevede: fermata alla coloratissima Chinatown, dove comperare il t (ottimo) e qualche regalino, poi cercare una ditta (di cui ho l'indirizzo) che si occupa di recuperare i dati dagli hard disk danneggiati. Ho portato con me un vecchio hard disk esterno che contiene delle foto di cui non avevo altre copie. In Italia hanno escluso di poterle recuperare, ma siccome conosco l'abilit dei tecnici singaporesi ho deciso che vale la pena di fare un ultimo tentativo. In serata trasferimento all'aeroporto e partenza.
Immersione tra colori, suoni e odori particolarissimi. Singapore, citt ultramoderna, ha un aspetto generale un poco di plastica, tutto sembra organizzato in una grande
Disneyland che racchiude al suo interno alcuni angoli di autentica umanit, da cercare e portare alla luce con pazienza.
Esco dalla farmacia di Chinatown con il mio ottimo t verde. Non senza un certo rammarico ho notato che dietro il bancone, nella vetrina, fanno mostra di loro grandi confezioni di pinne di squalo essiccate, tra oloturie, mostruosi molluschi secchi e altri rimedi naturali dal mare contro tutte le malattie possibili. Uscendo in strada non posso fare a meno di notare due strane figure, due asiatici che sembrano sputati fuori da una squallida spy-story di serie B: tarchiati, spalle quadrate, capelli cortissimi, vestiti uguali con camicia bianca, completo nero, cravatta nera sottile, occhiali neri. Passando vicino a loro, in bermuda e sandali leggeri, provo una certa compassione. Sulle prime non do peso all'incontro, e proseguo verso la metropolitana: sembra normale nell'atmosfera da Disneyland, al prossimo angolo di strada potrei vedere i sette nani.
Dopo un cambio, sul treno diretto in periferia i passeggeri non sono molti. Sono seduto nel vagone di testa assieme a tre passeggeri. Non so che fare, allora osservo i miei compagni di viaggio. Un vecchio cinese con i capelli grigi lunghi legati da un elastico dietro la testa e un misero pizzetto di peli radi fatti crescere a una lunghezza incredibile, una donna indiana elegante nella semplicit di un sari coloratissimo, un diciottenne cinese brufoloso con sguardo perso nel vuoto che compone freneticamente SMS su un cellulare mentre vistose cuffie sparano direttamente nel suo cervello musica di plastica, di cui segue il ritmo alzando e abbassando il sopracciglio. Il vecchio e il giovane tossicchiano a intervalli quasi regolari, i bronchi minati dalla terribile aria condizionata onnipresente a Singapore.
Mancano quattro fermate alla mia. A un tratto, provenienti dal vagone posteriore, entrano nel mio e si siedono all'estremit opposta a me i due men in black, gli uomini in nero che avevo notato alla Chinatown. La ragione mi dice che  il caso che li ha messi sul mio treno, nel mio stesso vagone, in fondo Singapore  piccola, andranno anche loro in periferia, con il loro vestito da Blues Brothers. Anche io se avessi avuto un completo nero in valigia potevo metterlo oggi, no? Il mio istinto di ragno mi dice solo: "scappa". Sintetico ma efficace.
Terzultima fermata: la donna e il vecchio scendono, assieme. Bello scherzo, rimango solo con due killer di qualche mafia orientale e un ragazzo decerebrato. Se adesso i due estraessero un fucile a canne mozze e mi facessero esplodere la testa sparpagliandone i pezzetti sulle finestre del vagone e dietro i sedili, il giovane probabilmente non se ne accorgerebbe nemmeno, assorbito com' da qualche gruppo pop dal nome impronunciabile. Mentre la ragione cerca di calmarmi, l'altoparlante annuncia la fermata successiva e il giovane, meccanicamente, si alza tossicchiando e si dispone davanti alle porte scorrevoli.
Metto a tacere il cervello, che ho sempre considerato un organo sopravvalutato, e decido di dare completa autonomia alle ghiandole surrenali: l'adrenalina prodotta in quantit industriali si diffonde nel mio organismo preparandolo alla fuga dal predatore. Mi trattengo seduto a fatica mentre le porte si aprono e il ragazzo scende, poi quando sento la voce metallica che sillaba l'annuncio di chiusura porte, "Doors clo- sing", scatto e mi infilo verso l'esterno. Atterro sulla piattaforma con rumore di sandali, un funzionario della
MRT(29) in divisa mi guarda con sospetto, gli lancio uno sguardo alzando le sopracciglia che vuol dire "stavo per perdere la fermata", accompagnato da un gesto di arrendevolezza che invita alla comprensione, mani allargate e palmi rivolti verso l'alto. L'adrenalina mi apre la mente, amplia le mie percezioni e mi fa realizzare due cose contemporaneamente: la prima  che ho lasciato sul treno il sacchetto con il t, la seconda, peggiore, che i due killer sono scesi anche loro, all'estremit opposta del vagone.
Mi accodo al funzionario in divisa, non oseranno spararmi in sua presenza, salgo sulla scala mobile con lui e attacco discorso mostrandogli il foglietto dove ho scritto l'indirizzo
della ditta che recupera i dati e chiedendogli informazioni per arrivarci. Mi risponde che avrei fatto meglio a scendere alla prossima fermata (lo so), comunque ci arrivo anche da qui, all'uscita devo girare a destra e poi proseguire sempre dritto. Quando la scala mobile sta per arrivare, scatto in avanti e raggiungo l'uscita di corsa, simulando una fretta improvvisa.
Un colpo di fortuna, fuori dall'uscita la strada  affollata, genitori e bambini piccoli,  il momento dell'uscita da scuola. Slalomeggio tra i piccoli, mi butto sulla destra e mi appiattisco dietro il primo angolo sperando che gli energumeni non mi abbiano visto.
Sto sperimentando la bruttissima sensazione della preda, e non mi ci trovo bene, non  questo il mio ruolo. Come direbbe Sergio, non ci siamo pi abituati. Comunque siamo in ballo, bisogna ballare! Eccomi calato nel ruolo della sardina, e sono pure da solo, non ho i compagni in mezzo a cui confondermi. Sono cinquanta centimetri buoni pi alto di tutti quelli che mi stanno attorno, visibilissimo tra mamme e bambini Singaporesi.
Cautamente mi sporgo da dietro l'angolo: nessuno in vista, anche la folla temporanea si sta diradando.
Ragioniamo: potrei tornare nella stazione del metro, ma i killer potrebbero essersi nascosti l. L'alternativa  allontanarsi in fretta, seguendo la direzione indicatami dal funzionario. Se raggiungo la stazione successiva del metro, che non dovrebbe essere molto lontana, posso saltare su un altro treno e sparire.
Detto fatto mi metto a camminare di buona lena, sotto il sole cocente, con un'umidit relativa vicina al cento percento. Sudo come un orso polare ai tropici, ma continuo. Il paesaggio attorno a me  facile da descrivere: capannoni industriali, interminabili tratti di marciapiede nudo e soleggiato tra un cancello e il successivo. Nessuno in giro (e chi sarebbe cos pazzo?). Se i killer ricompaiono ed estraggono il fucile a canne mozze, addio Gabriele!  incredibile, a Singapore, il contrasto che esiste tra la sensazione di luminosa e artificiale sicurezza delle vetrine del centro, e questi paesaggi industriali suburbani, lo scenario ideale per far sparire qualcuno.
Sono arrivato all'altezza di una cancellata con insegna che dice "Cheng Bro's Dried Fish Products(30), quando circa cinquanta metri davanti a me sbuca da dietro un altro capannone una delle due sagome nerovestite. Si porta verso il centro dell'incrocio guardando nella direzione opposta. Forse non mi ha visto? Mi lancio oltre il cancello aperto aggrappato a questa speranza. Sono in un cortile, circondato da mura alte, dove degli operai malesi trasportano a spalle grandi sacchi decorati da rossi ideogrammi da un capannone verso un camion. Allo sguardo interrogativo di uno di loro rispondo borbottando: I'm lookingfor mr. Cheng. (sto cercando mr. Cheng)
E senza aspettare la risposta mi infilo nel capannone. Un enorme spazio praticamente vuoto, con grandi sacchi, un forte odore di pesce secco, simile a quello del mangime dei pesci rossi (spero che i sacchi non contengano pinne di squalo). Nell'angolo vicino alla porta di ingresso, seminascosto da una pila puzzolente di scatoloni di polistirolo, un tavolino pieghevole con la debole luce di una lampada di plastica azzurra appoggiata sopra una pila di documenti di viaggio. Il vecchio cinese che li sta esaminando con cura uno per uno si alza, e mi biascica qualcosa che non capisco. Forse parla in Singlish, il dialetto di Singapore nato da una contaminazione dell'inglese con parole di origine malese, tamil e cinese, o forse pi semplicemente parla inglese ma la cantilena orientale mi impedisce di comprendere le parole. Rispondo con la massima educazione che le circostanze permettono ma continuando a esplorare l'ambiente alla ricerca frenetica di una via di fuga: Sorry, Sir, I am in a hurry, somebody is chasing me. (spiacente signore, ho fretta, sono inseguito).
So benissimo che non capisce, infatti gesticola con i pugni stretti e dice qualcosa che non capisco ma che vuol dire "esci subito da casa mia". Ma ho individuato pi avanti una porticina chiusa sulla parte opposta del capannone, mi ci precipito di corsa, provo la maniglia e si apre! Mi ritrovo su uno stretto vicolo quasi deserto se non fosse per la sagoma inconfondibile di un taxi che si sta avvicinando. Lo fermo gesticolando, salgo sulla macchina e dopo aver respirato a fondo con il diaframma per rilassarmi dico: Marina Bay.
Poi mi allungo per quanto posso sul sedile posteriore del taxi. Un ultimo sguardo alla porticina secondaria, che mr. Cheng ha richiuso dopo il mio passaggio probabilmente imprecando in cinese. Seminati!
Ripenso all'accaduto. Evidentemente a qualcuno non  andato bene il mio intervento di ieri, forse volevano solo spaventarmi, in fondo se avessero voluto uccidermi potevano farlo sul metro anche davanti al ragazzo (ma i vagoni della MRT sicuramente sono pieni di telecamere). Forse, comunque non torner indietro per averne la controprova. Torner in hotel a fare le valigie di corsa e mi far portare all'aeroporto, che  uno dei posti pi affollati della terra, e aspetter il mio volo al sicuro seduto di fianco a un poliziotto in divisa.
Il mio pensiero va ad Amelia. Per fortuna non  venuta! Penso se raccontarle tutto o farlo dopo il mio arrivo. Da un lato sarebbe meglio informare qualcuno di cui mi posso fidare nel caso in cui incontrassi di nuovo i killer, ma d'altro canto preferirei non allarmarla inutilmente, magari volevano solo spaventarmi (continuo a ripetermi questo refrain rassicurante fino quasi a convincermi). Guardo meccanicamente l'ora per calcolare se sia gi sveglia in base al fuso orario italiano, quando il telefono suona, e sul display si compone il nome del chiamante: Amelia.
Ehi, pronto. Stavo per chiamarti.
Sapete che non amo le frasi fatte. "Una voce rotta dal pianto" lo , ma  anche l'unico modo efficace per descrivere quello che sento. Amelia singhiozza a dirotto, e intanto parla, mi dice parole che non capisco assolutamente, confuse, rotte dal pianto e dal satellite. Possibile che sappia gi dei killer? No, non  materialmente possibile. Allora  successo qualcosa, ma cosa?
Amelia, non ho capito niente. Cosa  successo, stai bene?
...E ha preso la barha... la barha...
La barha? La barca. Amelia ha una magnifica parlata toscana. Di solito quando parla in pubblico, con dei non toscani, non aspira tutte le c e la sua pronuncia rotonda  affascinante, la ascolterei per ore. Ma quando parla in famiglia, o quando  eccitata (questo  il caso) la sua toscanit viene fuori di prepotenza. La barca? Comincio a capire qualcosa.
Amelia, abbi pazienza, con la distanza si sente male, sono in taxi. Di chi stai parlando?
Di Horto! Di Corto. Ha guidato fino a Sirahusa con il boston whaler sul harrello. Poi si  messo in mare, tutto da solo. Stamattina la guardia hostiera di Malta ha telefonato a Sergio, hanno trovato la barha vuota. In mezzo al mare, col serbatoio hompletamente vuoto, e nessuno attorno. Horto ...  morto! [singhiozzi]
Rimango senza parole, allungato in modo scomposto sul sedile posteriore di un taxi fermo nel traffico, sotto un cielo piovigginoso verde-cavolo, come direbbe Rimbaud. Tutto intorno a me sembra piangere, solo i miei occhi faticano a far sgorgare le lacrime. Sapevo che doveva succedere, Corto mi aveva anche raccontato come, comunque quando certe cose succedono  come se qualcosa dentro di te si spezzasse. E come se avessero amputato una parte del mio corpo, e il pensiero che Corto era comunque condannato e che in fondo ha cercato e trovato la morte che desiderava non mitiga il dolore.
Ovviamente nessun accenno con Amelia all'incontro con i killer mafiosi. Non voglio turbarla oltre, e poi improvvisamente quello che mi  successo mi pare che non abbia pi nessuna importanza.
All'aeroporto apro il laptop e scarico la e-mail. Assaporo il momento in cui apro il messaggio, sono le sue ultime parole. Noto che  stato spedito oggi alle 7 AM ora italiana: evidentemente ha scritto un messaggio impostandolo con partenza ritardata e ha lasciato il computer acceso a casa. Voleva essere sicuro che nessuno potesse inseguirlo.
3 marzo (quando scrivo).
Ciao Gabriele.
Sono stato dal dr. Franzone, mi ha detto che il tumore si sta riformando e che dovrei fare un altro ciclo di chemioterapia, che probabilmente servirebbe solo a prolungare l'agonia. So come la pensi e so che probabilmente faresti lo stesso, quindi stai zitto. Parto per Malta, il mare  piatto e le previsioni dicono bonaccia, guider la macchina fino a Siracusa e poi proseguir col Boston.
Riguardati, stai attento agli orientali. Timeo Danaos et dona ferentes(31) scriveva Virgilio, lui parlava dei Greci ma la cosa si applica a tutti i levantini Non ti fidare mai.
Non ti chiedo scusa, tu non me lo chiederesti e so che mi capisci. Io non ce la faccio a proseguire, scendo qui.
Abbraccia forte Amelia per me e chiedile scusa... a lei sento di doverlo.
Ciao
Corto

Note.
29. Sigla della Metropolitana Singaporese.
30. Prodotti a base di pesce essiccato dei fratelli Cheng.
31. Temo i Greci anche quando portano doni.


[...] ma Scilla  atroce Mostro, e sino a un dio, che a lei si fesse, Non mirerebbe in lei senza ribrezzo.
Omero, VIII secolo a.C., Odissea

CAPITOLO DODICI.
17 MARZO.

Sei arrivata vicino alla costa, la avverti alla tua destra mentre ti muovi verso nord. Forti correnti profonde ti hanno sospinta. Le hai seguite, non avevi ancora incontrato correnti tanto forti nell'ultima parte del tuo viaggio. Continui a muoverti di preferenza vicina al fondo, pi tranquillo, ma in questo caso corrente e profilo del fondo ti hanno riportata vicino alla superficie che vedi nell'acqua limpidissima. Le rocce attorno a te sono coperte di vita, tappezzate di gorgonie(32) e di ascidie(33) in bouquet traslucidi. La corrente, improvvisamente come si era formata, si smorza. Esplori la zona, muovendoti tra alte rocce, quando un rumore nuovo attira la tua attenzione: due grossi animali hanno lasciato la superficie vicino alla spiaggia e scendono lenti, nuotano piuttosto goffamente e a intervalli regolari emettono un suono gorgogliante, forte, pauroso. La curiosit  forte, ti spinge a ridurre la distanza, a cercare con lo sguardo la sorgente del rumore, che la curvatura del fondo e le molte rocce ancora ti nascondono.
La corrente ti porta il loro odore, forte e acre. Un misto di urea e di grasso, ma come coperto e nascosto da un olezzo che non conosci, decisamente nauseante. La tua memoria cerca di dare un nome a rumori e a una puzza che non ricordi di avere sentito durante i molti anni trascorsi lungo le coste occidentali africane.
A una trentina di metri da te, da dietro le rocce, vedi due colonne di turbolenza salire parallele verso la superficie, accompagnate da un fragore. Spaventata viri verso il largo e prudentemente ti porti pi in profondit, ma non ti allontani, ti porti semplicemente in un ambiente pi aperto che ti lascia pi spazio per manovrare. Sei a sessanta metri di profondit vicino alla parete quando senti il rumore farsi pi forte, come se non ci fossero pi ostacoli tra te e la fonte. Rivolgi lo sguardo verso l'alto e sopra di te, in silhouette scura contro la luminosit della superficie, vedi cosa generava il suono e l'odore misteriosi.
Due di quegli strani esseri con quattro appendici lunghe, spigolose e ossute si sono affacciati sullo strapiombo, una trentina di metri pi in alto, e si muovono vicinissimi alla parete. Hai gi visto esseri come questi, anche di recente, ma sempre sguazzare in superficie, scalciando goffamente con le appendici inferiori. E la prima volta che li vedi nel tuo ambiente, in profondit con addosso qualcosa che ne camuffa in modo strano l'odore. Si muovono e, sebbene scoordinati, sembrano a loro agio tra le rocce del fondo, emettono a intervalli regolari il terribile rumore e la mostruosa colonna turbolenta che si alza verso la superficie.
A intervalli meno regolari, strani oggetti cilindrici che gli esseri portano con loro, davanti agli occhi, emettono lampi di luce intensa.
La paura  tanta, ma quelli della tua specie sono curiosi. I due esseri si sono separati, adesso ne puoi vedere uno solo perch il secondo si  nuovamente infilato tra le rocce, pi lontano, sai dove perch continui a vedere la colonna di bolle che produce. Lentamente risali e ti avvicini da sotto al pi vicino. Adesso percepisci il campo elettrico del suo movimento muscolare, ma la tua sensibilit  confusa da un altro campo elettrico, pi forte, che circonda i due tubi che emettono i lampi.
Sei a due metri di distanza, perfettamente silenziosa in confronto ai rumori osceni prodotti dall'essere mostruoso, quando questo ruota il capo e ti inquadra con un grande occhio frontale, che ne contiene due pi piccoli e neri. Gli occhietti neri diventano rotondi, e un suono gutturale esce dalla cassetta di metallo che si trova immediatamente pi in basso assieme a una colonna di turbolenza improvvisa e spaventosa. L'alieno adesso sembra aggressivo. Ti immobilizzi per una frazione di secondo mentre lui muove verso di te una cassetta con un grande occhio centrale collegato ai due tubi lampeggianti.
Il lampo ti acceca per un attimo. Non te lo aspettavi, entrambi i tuoi occhi stavano guardando verso i tubi e hanno ricevuto sulla retina la massima intensit luminosa. Istintivamente, la vista disturbata da cerchi colorati, ti giri e ti lasci sprofondare, acceleri con un colpo di coda e fuggi, percependo ancora dietro di te un nuovo lampo. In pochi secondi sei a cento metri di profondit, l'oscurit ti aiuta a recuperare la funzione visiva. Una brutta avventura, ma ti sei lasciata alle spalle l'alieno e adesso puoi calmarti. Nessuno ti insegue.

Note.
32. Animali marini che vivono fissi al fondo formando colonie arborescenti.
33. Animali marini dallanatomia semplice che vivono fissi al fondo, filtrando lacqua internamente.


Cosa mortal credi tu Scilla? Eterno Credila, e duro, e faticoso, e immenso Male, e inespugnabile, da cui Schermo non hawi, e cui fuggir fia il meglio
Omero, VIII secolo a.C., Odissea

CAPITOLO TREDICI.
18 MARZO.

Dal Corriere dello Stretto.
Faccia a faccia col mostro.
Scilla (RC).
Una brutta avventura, per fortuna conclusa senza feriti,  stata vissuta ieri da due fotografi subacquei calabresi, che si erano immersi dalla spiaggia di Scilla con lo scopo di fotografare le bellezze sommerse del nostro mare. Simone Greco e Pasquale Macr avevano da poco lasciato la spiaggia nell'orario in cui le correnti di marea si smorzano permettendo l'immersione subacquea, armati solo di respiratore a ossigeno e di macchina fotografica, e stavano fotografando a 35 metri di profondit, quando improvvisamente il Greco veniva attaccato da uno squalo bianco di 7 metri di lunghezza. Solo l'esperienza e la prontezza di spirito permettevano all'esperto sommozzatore, che vanta oltre duemila immersioni nel suo curriculum, di reagire all'attacco e di allontanare il mostro brandendo davanti a lui la fotocamera e scattando anche la magnifica foto che possiamo vedere a corredo di questo articolo.
Diamo la parola a Simone Greco per sentire direttamente raccontata dalla sua voce la brutta avventura vissuta nel corso di una drammatica intervista rilasciata al nostro inviato poche ore dopo il fatto.
Greco: Ero in immersione a Scilla con il mio amico Pasquale Macr, siamo esperti fotografi e non tralasciamo di immergerci in una delle localit pi belle e rinomate del Mediterraneo ogni volta che il tempo e gli impegni di lavoro ce lo permettano. Entrambi possediamo un apparecchio reflex, scafandrato in una custodia di alluminio e corredato di due flash esterni. Ero a 30 metri, Pasquale era un poco distante ma ci teniamo sempre sotto controllo, avevo localizzato una bella murena e aspettavo che si mettesse in posa, quando... non saprei, ha presente la sensazione di essere osservato? Forse ho visto un'ombra con la coda dell'occhio. Mi giro e mi trovo faccia a faccia con uno squalo enorme. Mi sono sentito il cuore in gola, ho mosso verso il suo muso la macchina fotografica, l'unica cosa che avevo in mano, e d'istinto ho scattato due foto, in sequenza. Credo che il mio movimento e il lampo dei flash lo abbiano spaventato, perch in pochi istanti era sparito nel blu.
Intervistatore: E cosa avete fatto dopo?
Greco: Ho cercato Pasquale e siamo risaliti. Gli ho fatto vedere la foto dello squalo nello schermo LCD, ha spalancato gli occhi e un attimo dopo eravamo a riva!
Intervistatore: Le era mai capitato un episodio simile?
Greco: Macch! In trent'anni che mi immergo in tutti i mari del mondo non ho mai avuto uno squalo bianco cos vicino.
Lo squalo  un esemplare di sesso femminile (come si evince dalle foto), lunghezza stimata sui 7 metri, e presenta sulla pinna dorsale una cicatrice a forma di S, retaggio probabile di passate battaglie con altri mostri degli abissi. In onore della localit dove  stato fotografato, lo squalo femmina  stato immediatamente battezzato col nome Omerico di Scilla.
Dalla pagina Facebook di Simone Greco
Ringrazio tutti gli amici per gli attestati di stima, la fotografia di Scilla  uscita bene per pura fortuna, avevo montato sulla mia reflex un obiettivo fish-eye, con un grande angolo di campo, e ho potuto facilmente scattare due foto senza guardare nel mirino ma brandeggiando la macchina fotografica davanti a me. Contemporaneamente ero preparato a usarla come arma per colpirlo sul muso in caso mi avesse attaccato. Nella seconda foto si vede bene la parte inferiore dello squalo con l'organo genitale e si capisce chiaramente che si tratta di una femmina(34).
Siccome gli articoli comparsi prima sul Corriere dello Stretto e poi ripresi da tutta la stampa nazionale riportano alcune imprecisioni, e ritengo che le mie dichiarazioni siano state travisate, vorrei dire ai miei amici due cose.
Primo, non ero in immersione a 35 metri in ossigeno, ma in aria. Non son matto, questo  il solito errore di chi non ha mai messo il naso sott'acqua. L'ossigeno puro sarebbe tossico a 35 metri, lo so bene.
Secondo, la lunghezza di 7 metri per lo squalo  probabilmente esagerata. Non sono bravo a valutare le dimensioni dei pesci, e in quel momento avevo altro a cui pensare, ma penso che 5 metri, la stima che ho riferito ai giornalisti, sia pi vicino alla realt. Che lo squalo fosse lungo 7 metri l'ho letto anche io sui giornali, ma siccome l'unico testimone sono io, fidatevi...
Infine ci tengo molto a precisare una cosa: non ho mai detto di essere stato attaccato, mi sono trovato vicino, ma veramente vicino, un animale molto grosso, sul momento ho perso dieci anni di vita ma ripensandoci non ho mai avuto l'impressione che volesse attaccarmi. Scilla mi  sembrata piuttosto incuriosita, e decisamente spaventata dopo aver visto il mio flash. Comunque  fuggita per prima, poi subito dopo sono scappato io, lo ammetto. Scemo s, ma pazzo no.

Note.
34. Negli elasmobranchi maschio e femmina sono ben distinguibili per gli organi genitali esterni: il maschio ha dietro le pinne ventrali una coppia di pterigopodi, organi copulatori ben visibili, assenti nella femmina. 


Pesce, disse, ti voglio bene e ti rispetto molto. Ma ti avr ammazzato prima che finisca questa giornata.
Ernest Hemingway, 1952, Il vecchio e il mare

CAPITOLO QUATTORDICI.
28 MARZO.

Belin(35) Vargas. Ti me pi zu de crda. Mi sembri gi di corda. Ma no t'e Camuggin, tu che non sei di Camogli capisci o
Zetiize!
Belin, Dria, anche se ho un cognome spagnolo ti ho detto mille volte che i miei genitori erano di Camogli, i miei nonni anche... potr essere omologato come Camuggin anche io? La mia famiglia  venuta dalla Spagna,  vero, ma almeno quattro secoli fa. Capisco il dialetto, tranquillo, in quattro secoli lo abbiamo imparato anche noi Vargas, anche se siamo zucconi.
U Dria, come lo chiamano tutti, in italiano Andrea,  un pezzo grosso tra i pescatori di Camogli, riconosciuto da tutti come capobarca o rais della tonnara che tutti gli anni a partire dal 1600 (qualcuno dice dal 1300) tra aprile e settembre  installata tra Camogli e Punta Chiappa con le sue pesanti reti in fibra di cocco. Attualmente le catture dei grandi tonni rossi(36), diventati rarissimi in Mediterraneo, sono occasionali, e
la tonnara prende di solito palamite(37), boniti(38), ricciole, leccie(39), pesci spada. Sempre meno. Solo la passione di uomini come Dria e aiuti che la struttura riceve in quanto attivit importante per l'immagine turistica della Liguria permettono che la tradizione continui.
Dria potrebbe essere preso come prototipo del vecchio pescatore mediterraneo, con una pelle spessa e incartapecorita dal sole tesa su solchi che sembrano intagliati nel legno dell'ulivo. Ma  anche una persona squisita, sempre pronta a regalare la sua conoscenza del mare e dei suoi abitanti a chi sappia approcciarlo in una maniera a lui gradita. Dubito che abbia fatto la terza media, ma lo considero uomo di grande cultura, costruita sui libri e sul campo. Una persona che vive di pesca, dell'uccisione di tanti esseri viventi, ma che ogni volta che uccide un grosso pesce si raccoglie un attimo in s e capisci che in qualche modo sta chiedendo scusa al pesce per doverlo uccidere. La sua  un'etica selvaggia, vicina alla legge della giungla, ma rigorosissima.
Una precisazione: Dria parla veramente cos, come riporto i suoi dialoghi, inserendo frasi e massime in dialetto ligure seguite regolarmente dalla traduzione in italiano. Lo incontro al porticciolo di Camogli, mentre rammenda una rete aspettando l'ora della levata pomeridiana, per andare a salpare la rete alla tonnara, ammesso che abbia pescato qualcosa.
gEntonces, Vargas, que pasa? Cosa ti spinge verso il porto?
gHablas espanolpara mi? Que honor. Sei poliglotta.
Parlo spagnolo per te. Ho studiato, ragazzo. Dio t'avvarde da chi leze un libbro solo. Dio ti guardi da chi legge un libro solo. Sono un autodidatta compulsivo.
A proposito, hai letto sui giornali dell'avvistamento dello squalo bianco nello stretto di Messina?
Ho letto, purtroppo... / gondoin e i funzi ndscian sensa semenali. Gli stupidi e i funghi nascono senza seminarli. Ti far piacere per il tuo programma sull'immagine dello squalo, tutta questa pubblicit sul mostro mangiatore di uomini. Attacco del mostro! Ance a travaggi, andate a lavorare, ance a menci o belt'n da 'n 'atra parte! Certo che i pregiudizi sono duri a morire. Come la vecchia storia della bombola di ossigeno: ma possibile che nessuno glielo dica che i subacquei usano l'aria compressa?
Dria, a te  mai capitato di incontrare un grosso pescecane?
Mai... a Camogli ne pescarono uno nella tonnara nel 1954, ma io ancora non lavoravo qui.
E prima, quando stavi in Sicilia?
Ah... Minchia, mi scopristi.
Chi vuoi ingannare, Dria? No t'e Camuggin, 'Ndrja Raciti, il tuo cognome tradisce le tue vere origini, bolzanine no?
Ma perch no ti vce a mena o beliti da ' 'atra parte? Comunque hai ragione, sono nato a Ortigia, a Siracusa, ma laggi non c'era lavoro, io sapevo fare solo il pescatore, e allora sono venuto al nord, negli anni Sessanta, con la mia valigia di cartone da bravo immigrato. E appena arrivato ho studiato la lingua. Non ho mai voluto mimetizzarmi, ma se devi comunicare con la gente del posto devi parlare la loro lingua.
Io ho una grande stima di te, Dria. Il giorno che tu decidessi di raccontare la tua vita, credo che ne uscirebbe una storia da fare impallidire l'Odissea. Lo vivi il mare, tu devi aver fatto esperienze con i pescicani, aiutami a trovare il sistema per fare breccia nel cuore della gente, per far guadagnare qualche punto allo squalo.
E ti sembra facile:  come pesta Fregila in to morta, pestare l'acqua nel mortaio. Tra i pescatori, quando ero gi in Sicilia, ti dico la verit, a tutti il pescecane era pi simpatico del delfino. Il pescecane  leale, sincero, lo vedi e sai esattamente quello che ti devi aspettare. Il delfino  tutto moine, sorrisetti e mossette, ma poi appena ti giri... zac! Ti ruba i pesci sfilandoli dal palamito, ti rompe le reti. Eppure alla gente di pianura il delfino piace, perch pare che sorrida sempre. Se facevamo tanto di catturarne uno, un delfino dico, sai i lamenti, i pianti, da farti stringere il cuore! Hi... hi... hi... Lo squalo non si lamenta mai, lo squalo muore da uomo.  proprio vero, chi no danze no tetta, chi non piange non succhia il latte.
Tu non mi crederai, adesso i bambini riempiono i loro quaderni di disegni con delfini simpatici e scherzosi, balene sorridenti, pesci pagliaccio, isole tropicali e tutte quelle menate l... Io da bambino non ero un bravo scolaro, appena potevo marinavo per andare a pescare con gli amici. In italiano facevo schifo, di tema prendevo sempre votacci. Ma sapevo disegnare bene, e d un poco qual era il mio soggetto preferito?
Lo squalo?
Belin, ti rhce dtu, l'hai detto. E sapessi come lo disegnavo bene, e non sorridente e scemo, ma nemmeno cattivo: il mio era uno squalo vero, un pesciucn, leale, con lo sguardo fiero. Un giorno ti far vedere i miei disegni di bambino.
E te diggo de ci, ti dico di pi: ci  capitato recentemente di dover togliere dalle reti della tonnara dei pesci diavolo, delle mante, come li chiamate voi?
Mobula(40).
Delle mobule. Bene, credici o no, ma quando le maneggi ti guardano con degli occhi che sembrano piangere, ho visto io dei pescatori con la pelle come cartavetro che quasi si commuovevano. Il pescecane no, il pescecane  un signore, non fa ricorso a questi mezzucci. Ti guarda sempre con lo sguardo
di chi ti sfida, anche se gli hai tagliato le pinne e la coda, e stai per ributtarlo in mare a crepare, ti guarda sempre come a dire "provaci".  un belin de lou questo che devi fare, Vargas, un lavoro di minchia. E come convincere la gente che Hitler era un bravo ragazzo. Ma tu ce la farai, perch tu hai la cultura dalla tua parte, sei un bravo ragazzo. Come sta la figiaea, come si chiama, la bambina.
Amelia?
Amelia. Ma nessuno le dice che a barba canna, a fantinetta a ghe sta Dua, da chi ha la barba bianca, la bambina stia in guardia.
Dria, Dria, la tua  invidia.
Pu darsi. Tornando a noi, nel mondo di oggi non ci sono pi regole, ognuno fa quello che vuole. Tutto  troppo veloce, oggi sei sull'altare e domani nella polvere. E una societ che crea e distrugge i suoi miti in poche ore. E questo fa in modo che il Mito vero, con la M maiuscola, non esista pi. Prendi Scilla, cos hanno chiamato il tuo squalo. Scilla, l'originale, era un mostro, uno schifo terribile, col vento di levante se ne sentiva la puzza fin dall'altra parte dello stretto, quando passa la nave di Ulisse in un colpo solo scippa sei dei suoi Marinai e se li sgranocchia come fossero cannoli. Ma era un mito, quando gli aedi ne pronunciavano il nome nell'antica Grecia i bambini correvano a nascondersi sotto il tavolo. La societ di oggi non ha pi miti, e mi spiace dirtelo, ma una civilt senza miti non  una civilt. Siamo destinati a estinguerci noi, altro che u pesciucn! Magari ci estinguessimo prima noi, almeno quel signore del pescecane sarebbe salvo.
Sai che qualche tempo fa parlavo proprio di questo con Amelia? Di come le descrizioni storiche della pesca dei
pescicani e dei loro ultimi pasti, scoperti tagliando loro la pancia, fosse in qualche modo mitica. Un mito popolare, un Pantagruel, ma comunque un mito.
Tutti i miti sono popolari: non diventi un mito se non c' la gente comune che ascolta le tue storie.
Mentre adesso per costruire uno squalo pi spaventoso i giornali che fanno? Lo allungano. Hai letto le dichiarazioni del fotografo, dice che non era pi lungo di cinque metri, che sono subito diventati sette sui giornali, tanto per gradire.
Non sapevo di queste dichiarazioni, ma non mi stupisce. Sai cosa penso di quel giornalista che allunga lo squalo? Che ce l'ha piccolo...
Pronuncia queste ultime parole marcando l'accento siciliano, e tutti e due scoppiamo in una mitica risata.
Attraverso internet il fotografo, che  persona esperta, basta vedere la foto che ha fatto, ha smontato la versione giornalistica e dice che non si sarebbe trattato di un attacco vero e proprio. Ma siamo alle solite: i subacquei leggeranno il suo blog e ascolteranno quello che dice, e ne saranno convinti, mentre la maggior parte del pubblico prender per oro colato le parole dei giornali. Per la gente, adesso nello stretto di Messina c' un mostro affamato di carne umana.
Comunque ricorda Vargas, il mito  morto, la televisione e i giornali lo hanno distrutto, e tu sei l'uomo giusto per farlo rinascere in una forma moderna, perch tu hai dalla tua la cultura. Io sono un povero vecchio pescatore e alla fine me ne battu o belin 'li 'sci scheuggi, me ne frego. Chi mi ascolterebbe?
Un giorno mi inviterai a vedere la tua libreria, e poi discuteremo su chi ha la cultura dalla sua. Hai ragione sul mito, io penso che le esagerazioni dei media stanno distruggendo la dimensione mitica dello squalo, riducendolo a un simbolo moderno. Come il fuoristrada, pi ce l'hai grosso e pi vali.
Lo squalo inversamente proporzionale al belin: vedi che torni nel mio caruggiu! Nella mia strada?
Qualcosa del genere: la risposta a un'esigenza di valori autentici, naturali, ma mediata dalla tendenza della nostra societ a esagerare le cose. Se allungo lo squalo per farlo pi terribile, in realt lo rendo assimilabile a un prodotto di consumo, da usare e dimenticare il giorno dopo. Forse il mio processo di riabilitazione dello squalo dovrebbe proprio partire da un recupero della sua dimensione mitica in quanto animale vero, predatore spietato ma leale.
Belin, come parli bene!
E tu invece hai sempre il belin in bocca. Da buon
Camuggiti...
Beh, sai cosa ho letto? La parola belin deriva da Belenos, divinit Celtica della fecondit, che gli antichi Liguri avrebbero iniziato ad adorare in seguito a contatti con i Celti, e il nome di Beletios deriverebbe a sua volta dalla lingua dei Fenici, popolo di navigatori... anche questa  cultura del mare, no?
Non ho parole, doveva venire un pescatore siciliano a insegnare a un povero immigrato iberico queste cose. Vieni, ti offro un bicchiere, cosa bevi?
Un giaticu, un bicchiere di bianco. A cosa brindiamo?
Alla mia spedizione in Indonesia. Parto tra tre giorni, con Amelia.

Note.
35. Belin: tipica esclamazione in dialetto ligure, molto usata come intercalare. Letteralmente indica l'apparato genitale maschile, il pene, ma con una sfumatura pi ironica e meno volgare della traduzione letterale "cazzo".
36. Tonno rosso (Thunnus tuynnus): pesce della famiglia scombridi,  il tipico tonno del Mediterraneo, molto pregiato e rarefatto in seguito alla pesca eccessiva.
37. Palamita (Sarda sarda)-, pesce appartenente alla famiglia degli scombridi, simile a un piccolo tonno.
38. Bonito (Auxis thazard thazard): pesce appartenente alla famiglia degli scombridi, simile a un piccolo tonno. Il termine bonito in realt  usato popolarmente per indicare molte specie di piccoli tonni.
39. Leccia (Lichia amia)-, pesce appartenente alla famiglia dei carangidi.
40. Mobula (.Mobula modular): elasmobranco simile alla manta, pi piccolo, diffuso anche in Mediterraneo.


Come sta la dolce madre grigia di tutti noi? E come sentirsi a casa. Ho quasi toccato il fondo.
James Ballard, 1962, Il mondo sommerso

CAPITOLO QUINDICI.
6 APRILE.

Credo di avervelo gi detto, sono uno dei proprietari e armatori di una nave adibita a crociere subacquee in Indonesia. Vagabunda (il nome della nave, si rifa al nome scientifico di un pesce farfalla comune in Indonesia, Chaetodon vagabundus)  un veliero a due alberi, interamente costruito a mano in legno nei cantieri del sud Sulawesi, lungo quaranta metri. Un Pittisi, modello originale nato nell'arcipelago indonesiano ai tempi del traffico delle spezie.
Ho trascorso in Indonesia diversi anni della mia vita, fondando e gestendo per un lungo periodo un diving center a Manado, nel nord di Sulawesi. Dopo dieci anni, stanco della vita di Manado, ho venduto le mie quote e ho reinvestito il denaro guadagnato acquisendo una quota nella societ armatrice. Durante la vita le aspettative cambiano, al momento sono contento che la maggior parte delle mie attivit sia basata in Italia, ma non so rinunciare ogni anno a passare qualche tempo in Indonesia. "Ogni volta che nell'anima mi sento un novembre umido e piovigginoso, mi rendo conto che  tempo di mettermi in mare" (Melville, ancora lui). E cos utilizzo Vagabunda per organizzare qualche spedizione, eventi in cui unisco il turismo con la divulgazione e la ricerca scientifica, o la fotografia subacquea, reclutando appassionati disposti a seguirmi.
Questa volta l'occasione riunisce tutti i quattro elementi: alla crociera alla Cenderawasih Bay, nella Papua occidentale indonesiana (turismo),  stata aggiunta per i partecipanti la possibilit di partecipare a un corso divulgativo sugli elasmobranchi, con seminari serali tenuti da Gabriele Vargas e da Amelia Vauri, e di partecipare alla raccolta delle immagini per la foto-identificazione degli squali balena (divulgazione, scienza, fotografa).
Nella baia di Cenderawasih  stato scoperto da pochi anni un fenomeno unico al mondo. Imprese di pesca locali hanno installato nelle acque pescose delle stazioni galleggianti ancorate al fondo, dette bagan, che ogni notte accendono le lampare per concentrare piccoli pesci mangiatori di plancton, sardine e piccoli carangidi e catturarli con delle reti. La grande disponibilit di cibo raccolto in spazi ridotti ha attirato anche molti grandi esemplari di squalo balena. Il pi grande elasmobranco vivente infatti mangia soltanto plancton e pesciolini o crostacei di taglia molto piccola.
Ed ecco il miracolo: tra due personaggi che in fondo competono per la stessa risorsa, il pescatore e il gigantesco squalo,  nata una specie di alleanza, direi quasi una simbiosi. Gli uomini dei bagan si sono convinti che il gigante porti fortuna, e anzi guidi con s boniti e carangidi che durante il giorno, quando non sono impegnati con le reti, possono pescare per rivenderli a buon prezzo. E la cosa sembrerebbe confermata da indagini preliminari. Cos, invece di pescare gli squali per rivenderne le pinne, i pescatori si privano di una parte del pescato per nutrire e tenere nelle vicinanze gli squali balena.
Morale: la baia  diventata il sito dove  pi facile vedere e stare a lungo con questi magnifici animali, ideale per studiare i loro movimenti e verificare se davvero almeno un gruppo di loro  diventato stanziale stabilendosi nella baia dove il cibo abbonda durante tutto l'anno e interrompendo i consueti circuiti migratori, come sembrerebbe (sempre da studi preliminari). Lo squalo balena  sempre stato considerato un animale che migra su distanze lunghissime, la scoperta di un sito dove si incontrano questi animali per tutto l'anno pone una serie di domande (si impigriscono per la disponibilit di cibo? Si danno il cambio?) per rispondere alle quali il programma di Amelia sembra fatto apposta...
Ultima giornata di immersione con gli squali balena. Amelia segue e indirizza in acqua chi scatta per la foto-identificazione, io dopo le chiacchierate serali e il briefing preimmersione, in acqua godo di una certa libert e ne approfitto per raccogliere le mie fotografie.
Ricevo la macchina fotografica dalle mani del pilota del gommone, un veloce controllo e sgonfio il giubbotto equilibratore, il gav. Quando buco la superficie dell'acqua, entro in un altro mondo. Pu sembrare un'osservazione banale ma non  cos, una membrana estesa per tutta la superfcie dell'oceano attorno alla terra separa nettamente due ambienti che non hanno nulla in comune (a parte gli scambi di energia e materia che come ecologo ho studiato). Sopra il disagio del caldo, la violenza del sole in faccia, il sudore che appiccica la muta alla pelle, gli spruzzi, il rumore del motore, il vociare insistente dei compagni di immersione. Tutto questo ha fine in un attimo, quando il nostro corpo passa di sotto: un ambiente fresco, piacevole, dove tutto  ovattato compresi in qualche modo i suoni, che si avvertono forti e precisi ma senza la possibilit di localizzarne la direzione,  come se veramente venissero da un altro mondo. Un tocco alla valvola del gav permette di raggiungere l'assetto perfetto, l'assenza di peso, e di fluttuare nel blu infinito. Quando il gommone finalmente spegne il motore siamo soli con il nostro respiro.
Fin dalle prime immersioni ho imparato ad apprezzare il pieno controllo della respirazione che la subacquea permette. A causa dell'erogatore, che richiede un certo sforzo di suzione per iniziare a inspirare, ogni atto respiratorio diventa volontario, consapevole. La respirazione perde il carattere automatico che ha normalmente per diventare un elemento di controllo sul nostro corpo. Come nello yoga.
Mi muovo a poca profondit, e subito le grandi sagome degli squali si materializzano dal blu, prima come ombre scure che acquistano in definizione mentre la distanza si riduce.
Sono leggermente fuori dal gruppo, alla ricerca di inquadrature libere da colonne di bolle. I giganti, con la buffa livrea a pois che ne denuncia per prima il carattere innocuo, quasi clownesco, mi puntano per scartarmi elegantemente. E una danza, una rappresentazione spontanea di armonia tra l'uomo e l'ambiente che lo circonda.
Un'idea mi colpisce: chi viva, solo chi viva sensazioni come queste pu comprendere lo squalo, identificarlo con qualcosa di bello, superando tutti gli ostacoli che una cultura antropocentrica pone tra l'uomo e l'accettazione completa dell'animale, di un predatore che potrebbe annullarci. La soluzione al problema di come far accettare lo squalo al mondo adesso mi appare semplice e ovvia: basterebbe portare tutti sott'acqua. Una cosa da niente. Ci hanno provato le grandi scuole di immersione, semplificando le didattiche e mettendole letteralmente alla portata di tutti. Ma dopo i primi decenni di grande espansione, la crisi economica e la saturazione del mercato per una attivit comunque selettiva, hanno portato a una stabilizzazione e addirittura a una contrazione del numero dei praticanti attivi.
La danza continua anche se gli squali non stanno propriamente mangiando: i pescatori dall'alto gettano loro qualche secchio di pesciolini, ma sono le caramelle che si offrono al viandante, un segno di ospitalit. Probabilmente il pasto principale dei giganti  notturno, all'accendersi delle lampare, quando le prede si raggruppano e convergono verso la luce. Ma gli squali rimangono attorno al bagan e ai sub, danzano e tornano a puntarli e a schivarli in quello che sempre pi sembra un gioco.
Gli squali giocano? La loro mente ha un'apertura tale da permettere loro di simulare attivit come attacco, fuga, interazioni sociali, senza uno scopo immediato? La loro mente? Qualcuno tra i miei professori penserebbe che io stia bestemmiando, attribuendo a dei pesci la possibilit di avere dei pensieri, una consapevolezza. Semplicemente vorrei che fossero sott'acqua con me, ora, che vedessero quello che vedo io.
La danza o il gioco si protrae, inutile ma semplicemente bella opportunit per un'interazione che riporta l'orologio dell'evoluzione indietro di qualche era geologica. Nel mare del Carbonifero mi muovo come un pesce, penso come un pesce, sono anch'io un pesce.
Amelia ha indirizzato le attivit dei fotografi, adesso si avvicina a me, e il suo sguardo estasiato dietro la maschera mi comunica che  arrivata anche lei al Carbonifero. Bella cosa la respirazione polmonare, la cheratinizzazione dell'epidermide che ci protegge dalla disidratazione, bella la stazione eretta, l'uso degli arti per costruire utensili, il progetto dell'erogatore. In questo momento le branchie ci basterebbero, e gli sguardi ci comunicano pi di quanto farebbero le parole. Mai state cos inutili.
Ma anche questa illusione finisce e dobbiamo risalire in barca. Vagabunda toglie gli ormeggi e inizia il viaggio di ritorno verso Manokwari, dove prenderemo l'aereo per l'Italia.
La luce radente della sera colora di tonalit calde turisti e biologi, che chiacchierano amabilmente sul ponte con una birretta fresca in mano. Il paesaggio che scorre ai lati della nave  il consueto paesaggio selvaggio della Papua: una miriade di isolotti coperti di vegetazione verdissima, favorita dal clima umido e dalle precipitazioni frequenti. I pi grandi tra gli isolotti sono contornati da spiagge bianche, prodotte dall'erosione delle formazioni coralline. E un ambiente in continua trasformazione, in divenire: se andiamo a vedere quello che adesso  substrato per la vegetazione  stato in passato corallo, adesso permette la crescita di alberi le cui foglie cadono e tornano al mare, ad arricchire le acque di sostanza organica. Il ciclo della vita si ripete dalla notte dei tempi, con scambi continui tra reef e foresta che qui, in uno degli ultimi baluardi della Natura, formano effettivamente un superorganismo che colonizza l'oceano e le terre emerse.
Mentre sono immerso nelle mie riflessioni serali, Amelia attira la mia attenzione su un punto lontano, a ridosso di una spiaggia, dove la monotonia del blu che incontra il bianco  interrotta da un grande corpo grigio che la risacca sposta avanti e indietro arrotolandolo sulla battigia. Incuriosito chiedo al capitano e ottengo che la barca si fermi e che un gommone sia calato in acqua. Vi saliamo Amelia, io, Davide (il divemaster) e tre dei turisti, curiosi come me.
Mentre ci avviciniamo la natura del corpo grigio diventa evidente, e ci accorgiamo di altri due corpi simili, affondati nell'acqua bassa. Il mare sta spingendo avanti e indietro il risultato della giornata di lavoro di qualche pescatore. Sono le carcasse di tre squali tigre, il pi grande sar lungo quattro metri, riconoscibili per la dentatura e per le striature sul dorso.
O forse sarebbe meglio dire tre tronconi di squali tigre, perch
i magnifici animali sono stati privati di tutte le pinne e abbandonati nella risacca. I pescatori evidentemente li hanno trascinati nell'acqua bassa per poter fare con calma il loro lavoro e andarsene subito dopo, con le sole pinne a bordo, il pesante corpo intrasportabile per la piccola barca.
Lo strano odore della morte offende le narici. La putrefazione non ha un odore dolciastro, come di solito si scrive,  un'altra frase fatta: nel caso degli squali la morte ha un odore a mezzo tra pesce e ammoniaca. Sento il bisogno di una bella doccia, di lavarmi da dosso con l'odore anche le immagini che mi sono rimaste appiccicate.
Non c' niente che possiamo fare, a parte qualche foto che servir per documentare lo scempio. I pescatori hanno fatto un buon lavoro, i pochi dollari che prenderanno dagli esportatori delle pinne saranno comunque per loro l'equivalente di un'ottima giornata di pesca. Alla fine tutti contenti quindi, e vai a spiegare loro che continuando di questo passo i loro figli non pescheranno mai un solo squalo.
Torniamo verso Vagabunda, nessuno ha voglia di parlare. L'unico commento di uno dei turisti, "per, che belle mascelle, ad avere un coltello potevamo toglierle e provare a seccarle, tanto sono gi morti", non suscita risposte e anche l'autore capisce che sia meglio tacere. Stringo le spalle di Amelia, che piange in silenzio, lo sguardo fsso nel vuoto.


Ma sul verdone(41), a parte il fatto che  verdone, non c' proprio niente da dire. Sopra, sotto per lo scill'e cariddi, solo con la sua ombra, fa il suo mestiere e si vede, non finge il contrario, non se la nasconde l'intenzione con cui viene.
Stefano D'Arrigo, 1975, Horcynus orca

CAPITOLO SEDICI.
1 MAGGIO.

Navighi quasi sempre in profondit, concedendoti poche puntate in superficie, per lo pi notturne. Il mare dove ti stai muovendo non  ricco di prede. Di foche proprio non se ne parla, ma anche pesci grossi come tonni, spada, ricciole non abbondano. Il tuo ultimo pasto  stato un grosso gattuccio, quattro giorni fa, e ora senti di nuovo lo stimolo della fame.
A tenerti lontano dalla superficie  soprattutto il rumore continuo delle barche, che in certe giornate diventa insopportabile, un ronzio continuo. Come oggi: se gli squali soffrissero di emicranie sarebbe una di quelle giornate. Il bel tempo sembra aver portato tutte le barche in mare (col concorso della giornata di festa, ma questo tu non puoi saperlo).
Ti stai muovendo sul bordo della scarpata che porta verso la pianura abissale tirrenica, tra te e la costa adesso ci sono delle isole. Improvvisamente al rumore della barchetta che lentamente si stava smorzando si sovrappone un altro suono che conosci bene e che attira la tua attenzione. E il rumore di un grosso pesce che si dibatte ferito: il rumore di una possibile
preda. Per seguire la traccia sonora devi seguire anche la barca, le due scie si muovono esattamente nella medesima direzione.
Segui il rumore a cui presto si aggiunge una deliziosa traccia olfattiva, l'inconfondibile odore di un grosso scombride, e avverti la presenza di sangue nell'acqua, per quanto in quantit molto piccola. Adesso nuoti immediatamente sotto la superficie dell'acqua, come la tua preda. La pista si confonde con un'altra scia, assai meno piacevole, fatta di benzina e di olio per motore. Conosci bene anche questo odore, sai che lo producono le imbarcazioni condotte da quegli strani esseri ossuti, le hai viste tante volte in Africa dove la scia era anche pi unta e puzzolente.
Adesso vedi davanti a te la tua preda:  una grossa palamita, nuota in linea retta sotto la superfcie perch ha ingoiato l'amo che un pescatore alla traina le ha gettato, e ora sta seguendo la barca, pi o meno passivamente, anche se tutto questo tu non lo sai, vedi solo che il pesce nuota in modo strano.
La palamita si accorge della tua presenza, l'avvicinamento non  stato condotto a regola d'arte, ma  stanca e poco reattiva. Il primo morso stacca di netto i due terzi posteriori del pesce, che assapori con un certo piacere, gustando la carne grassa che ti scivola in gola. Quando ti guardi attorno per mangiare anche la parte della testa realizzi con una certa sorpresa che la testa ha continuato la corsa, anzi ha accelerato, e ti sta sfuggendo in avanti. Istintivamente la insegui. Quando la raggiungi sollevi il muso seguendo la testa che ti sfugge davanti, come saltando fuori dall'acqua, e buchi la superfcie, dove i tuoi occhi si trovano proprio di fronte la poppa della barca e due esseri alieni che gesticolano freneticamente ed emettono suoni incomprensibili. Hai la bocca spalancata, resti l qualche attimo a fissarli come inebetita, poi il tuo muso ricade in acqua spinto dalla gravit e sfiora la poppa del motoscafo fermo in mezzo al mare. Non  un urto forte, niente di doloroso, anzi, non  un urto vero e proprio ma un tocco leggero. Tra i molti odori pi o meno vecchi di pesci il cui sangue incrosta la poppa, avverti un campo elettrico, strano, diverso da quello pi familiare della contrazione muscolare. Ma i tuoi sensi sono bombardati da sensazioni nuove, la testa della palamita che  saltata in barca, odori e sapori spalmati sulla poppa, adesso anche questo nuovo stimolo: istintivamente riapri le mascelle e assapori con un leggero morso la zona dove il campo elettrico si sente pi forte. Un saporaccio di metallo, una superficie durissima che i tuoi denti non possono scalfire. Ti ritrai appena in tempo per evitare che le eliche, che iniziano a girare vorticosamente proprio davanti al tuo muso, ti feriscano. La barca balza in avanti e si allontana rumorosamente tra zaffate di benzina e olio.
Le tue sensazioni sono un misto di paura, irritazione per la preda perduta, schifo per l'olio che ti circonda: ti immergi e ti allontani velocemente.

Note.
41. Verdone: termine dialettale qui usato per indicare lo squalo bianco (in altre regioni d'Italia indica piuttosto la verdesca).


Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona;
Giona rest nel ventre del pesce tre giorni e tre notti.
La Bibbia

CAPITOLO DICIASSETTE.
3 MAGGIO.

Dalla prima pagina de La Gazzetta Nazionale.
Squalo attacca imbarcazione a Ponza.
Responsabile dell'attacco ancora lo squalo bianco battezzato Scilla.
Isola di Ponza, 1 maggio.
Dopo l'episodio di marzo (attacco a un sub nelle acque dello stretto di Messina), Scilla colpisce ancora. Vittime dell'attacco, che per fortuna si  concluso ancora una volta senza feriti, sono tre pescatori sportivi laziali, Fabio Iodice, Antonio Natale e Massimiliano Gargiulo i quali, approfittando della festivit e del mare calmo erano usciti con il motoscafo dello Iodice per una battuta di pesca alla traina. Come riferisce ai nostri cronisti lo stesso proprietario della barca: il mare era un olio, e ci siamo spinti al largo dell'Isola di Ponza, alla ricerca di qualche bonito. Abbiamo pescato qualcosa, verso mezzogiorno stavamo per rientrare quando ha abboccato una grossa palamita. Dopo un poco di lotta Antonio la stava tirando a bordo, quando a un certo punto ha sentito un forte strattone e poi il pesce ha smesso di colpo di opporre resistenza, come se fosse morto.
Lo Iodice che era al timone metteva il motore in folle per agevolare il recupero. Antonio Natale riavvolgeva la lenza freneticamente, per scoprire con grande sorpresa che la preda, una bella palamita che in origine doveva essere lunga circa ottanta centimetri, era stata tranciata in due parti e attaccata all'amo rimaneva la testa e poco pi. Ma le sorprese per i tre amici non erano finite: dietro alla testa del pesce infatti emergevano in tutta la loro ferocia le mascelle spalancate e i denti triangolari di un gigantesco squalo bianco. Come riferisce il Natale, abbiamo visto una pinna che si avvicinava a tutta velocit e poi la testa dell'animale  uscita dall'acqua, come per attaccarci sulla barca. Sembrava una scena di quel film, lo squalo. Io mi sono buttato a sedere all'indietro, Massimiliano ha avuto la prontezza di spirito di riprendere tutta la scena col telefonino.
Grazie alle riprese del Gargiulo che mostrano chiaramente la cicatrice a forma di S sulla pinna dorsale, lo squalo ha potuto essere riconosciuto come Scilla, lo stesso esemplare femmina lunga 7 metri, fotografata il 17 marzo scorso nello stretto di Messina.
Ma il terrore non era finito. Mentre i tre amici lo osservavano increduli, il mostro spalancava ancora le mascelle per addentare due volte la barca, proprio dove la chiglia si congiunge allo specchio di poppa. A questo punto lo Iodice spingeva la leva del motore in avanti e si allontanava di gran carriera per rallentare solo in vista del porto di Formia.
Esaminata con cura, l'imbarcazione non sembra aver riportato danni a parte qualche graffio sulla vernice antivegetativa. Ma l'episodio, ripetuto con preoccupante frequenza a distanza di un mese e mezzo, porta con s inquietanti interrogativi quando ormai la stagione balneare sta per aprirsi in tutta Italia: il Tirreno meridionale  invaso da un gruppo di pericolosi squali bianchi? Forse il cambiamento climatico e la primavera insolitamente calda hanno guidato nelle nostre acque questi feroci animali dal mar Rosso, attraverso il canale di Suez?
La scienza ci dice che lo squalo bianco  una specie minacciata di estinzione e protetta contro la pesca, ma questo non attenua la legittima preoccupazione per i nostri bambini che aspettano solo che le acque si scaldino ancora un poco per iniziare la stagione dei tuffi in mare.
Nelle fotografie, il segnale di pericolo squali esposto sulle spiagge australiane e l'immagine di Scilla scattata nello Stretto.


 chiaro Che il pensiero d fastidio Anche se chi pensa E muto come un pesce Anzi  un pesce E come pesce  difficile da bloccare
Lucio Dalla, 1977, Com' profondo il mare

CAPITOLO DICIOTTO.
7 MAGGIO.

Per il mese di giugno era stata programmata con largo anticipo una mia presenza in un importante talk-show televisivo, intitolato "Una Finestra su..." trasmesso in prima serata dall'emittente di stato, per parlare degli squali al grande pubblico, una serata sponsorizzata dal programma Sharky. Il doppio avvistamento ha fatto precipitare gli eventi, e la serata  stata anticipata: lo squalo  l'argomento del giorno, purtroppo non nel modo che avrei scelto se fossi stato interpellato.
Anche oggi cinquecentomila squali sono stati pescati, uccisi e privati delle pinne, come ieri e come tutti i giorni, ma questo  abitudine e l'abitudine non fa notizia. Fa notizia invece il fatto che una settimana fa una barca con tre pescatori a bordo sia stata assaggiata da uno squalo bianco, ma come si  permesso?
Il conduttore della serata  Attilio Pasta, un viscido giornalista sempre pronto a tessere le lodi del politico al potere in quel momento, una banderuola di professione, che chiaramente di squali non sa nulla. Diligentemente, come ero stato istruito, mi presento puntuale all'appuntamento col Pasta allo studio televisivo un'ora prima dell'inizio del programma, per concordare la scaletta. Dopo mezzora di attesa mi riceve una segretaria con occhiali a mandorla e un'improbabile capigliatura biondo-platino: Spiaceeente, il signor Pasta si scusa tantiiissimo ma i suoi impegni lo trattengono, arriver giusto in tempo per iniziare l'intervista, se ha qualcosa da domandare dica pure a meh.
Pronuncia l'ultima "e" (di "me") cos larga che se fosse un pochino pi larga sarebbe una "a", e rimane con gli occhi tondi e la bocca spalancata a cuore ad aspettare la mia domanda.
Veramente sono qui perch il signor Pasta per telefono mi aveva chiesto di presentarmi prima per concordare la scaletta della serata.
Ma pu fare con meeeh... Dunque, mi faccia controllare, mi pare che l'argomento della sua intervista siano gli squali, vero? Dio mio, che paura! Lei  quello che fa immersioni con gli squali?
S, s, sono io. Va bene cos, se ho bisogno di qualcosa la chiamer.
Sono le nove meno cinque quando Attilio Pasta fa irruzione nella sala dove aspettavo chiacchierando con Amelia e sfogliando riviste di gossip.
Buonasera Vargas, come va? Mi scuso tanto ma un impegno improvviso mi ha trattenuto comunque so che lei conosce la materia il nostro pubblico  tanto curioso sugli squali sa sono un po' l'argomento del giorno allora siamo pronti ma lei non  ancora passato al trucco?
Si allontana senza aspettare la mia risposta, che d'altronde non arriva, avevo capito immediatamente che si trattava di un monologo. Dietro di lui arriva invece una signora, la truccatrice, vede la mia espressione e mi rassicura: Stia tranquillo, metto solo un poco di cipria sulla fronte e sugli zigomi, che sotto i riflettori tendono a sparare.
Sigla, e via con la diretta. Vi risparmio la prolissa e autocelebrativa introduzione di Pasta.
...E ora accogliamo con un applauso il primo ospite di stasera, il dottor Gabriele Vargas, biologo ed esperto di squali, che ci aiuter a dare uno sguardo dalla nostra finestra agli ultimi episodi di cronaca che hanno avuto come protagonisti degli squali bianchi. Dico bene dr. Vargas? Mi risulta che lei sia qui per conto dell'Universit di Genova, con cui collabora da consulente esterno, e che partecipi al programma Sharky promosso dalla comunit europea. Ci dica lei di cosa si tratta.
Il programma Sharky si propone di comunicare al grande pubblico i risultati della ricerca scientifica sugli squali, cercando di colmare una carenza di informazione: noi siamo convinti che la gente abbia in generale un'opinione negativa dello squalo proprio perch non lo conosce e non  al corrente del rischio di estinzione che molte specie...
Bene, bene. Scusi se la interrompo ma io le devo rivolgere una prima domanda, che  quella che tutti le vorrebbero fare in questo momento: perch il mar Mediterraneo improvvisamente si  popolato di squali bianchi? Forse arrivano come si dice dal mar Rosso attraverso il canale di Suez? C'entra il cambiamento del clima mondiale?
Sulla scenografia alle mie spalle, praticamente un grande schermo al plasma, si materializza una cartina del mediterraneo, con una grande freccia rossa che perfora l'istmo di Suez. Rosso = pericolo. Respiro profondamente con il diaframma per mantenere la calma, non amo essere interrotto, nessuno lo ama. E Pasta lo sa, ma  lui quello popolare, che la gente ascolta. Non posso permettermi di essere scostante, devo abbozzare e rispondere con un sorriso.
Il riscaldamento globale non c'entra in questo caso. Lo squalo bianco non  una specie di acque tropicali, preferisce le acque temperato-fredde, le popolazioni pi importanti del mondo sono in Sudafrica, in Australia, in California. In Mediterraneo ci sono sempre stati squali bianchi, non molti, ma le cronache e la letteratura ci riferiscono di catture o avvistamenti di questo animale. Il doppio episodio di Scilla e di Ponza si riferisce allo stesso animale,  stato riconosciuto, credo che rientri perfettamente nelle statistiche e che non ci debba far pensare a un aumento di numero.
Lei dice che gli attacchi di Scilla rientrano nella normalit. Ma nella preparazione della prossima stagione balneare, lei pensa che non dovremmo preoccuparci di avere un mangiatore di uomini da qualche parte nel basso Tirreno?
La foto di Scilla appare sulla scenografia, col suo sguardo tra l'attonito e l'abbagliato.
Aspetti un attimo. Come scienziato, non credo che i due avvistamenti di Scilla possano essere considerati attacchi.
Gli scienziati parlano di attacchi solo se qualcuno resta ucciso?
No, ma parlano di attacchi quando l'animale  manifestamente aggressivo, e non mi pare che questo sia stato il caso. A Scilla il fotografo ha dichiarato sul suo blog e sulla pagina facebook che l'animale non era minaccioso, solo curioso. Magari era stato incuriosito dai flash, gli squali sono sensibili ai campi elettrici e i flash subacquei sicuramente ne generano uno. L'atteggiamento aggressivo nei confronti della barca dei pescatori  stato provocato dalla presenza di un pesce preso all'amo, credo che si possa definire un'aggressione al pesce, non agli uomini.
Si spieghi meglio.
Vede, lo squalo  un predatore con sensi acutissimi. Il pesce che i pescatori avevano preso all'amo, una grossa palamita, sicuramente dibattendosi l'avr attratto. Il rumore del pesce che si dibatte e l'odore del sangue possono essere sentiti da parecchie centinaia di metri. Trainare un pesce ferito in mare significa attirare uno squalo, se ce n' uno, e portarlo vicino alla barca.
Da vicino lo squalo  sensibile ai campi elettrici, anche a quelli debolissimi prodotti dal movimento del muscolo di un pesce nell'acqua salata, o dal battito cardiaco di una preda che si nasconde. Le barche hanno normalmente piastre di metalli diversi, di zinco ad esempio che protegge le parti in acciaio dalla corrosione. Tra questi metalli diversi immersi in acqua salata si producono correnti galvaniche, e si genera un campo elettrico. Ed ecco che lo squalo, se (come  probabile che sia successo) chiude gli occhi per proteggerli dall'impatto con le eliche o con altre parti sporgenti della barca, sente questi campi elettrici e pu essere portato ad assaggiare il metallo:  un comportamento frequente, conosciuto, che non pu essere considerato aggressivo verso gli uomini che stanno sulla barca.
Il suo obiettivo non era quello di affondare la barca per mangiare i pescatori,  la barca stessa che produce campi elettrici come un pesce, che sicuramente odora di pesce (perch  usata come barca da pesca)...
...E allora perch non assaggiarla? Per mi scusi, lei mi dipinge questo squalo dai sensi acutissimi, allora questo animale si accorger da lontano della presenza dei bagnanti, no?
Certo. Ma non per attaccarli. Noi non ce ne rendiamo conto, ma se in mare ci sono squali, si accorgeranno della nostra presenza da molto lontano. Semplicemente, se ci riconoscono non ci attaccano. Non siamo prede che loro gradiscono. Pu essere difficile da credere, ma gli squali si sono evoluti circa quattrocento milioni di anni fa come predatori degli animali marini, le loro prede sono pesci, tartarughe, per lo squalo bianco anche foche e altri mammiferi marini, ricchi di grasso. Comunque tutti animali del mare. Questo non significa che uno squalo bianco affamato non possa addentare un uomo, ma l'eventualit  molto remota, gli attacchi ogni anno si contano a poche decine.
Per lei ha detto che lo squalo bianco attacca le foche. Ebbene, vista da sotto la sagoma di un uomo su un surf, o su un materassino, non potrebbe essere scambiata per una foca?
Nella scenografia si materializzano i familiari schemi con le sagome della foca e del surfista visti da sotto, che si assomigliano... maledetto Pasta, avevi preparato tutto.
S, infatti la maggior parte degli attacchi contro umani avvengono per errore. Di solito lo squalo bianco se attacca un surfista lo morde una volta sola, poi si rende conto dell'errore e non ripete l'attacco.  vero che per quel singolo morso pu essere devastante.
Insomma, Vargas, stiamo arrivando alla fine del tempo che ci  stato concesso e non siamo arrivati a una conclusione. Insomma, che ne facciamo di Scilla?
Ma la lasciamo andare tranquilla per la sua strada! E ritenendoci fortunati se il nostro Mediterraneo, tanto bistrattato, ci riserva ancora spettacoli eccezionali come quello che il fotografo subacqueo di Scilla si  trovato davanti e ha saputo fissare. Ricordiamoci che stiamo parlando di un animale in forte pericolo di estinzione, protetto da leggi internazionali. Che statisticamente molti pi uomini muoiono per attacchi di animali ritenuti innocui come il maiale o l'ape. Che contro venti attacchi mortali dello squalo all'uomo ogni anno settantacinque milioni di squali sono uccisi dall'uomo, molti attraverso la barbara pratica del finning, il taglio delle pinne. Che proseguendo di questo passo i figli dei nostri figli probabilmente non avranno mai la possibilit di vedere uno squalo.
Io non ne ho mai visto uno in mare, solo in acquario, e tutto sommato non me ne lamento.
Ridacchia, l'imbecille (questo lo penso soltanto, lo penso fortissimo mentre immagino gli indici di ascolto che si impennano su questo ghigno da squalo, nell'accezione negativa del termine).
I nostri supermercati vendono confezioni in tranci di specie protette, come lo smeriglio, di specie elencate nella lista rossa delle specie in via di estinzione, come la verdesca, e la gente le compra tranquillamente, il pi delle volte senza sapere che sta comprando carne di squalo per cucinarla. Ma  ancora peggio quando gli squali sono issati a bordo dei pescherecci, privati delle pinne e ributtati in mare: in questo caso sono uccisi solo per le pinne, la parte pi pregiata che sar venduta a caro prezzo sui mercati asiatici, e tutto il resto viene gettato, ucciso e sprecato, per non togliere spazio nelle stive frigorifere a pesci pi pregiati come tonni o pesci spada.
S, va bene, ma torniamo all'emergenza immediata: cosa posso fare se mi trovo in mare e mi rendo conto che uno squalo bianco si sta avvicinando?
E inutile, non ce la posso fare,  un muro di gomma.
Devo assecondarlo, ma devo anche togliermi un sassolino dalla scarpa.
Scusi la franchezza, io penso che l'emergenza immediata sia piuttosto quella di salvare lo squalo dall'uomo. Per rispondere alla sua domanda, se siamo in acqua con un grosso squalo io ritengo che la cosa da fare sia mostrarsi vigile, attento, far capire all'animale che lo si  visto, lo si controlla e si  pronti a reagire a un attacco. Lo squalo  un predatore molto prudente, in caso di attacco espone gli organi di senso localizzati sul suo muso, occhi, naso, ampolle del Lorenzini (che sono gli organi che percepiscono i campi elettrici) a possibili ferite. Qualcuno suggerisce addirittura di colpirlo sul muso, con un oggetto o in mancanza con un pugno. Sinceramente ho passato centinaia di ore in immersione con squali senza mai dover reagire a un attacco.
Ma  sempre meglio essere preparati. Dunque lei mi sta dicendo che lo squalo attacca con prudenza, forse quindi attaccherebbe di sorpresa, senza che ce ne accorgiamo. Cosa farebbe lei in questo caso?
Siamo al caso che si diceva prima: lo squalo che attacca di sorpresa da sotto credendo di catturare una foca, e si trova in bocca un uomo con contorno di tavola da surf. L'unico consiglio che mi sentirei di dare, se dobbiamo bagnarci in acque infestate da squali,  di evitare di prendere il sole su un materassino al largo, sporgendo le mani... Ma mi lasci sottolineare ancora come la probabilit di essere vittima di un attacco di squalo sia inferiore alla probabilit di essere centrato da un fulmine o ucciso da uno sciame di api.
Qualcosa mi dice che lei ha ragione, ma la statistica e il calcolo delle probabilit sono quella cosa per cui se ogni persona mangia in media un pollo e il mio vicino ne mangia due
io rimango senza... mi capisce vero? A chi tocca, tocca.
Il tempo a nostra disposizione purtroppo  scaduto, il tempo, si sa,  tiranno. Ringraziamo tanto il dottor Vargas per le sue spiegazioni, chiarissime, e... in bocca al pescecane per
il suo progetto.
Saluto ed esco respirando profondamente per calmare la tensione. Dietro le quinte mi aspetta Amelia, che mi abbraccia.
Bravo! Sei stato chiarissimo, e sei riuscito a infilare le notizie che volevi, hai tenuto testa a Pasta alla grande! E soprattutto sei riuscito a mantenere la calma, io non ce l'avrei fatta.
Sono contento a met, non credo di essere stato convincente per il grande pubblico dei non subacquei. Diciamo che il pronostico era che io perdessi 6-0, sono riuscito a perdere solo 4-3, ma non riesco a essere contento: avrei voluto vincere.
Secondo me hai fatto 4-4 e avete diviso i punti: con una grande rimonta tua nel finale.


Quando la spatola(42) manca, allora il pellesquadra si speranza, quello  segno che la carestia sdiregn ogni pesce cristiano.
Il pellesquadra s'attacca allora al pescebestino(43): un pescepalumbo o un pescevacca(44) diventano sopraffinerie, portarne uno a terra pare gran bravura. Stefano D'Arrigo, 1975, Horcynus orca

CAPITOLO DICIANNOVE.
16 MAGGIO.

Universit di Genova. Sto tenendo una lezione integrativa, nell'ambito del corso di ittiologia, davanti agli studenti iscritti alla laurea specialistica in Biologia Marina. Argomento: biologia, diversit e gestione degli elasmobranchi. Lezione molto seguita, l'argomento suscita grande interesse presso gli studenti, per l'alone di mistero e paura che circonda gli squali ma anche per il desiderio di saperne di pi su un argomento di cui negli ambienti scientifici si comincia a parlare con insistenza ma spesso senza dati precisi.
...Quindi gli elasmobranchi, con meno di mille specie descritte contro le ventiquattromila dei pesci ossei, possono comunque essere definiti come uno dei gruppi di successo nell'evoluzione: abbiamo visto come tutto sommato abbiano mantenuto una diversit alta per tempi evolutivi lunghissimi,
una ottima capacit di recupero dopo estinzioni di massa, e come siano attualmente il secondo gruppo di vertebrati marini per diversit, dopo i pesci ossei.
La storia della vita sulla terra li ha visti sempre nel ruolo di predatori di vertice, dominanti a partire dal Carbonifero. Nonostante dall'esame dei resti fossili, molto simili alle forme attuali, si ricavi l'impressione di un'evoluzione lenta, dopo le estinzioni di massa di Permiano e Cretaceo e la scomparsa dei grandi superpredatori, nuove specie si sono evolute assai velocemente andando a occupare la medesima posizione ecologica, anche senza grandi cambiamenti morfologici. Ma evidentemente il modello era valido fin dall'inizio.
Gli elasmobranchi attuali sono tipici organismi a strategia K: vi ricordate dal corso di zoologia uno cosa significa strategia K e strategia r, vero? Ricapitolando velocemente, gli organismi a strategia r come i pesci ossei producono una prole molto numerosa, quelli a strategia K hanno bassa fecondit, crescita lenta, sono longevi. Gli elasmobranchi sono in genere vivipari, il che rappresenta un vantaggio in un ambiente dove hanno pochi predatori. Il successo delle generazioni future dipende fortemente dallo stock dei riproduttori attuali ed  pi svincolato da variazioni dei fattori ambientali. Per se li sottoponiamo a un prelievo intenso recupereranno pi difficilmente e in tempi pi lunghi rispetto ai pesci ossei.
Negli ultimi cinquanta anni la pesca agli squali si  triplicata, non  studiata o soggetta a regole, non  controllata. La maggior parte delle specie versa in una grave situazione di sovrapesca.
Nessuna specie ittica finora  stata condotta all'estinzione dalla pesca, stock ittici regionali per sono stati esauriti (possiamo parlare quindi di estinzione locale). Sovente si dice che la pesca col rarefarsi della preda diventa antieconomica e si ferma spontaneamente consentendo il recupero, ma l'alto valore che hanno raggiunto le pinne degli squali abbinato al fatto che vengono pescati come cattura secondaria mentre si pescano altre specie di pesci ossei (quindi portando avanti l'attivit con lo sfruttamento di risorse relativamente abbondanti, rinnovabili e pregiate), rende l'estinzione degli squali per pesca eccessiva possibile.
Ma c' di pi: date un'occhiata a questi dati. Mentre tonni e pesci spada depongono milioni di uova ogni anno, Carcharhinus plumbeus, lo squalo grigio dell'Atlantico temperato-caldo e del Mediterraneo, partorisce da otto a tredici figli ogni due anni, dopo una gravidanza che pu durare da nove a dodici mesi. Lo spinarolo, Squalus acanthias, un animale che vive lungo le acque profonde della scarpata continentale, ha il periodo di gestazione pi lungo conosciuto per un vertebrato, da ventidue a ventiquattro mesi. Se guardiamo ai ritmi di maturazione e riproduzione siamo molto pi vicini a mammiferi protetti, come la balenottera, la tigre, l'elefante africano che ai pesci ossei. Eppure gli squali sono pescati e sfruttati con gli stessi sistemi adoperati per i pesci ossei: ecco il problema principale, un prelievo eseguito con strumenti in grado di prendere molti individui in poco tempo, come reti a circuizione o palamiti pelagici,  chiaramente insostenibile.
Anche senza conoscere nel dettaglio la biologia riproduttiva di tutte le specie, le statistiche storiche degli sbarchi di pescato del mare del Nord ci passano dei dati impressionanti: pesca a Lamna nasus, lo smeriglio, in Norvegia. Nel 1926 ne vengono sbarcate duecentosettantanove tonnellate, che salgono fino al 1933, anno in cui la pesca supera le tremilaottocento tonnellate. Poi sembrerebbe esserci un leggero declino, ma il fermo imposto dalla seconda guerra mondiale arresta anche la raccolta dei dati. Nel 1947 sono sbarcate duemilaottocento tonnellate di smerigli, e di qui a salire fino a un nuovo record nel 1964 con oltre ottomila tonnellate. Il miglioramento delle tecniche, negli anni Sessanta si usano palamiti pelagici, permette uno sfruttamento completo e insostenibile. Infatti nel 1968, nonostante le tecniche avanzate, la quantit di smeriglio sbarcato crolla improvvisamente a duecentosette tonnellate per assestarsi nella seconda met degli anni Ottanta sulle trenta tonnellate all'anno.
Cosa ci dice questo grafico? Che la risorsa smeriglio  stata pescata in modo insostenibile, fino ad andare incontro a una crisi e a un crollo. Attualmente continua a essere pescato come cattura accidentale. Dati simili esistono per altre specie, come lo spinarolo e lo squalo elefante.
La pesca nei mari italiani non offre purtroppo serie storiche di statistiche affidabili, dobbiamo basarci su racconti dal sapore spesso aneddotico, o su quanto ci riporta la letteratura: opere letterarie ci dicono che i pescatori siciliani degli anni Quaranta nei periodi di carestia si dedicavano a pescare gli squali: quindi gli squali c'erano in Mediterraneo, e i pescatori in periodi normali li schifavano in quanto non pregiati.
Storicamente gli squali sono sempre stati considerati pesce di valore scarso. Il loro contributo alla pesca mondiale  tutto sommato limitato. Di conseguenza, non sono mai stati dedicati fondi per la ricerca. Solo recentemente il loro valore  aumentato, soprattutto per le pinne, che alimentano una cattura poco documentata (stimata doppia rispetto ai rapporti ufficiali). Una gestione corretta della risorsa elasmobranco  necessaria, e con una certa urgenza.
Io avrei finito, ci sono domande?
Professore, io avrei una domanda. Ecco,  piuttosto una curiosit. Lei  stato molto chiaro ed esauriente sul problema della pesca agli elasmobranchi, ma sappiamo anche che lei  stato coinvolto negli avvistamenti di Scilla in Mediterraneo, l'ho seguita in televisione. Ci pu raccontare qualcosa sull'argomento?
Che vi posso dire che gi non sapete? Su Scilla  stato detto e scritto anche troppo: giornali e tv si sono impadroniti del mostro e lo hanno sbattuto in prima pagina ricercando il sensazionalismo a ogni costo, allungandolo come un elastico per farlo pi terribile, inventandosi attacchi anche dove tecnicamente non esistono, descrivendo in anticipo gli attacchi a pescatori e bagnanti che Scilla potrebbe in teoria compiere in futuro.
Nessuno ha detto o scritto che  la prima volta che uno squalo bianco  fotografato cos bene in Mediterraneo, questa sarebbe la notizia vera.
S, ha ragione. Questa dovrebbe essere la notizia, non quella degli attacchi.
Che poi se la andiamo ad analizzare  una notizia falsa: non c' stato nessun attacco.
Ormai siamo arrivati alla notizia che potrebbe verificarsi: Scilla potrebbe attaccare un bambino che fa il bagno.
Mi tiro indietro e ascolto, gli interventi si susseguono in modo spontaneamente ordinato, tutto sommato sono contento di aver catturato l'interesse degli studenti e del loro interessarsi ai fatti di cronaca, non assorbendo passivamente le notizie lette ma considerandole in modo critico. Purtroppo siamo alle solite: Ragazzi, sapete qual  il grosso problema che incontro nel tentativo di stimolare nel grande pubblico una consapevolezza sul pericolo di estinzione degli elasmobranchi? E che continuiamo a comunicare in realt solo con persone che in qualche modo sono gi consapevoli. Voi sapete cosa  uno squalo, ma la maggior parte delle persone non lo sa e sente solo quello che vuol sentire. Se chiedete in un bar cosa ricordano dell'intervista dell'altra sera, quasi tutti (ammesso che l'abbiano vista) ricorderanno le parole di Attilio Pasta sul pericolo di attacco ai bagnanti e sul fatto che lo squalo pu scambiare un bagnante visto da sotto per una foca. Ho cercato di far passare qualche notizia sulla pesca indiscriminata, sul taglio delle pinne, ma sinceramente non credo che le mie parole siano servite a qualcosa. L'ascoltatore medio ha iniziato la serata pensando che lo squalo sia un pericoloso killer assetato di sangue umano e l'ha finita pensando esattamente lo stesso, e che se domani il figlio volesse andare al mare glielo impedirebbe.
Negli anni Sessanta le campagne contro la caccia alle balene hanno avuto un successo immediato presso la gente per la simpatia che la balena genera... adesso per lo squalo  molto pi difficile aggiudicarsi non dico la simpatia, ma almeno la partecipazione della gente.
Siamo lontani da questo, purtroppo. Ci vorrebbe forse un evento mediatico che aiuti, ma non saprei come realizzarlo.
La mia lezione  finita, buongiorno a tutti, vi lascio alla lezione successiva.

Note.
42. Spatola: termine dialettale, indica il pesce sciabola (Lepidopus caudatus), un pesce di profondit non molto pregiato.
43. Pescebestino: termine dialettale che indica lo squalo in generale.
44. Pescepalumbo e pescevacca: termini dialettali che indicano squali di profondit.


Di tutte queste cose  principio ed  il massimo bene la prudenza
Epicuro, III secolo a.C., Lettera a Meneceo

CAPITOLO VENTI.
17 GIUGNO.

Li stai seguendo da tempo, si muovono veloci da sud verso nord e tu mantieni invariata la distanza e rimani una cinquantina di metri pi in profondit, dove non possono vederti. E un piccolo banco di boniti, circa quaranta individui tutti uguali come dimensioni, hanno mangiato da poco e si muovono lentamente nel blu. Non hai fretta. Non  facile attaccare un banco di pesci, i loro movimenti coordinati possono facilmente generare confusione nel tuo sistema percettivo. In questi casi  meglio cercare di isolare dal banco un solo individuo, che diventa una preda facile.
Li stai seguendo, ma loro non accennano a rallentare n a separarsi. Il fondale davanti a te diventa improvvisamente meno profondo. La costa continentale  alla tua destra, davanti hai probabilmente un'isola. Negli ultimi tempi il rumore dei motori delle barche si  fatto ancora pi insistente, rumore forte di barche piccole, gommoni con motorizzazioni ingiustificate per le loro dimensioni solcano la superficie del mare a tutto gas lasciandosi dietro una scia maleodorante. I boniti si sono abbassati di livello improvvisamente proprio per il passaggio di un gommone (anche loro sono privi di vescica natatoria), e guardando in basso dalla nuova profondit raggiunta si accorgono di te. Puoi sentire dall'odore la loro reazione allarmata e vedi il banco che si fa pi compatto. Ora attaccarli sarebbe ancora pi difficile. Un predatore deve mettere in conto una percentuale di insuccessi, di inseguimenti infruttuosi, di avvicinamenti dalla parte sbagliata per le correnti che cambiano all'ultimo momento.
Continui a seguirli con meno convinzione, quando un altro rumore attira la tua attenzione da sinistra:  come quando tante giovani foche saltano in acqua contemporaneamente per le prime spedizioni in mare,  uno sciacquio improvviso, ripetuto, insistito. Da lontano sembrerebbe il richiamo di una preda facile.
Ti orienti in modo da nuotare verso la fonte del rumore, il fondale si fa rapidamente meno profondo, ne segui il profilo. Presto realizzi dall'odore che non si tratta di foche:  un odore che ti ricorda quello degli esseri alieni che hai visto sott'acqua, ma arricchito di una insopportabile miscela di olezzi dolciastri, artificiali, completamente estranei al tuo ambiente. Resisti alla tentazione di fuggire lontano solo per la curiosit di vedere da vicino cosa odora in quel modo.
Ti muovi cautamente tra grandi rocce sparpagliate su un fondale sabbioso, coperto di posidonia(45). La profondit  ridotta, una ventina di metri, e questo dovrebbe metterti in guardia: in caso di attacco devi mantenerti aperta una via di fuga. L'odore dolciastro  fortissimo, gli esseri che lo provocano si muovono in modo scoordinato nell'acqua poco profonda colpendone la superficie con un rumore forte. Adesso il fondale  sabbioso, si fa rapidamente meno profondo ma mantenendosi aperto, ti lascia diverse vie di fuga. Decidi di proseguire e finalmente li vedi. Tanti esseri dalle quattro appendici lunghe, simili a quello dai tubi lampeggianti o agli occupanti delle barche, di dimensioni assortite, si muovono sulla superfcie dell'acqua in modo privo di ordine, scalciandola e percuotendola in continuazione. Vedi bene le sagome in controluce, prive della testa, che evidentemente gli esseri tengono sopra la superficie. Non vedi i loro occhietti maligni e questo ti fa coraggio. In mezzo a loro ti sembra di scorgere la sagoma di una foca, ti avvicini ancora, adesso sei solo a tre metri di distanza sulla verticale. Ruoti leggermente sul tuo asse in modo da guardare verso l'alto e vedi che si tratta di una tavola ellissoidale con sopra disteso uno degli esseri. Ti stavi ingannando.
Improvvisamente gli esseri sopra di te iniziano a sgambettare in modo frenetico muovendosi verso la riva. Quello che stava sulla tavola cade in acqua e anche lui con le quattro appendici percuote rumorosamente la superficie. Il rumore  intenso, assordante e l'odore che emana dai loro corpi adesso si arricchisce di una componente di adrenalina, e di un forte sentore di urea.
Questa reazione improvvisa e collettiva di fuga ti mette in apprensione, vuoi fuggire, ma per invertire la direzione devi portarti dove l'acqua  pi bassa e, mentre tutti gli alieni si muovono nella stessa direzione, verso la riva, tu viri e il tuo dorso emerge dalla superficie dell'acqua. Anche la tua coda la colpisce sollevando spruzzi inutili, ma ora finalmente sei orientata verso il largo e con un colpo di coda ti allontani velocissima. Pericolo cessato.
Allontanandoti incroci un'altra volta la scia dei boniti, diretti verso nord. Prima di sera avrai riempito lo stomaco.

Note.
45. Posidonia (Posidonia oceanica)-. Pianta marina, spesso considerata impropriamente un'alga, in realt si riproduce mediante fiori e semi e forma praterie in tutto il Mediterraneo.


Noi qui abbiamo a che fare con una macchina perfetta, una macchina divoratrice di uomini.
Steven Spielberg, 1975, Lo squalo

CAPITOLO VENTUNO.
18 GIUGNO.

Da: L'Informazione, quotidiano nazionale.
Squalo bianco semina il panico all'Elba
Porto azzurro, Elba, 17 giugno.
L'incursione di un grande squalo bianco, riconosciuto dai testimoni come Scilla, ha seminato il panico tra i bagnanti alla spiaggia di Reale, a Porto Azzurro (Isola d'Elba), tra cui decine di bambini. Solo per fortuna nessuno  rimasto vittima dell'attacco.
La prima giornata veramente estiva dopo molti week-end piovosi ieri ha spinto le famiglie verso il mare. Ma la giornata di una quarantina di persone, di cui almeno la met bambini, non si  conclusa in tragedia per puro caso. La gente si era riversata sulle spiagge e molti coraggiosi stavano tentando il primo bagno della stagione, quando, erano le 14,30 circa, un ragazzo che si spingeva su una tavola bodyboard lanciava un urlo di allarme: Lo squalo!
Il ragazzo aveva visto transitare sotto la tavola, nell'acqua bassa e limpida, la sagoma grigia di sopra e bianca di sotto, affusolata, di uno squalo bianco lungo 7 metri. L'animale affamato stava evidentemente cercando di localizzare la sua preda tra le decine di persone che aveva vicinissime. Il fuggifuggi generale che ha seguito il grido di allarme deve averlo in qualche modo disorientato perch, invece di avventarsi sulle prede pi vicine, lo squalo preferiva fare dietrofront e dirigersi verso il largo, non senza far emergere per un lungo, interminabile minuto la pinna dorsale triangolare, che confermava la sua appartenenza alla specie Carcharodon carcharas e allo stesso tempo permetteva ad alcuni dei testimoni di individuare l'ormai celebre cicatrice a forma di S, marchio di fabbrica della famigerata Scilla, lo squalo bianco femmina che sta seminando il terrore lungo le coste tirreniche.
Il signor Matteo Giusti di Livorno, al mare con la moglie Rosalba e i due figli, Cesare di dieci e Stefano di otto anni, ci racconta: Vista la bella giornata si era deciso di fare un picnic all'Elba. Il sole era forte e caldo, ho fatto mettere la crema solare ai bambini. Subito dopo mangiato ho dato loro il permesso di bagnarsi, non potevo immaginare che ci fosse questo animale mangiatore di uomini nell'acqua. Quando il ragazzo della tavola da surf ha gridato, ci sono state scene di panico, gente che strillava, che piangeva, tutti che chiamavano ad alta voce i figli. Non si capiva pi nulla, la confusione era totale. In quel frangente, ho avuto la prontezza di spirito di entrare nell'acqua fino alla vita, e sono riuscito ad agguantare i miei ragazzi, prima l'uno e poi l'altro, e tirandoli per il braccio li ho gettati sulla spiaggia. Uno dei due si  anche un po' ammaccato, poveretto, ma meglio un ginocchio graffiato che una gamba amputata dallo squalo, no? Poi ho guardato verso il mare, la gente ormai era uscita dall'acqua, e nell'allontanarsi lo squalo ha mostrato la pinna con la cicatrice di Scilla. Ha anche sbattuto la coda in superfcie, e l qualcuno ha pensato che avesse attaccato, ma poi ci siamo contati e non mancava nessuno. A questo punto spero veramente che le autorit prendano provvedimenti, oppure saremo costretti a disertare le spiagge. Bisogna che ci liberino da questa minaccia.
Da noi raggiunto telefonicamente il sindaco di Porto Azzurro, Pietro Sandri, ha dichiarato: Le associazioni di pescasportiva ci hanno telefonato in comune offrendo aiuto per pescare l'animale. Dal canto nostro abbiamo contattato due ditte che lavorano in Sudafrica per avere una consulenza e un preventivo per mettere delle reti antisqualo davanti alle nostre spiagge. Siamo consapevoli che si deve agire velocemente per salvare la stagione, che rischia di essere compromessa. Siamo preparati per agire su pi fronti per salvaguardare i nostri interessi, consapevoli che il nostro territorio  minacciato da un animale mangiatore di carne umana.
Dal canto nostro, con tutto il rispetto dovuto a una specie protetta, ci auguriamo che Scilla non diventi l'incubo della prossima estate.


Abbiamo messo esche vicino al sito dell'attacco, per tentare di prendere lo squalo se tornasse per diventare una minaccia per l'area.
www.cnn.com, 14 luglio 2012, Surfista ucciso da uno squalo in Australia

CAPITOLO VENTIDUE.
4 LUGLIO.

Da: Il quotidiano dell'Arcipelago
Pescato uno squalo elefante
3 luglio
Oggi a Portoferraio (Elba) i pescatori locali hanno sbarcato un grosso squalo che era rimasto impigliato nelle loro reti, lungo circa sette metri. Si trattava, come hanno accertato gli specialisti dell'Universit di Pisa, prontamente interpellati, di uno squalo elefante (Cetorhinus maximus). Anche se dalla superfcie la sagoma dello squalo elefante pu ricordare quella dello squalo bianco, questo  un animale innocuo, privo di denti, che si nutre solamente di plancton filtrandolo attraverso l'enorme bocca.
Dal giorno dell'attacco sventato a Porto Azzurro, nelle isole dell'Arcipelago toscano sono stati catturati due squali elefante, uno squalo grigio e quattro grandi verdesche, ma Scilla, lo squalo bianco, non  pi stato avvistato e pare aver fatto perdere le sue tracce.


Quel mostro marino era n pi n meno quel gigantesco Pesce-cane, ricordato pi volte in questa storia, e che per le sue stragi e per la sua insaziabile voracit, veniva soprannominato "l'Attila dei pesci e dei pescatori".
Carlo Collodi, 1881, Pinocchio

CAPITOLO VENTITR.
6 LUGLIO.

Allora? Che mi dici delle ultime notizie sugli attacchi di Scilla?
Sergio si allunga sulla sdraio, il sigaro cubano acceso, un generoso bicchiere di calvados in mano. Lo imito sistemandomi sull'amaca. Alla fine della cena, una maestosa grigliata di pesce preparata magistralmente da Amelia con l'aiuto di Esther (la moglie di Sergio) sulla terrazza della villa, ci stiamo godendo la frescura che la brezza della sera porta con s assieme ai profumi degli ulivi e delle erbe selvatiche. Un cielo striato di nuvole rosa intenso si riflette sul mare calmissimo del golfo, ormai di un colore scuro. Le luci di Genova e dei paesi rivieraschi aprono una ferita arancione tra il viola del mare e la macchia nera della terraferma, appena punteggiata di luci sparse sulle colline. Il canto delle raganelle, i maschi che richiamano le femmine per la deposizione delle uova nelle vasche di raccolta dell'acqua piovana, sta iniziando: la consueta colonna sonora dell'estate ligure.
Almeno una volta l'anno invitiamo Sergio e sua moglie a cena. Non  una cena di lavoro, non lo  mai con Sergio, la conversazione si dipana piacevolmente coprendo gli argomenti pi vari. Ma alla fine, nel momento di maggiore relax, inevitabilmente l'argomento del giorno torna ad affacciarsi.
Sospiro liberando una nuvola di aromatico fumo dal sigaro.
Ho parlato con uno dei testimoni, uno che era sulle rocce vicino alla spiaggia, un poco pi in alto.
Mi ha raccontato che ci sono state scene di panico non da ridere, gente che gridava e piangeva come se lo squalo gli stesse gi masticando una gamba. Lui dall'alto ha visto bene la sagoma scura, vicinissima alla gente, poi l'ha vista sparire quando il fuggifuggi generale ha agitato la superficie dell'acqua, e ricomparire un poco pi in l mentre si allontanava. In quel momento ha visto la pinna spuntare a pelo d'acqua con la cicatrice a forma di S.
Sono mortificato: giornali e televisione ormai incitano apertamente a uccidere il mostro, uccisioni di squali e delfini sono in corso anche se li mascherano da catture accidentali, l'opinione pubblica  tutta contro. In sei mesi non sono riuscito a trovare il modo per rendere lo squalo, non dico simpatico, ma per lo meno accettabile. E adesso questi episodi non fanno che peggiorare la situazione.
Hai lavorato bene, nessuno poteva prevedere questi eventi.
Che poi stringi stringi non dimostrano niente: alla fine nessuno si  fatto male. L'unica cosa che si dimostra  che in Mediterraneo ci sono pescicani. Bella scoperta, lo sapeva anche il mio conterraneo Collodi.
 Amelia che parla. Interviene Esther. Esther  una donna alta, bionda, prosperosa. Americana di nascita, si era trasferita in Italia ai tempi dell'Universit, per studiare arte nel paese di Leonardo, e poi aveva trovato lavoro come restauratrice di opere d'arte e oggetti di antiquariato.
E cosa c'entra Collodi?
A.: Molti non lo sanno, la versione di Disney con quella strana balena dai grandi denti  assai pi nota dell'originale, ma nel testo di Collodi a ingoiare Pinocchio e Geppetto  un pescecane. Cio uno squalo bianco. Nella Toscana dell'ottocento evidentemente la balena non doveva essere un animale molto conosciuto, lo era sicuramente di pi il pescecane.
E.: Insomma, abbiamo sempre convissuto con gli squali. Anche io ricordo di averne visti raffigurati in affreschi, che ho sempre considerato un po'... fantasiosi, in una villa dove ho lavorato, in qualche paese lungo la riviera. Ma allora adesso perch tanta pubblicit? Se non c' stata neanche una vittima. Non sar uno squalo un po' sfigato?
E scoppia in una delle sue risate, sonora, solare.
A.: Brava! Forse questo sarebbe il modo giusto per presentarlo. Altro che il mito, il grande divoratore, Gargantua o che altro... Scilla, lo squalo sfigato. Cos forse farebbe simpatia, no?
G.:  vero quello che dice Amelia a proposito di Pinocchio, nel secolo scorso, anzi, ormai due secoli fa, la gente sapeva che in mare ci si pu aspettare di incontrare uno squalo. Nessuno sentiva il bisogno di tirare in ballo il riscaldamento globale no? C'era in giro questo pescehane, grosso dimolto!
S.: Ormai i media hanno il solo scopo di essere comprati o guardati da quante pi persone possibile, per poter vendere bene gli spazi pubblicitari. Con poche eccezioni, il panorama nazionale  desolante. E tutti dicono e scrivono solo quello che la gente si aspetta di sentire: che lo squalo  lungo sette metri anche se non  vero, che arriva dal mar Rosso, che mangia i bambini.
A.: Come i comunisti!
E.: Ma insomma, quanto lungo  'sto squalo?
Risata generale. Sergio mi fa cenno al suo bicchiere del calvados ormai vuoto, lo riempio e riempio anche il mio.
G.: Secondo il fotografo, che se lo  trovato molto vicino a Scilla, sar cinque metri o gi di l. Che, detto tra noi, sarebbe pi del pi grande squalo che abbia mai visto da vicino (escludendo gli squali balena).
E.: Ah, ho capito, ma sette metri fa pi figo, eh? Ah, voi italiani!
S.: Comunque, e te lo dico prima di bere il tuo ottimo calvados perch dopo sar assai meno affidabile, secondo me Gabriele mio tu stai lavorando molto bene. Anche l'altra sera alla trasmissione di Pasta gli hai tenuto testa in modo egregio. Per novantanove persone che sbavano per il ghigno di quella banderuola ce ne sar stata una che, ascoltando quello che avevi da dire, avr detto: "Ah, per." Il nostro lavoro  cos, procede pian piano, ma secondo me procede bene. E ho visto anche la registrazione del tuo intervento a Singapore, anche l sei stato bravo, grande pathos. Ci detto, vi invito a brindare alla nostra salute e alla memoria di chi purtroppo non  pi tra noi.
A.: A Corto, che di sicuro  ancora da qualche parte, non so sotto che forma ma lo scopriremo.
Non avevo raccontato a nessuno la storia dei killer di Singapore, col passare del tempo mi ero sempre pi convinto che fosse stata una messa in scena per spaventarmi, e poi l'evento del suicidio di Corto lo aveva fatto passare in secondo piano nella mia mente. Per qualche notte non avevo dormito bene, anche a casa stavo sveglio la notte con l'orecchio attento al minimo rumore, aspettandomi di vedere nel vano della vetrata la sagoma dei due asiatici nerovestiti. Ma era passato.
G.: Poco tempo fa ho condiviso una riflessione con Dria, il pescatore. Secondo lui i miti sono morti, uccisi dal potere tritatutto dei media. Lui dice che una societ civile senza miti non pu definirsi civile. E che per rilanciare in modo nuovo l'immagine dello squalo bisognerebbe ricostruire la sua immagine mitica.
E.: In che modo?
A.: E proprio questo il punto. La nostra societ non ha mai avuto grandi miti che riguardino lo squalo, anche nelle storie di Giona e di Pinocchio lo squalo  confuso con una balena spesso e volentieri. Bisogna andare in Polinesia o alle Hawaii per trovare dei bei miti.
G.: Ma in qualche modo io ho ritrovato il mito nelle vecchie cronache degli squali pescati e aperti, da cui escono resti di pasti esagerati.
S.: In questo momento mi sento un po' squalo anche io, allora. Pensa se mi aprissero lo stomaco cosa non ne uscirebbe.
G.: Non voglio dire che dobbiamo tornare alle cronache un po' ingenue degli anni Quaranta e Cinquanta, ma ci deve essere una via di mezzo tra queste e la visione di uno squalo come freddo assassino da eliminare, inadatto a vivere. Mi sembra che nel passato il pescecane fosse accettato meglio.
S.: Ne abbiamo parlato altre volte: la paura di essere mangiato  una paura atavica. Nei secoli passati era molto pi facile essere fatto a pezzi dai lupi che dallo squalo, e il lupo era il nemico. Ora i lupi sono pochi e isolati, si guarderebbero bene dall'attaccarci, invece lo squalo resta un predatore attivo, che ci pu attaccare, tra l'altro in un ambiente in cui ci sentiamo in svantaggio. Anzi, in cui siamo in svantaggio.
A.: La gente lo teme, in modo esagerato, irrazionale.
G.: Ci stiamo rompendo la testa da mesi, ma sar difficile uscirne. Stiamo a vedere adesso che succede con Scilla. La cosa peggiore sarebbe che qualcuno la pescasse e la uccidesse, dando ragione per sempre a chi la vuole vedere morta. In un altro momento staremmo qui a progettare immersioni in gabbia per vedere da vicino questo animale magnifico, adesso sinceramente spero solo che si inabissi e non si faccia pi vedere, per il suo bene.
S.: Staremo a vedere, preparati al fatto che si faccia pescare, so che per te sarebbe una delusione ma lo ritengo possibile. Purtroppo la caccia  aperta. Andiamo Esther? Aiutiamo a mettere a posto e andiamo, dai, che  mezzanotte passata. Scusatemi ragazzi, ma si  fatta una certa ora e io ormai sono un vecchierello.
Dalla nostra posizione non la vediamo, anche perch ormai l'oscurit  scesa dal promontorio avvolgendo le acque in un nero uniforme, ma se fossimo sulle rocce di Punta Chiappa, sfruttando il controluce sul riflesso metallico della luna nascente, avremmo forse potuto scorgere una scura sagoma triangolare stagliarsi in silhouette al largo della punta, poco davanti alla boa che permette alle barche di ormeggiare sulla secca dell'Isuela, dirigere prima verso le rocce, poi allargarsi e doppiare la punta entrando nel Golfo, verso le luci di Camogli.


Che  grosso dimolto questo pesce-cane?, domand Pinocchio, che di gi cominciava a tremare dalla paura. Se gli  grosso!..., replic il delfino. Perch tu possa fartene un'idea, ti dir che  pi grosso di un casamento di cinque piani.
Carlo Collodi, 1881, Pinocchio

CAPITOLO VENTIQUATTRO.
7 LUGLIO.

O abelinou, mi ho piggi o t pesciu. Ho preso il tuo pesce, che ne devo fare?
Ho alzato meccanicamente il telefonino, schiacciato miracolosamente il pulsante giusto per rispondere, guidato non dai sensi (avevo gli occhi ancora chiusi) ma da qualche misterioso istinto primordiale. Devo aver bofonchiato qualche suono indistinto nel microfono. Sempre meccanicamente guardo l'ora sulla sveglia: le 5,56. La mia mente, con fatica e lentezza esasperanti, cerca di collegare la voce che mi ha risposto con un volto. Chi mi pu telefonare a quest'ora per parlarmi in dialetto? Qualcuno che ha sbagliato numero, di sicuro. Ma che diceva, ha preso il mio pesce? Da qualche remoto angolo del mio sistema nervoso si affacciano il volto legnoso e il sorriso distaccato di Dria. Dria.
Siete pregati di inserire il cervello prima di rispondere. Abelinou, dormivi?
Fai un po' tu... Che ore sono, Dria? E sabato mattina!
Andiamo bene. Qui parla uno che lavora, non ci facciamo mangiare il belin dalle mosche, noi. Non dire niente, ascolta. Il tuo pesciucan, come lo chiamano, Scilla,  finito nella tonnara stamattina presto. Sta bene, nuota, evita le reti per adesso, madonna come  grosso! Mai visto niente del genere, e se te lo dico io puoi crederci. Ce l'ho nella camera di raccolta. Che vuoi fare, vieni a tirarla fuori tu o vuoi che chiami i carabinieri?
O belin. L'hai gi detto a qualcuno?
S, credi che io sia nescio, sia scemo? Sei il primo a cui lo dico, voglio darti la possibilit di decidere. Ma fai in fretta, che non posso pensare al disastro che pu fare se si impiglia in una rete. Io a sbrogliarlo non ci vado, ci puoi scommettere il culo. Allora?
Arrivo. Dammi mezzora.
Riattacco, ributto la testa sul cuscino. Amelia, rannicchiata in posizione fetale sul suo lato del letto, senza aprire gli occhi bofonchia.
Chi rompe a quest'ora?
Era Dria: Scilla  nella tonnara.
O hazzo!
Un secondo dopo  in piedi di fianco al letto, addosso solo le mutandine.
Che fai adesso?
Preparo il caff. Ho sentito che scendi al porto, che vuoi fare? Credi che ti ci lasci andare da solo?
Bisogna tirarla fuori di l prima che si aggrovigli nella rete. Che posso fare? Chiamo Sergio.
Compongo il numero, dall'altra parte suona una volta sola: Sergio dorme poco, ma odia che si svegli Esther presto al sabato mattina.
Pronto. Spero che sia per un motivo serio.
Mi ha chiamato Dria! Scilla  nella tonnara.
O belin! Motivo serio. Vengo subito, ci vediamo al
porticciolo. Ha avvisato qualcun altro?
No.
Bene, digli che non chiami nessuno, ce la giochiamo io e te. Arrivo.
Sento da lontano il gorgoglio della moka, mi bevo un caff doppio con due biscotti, mi vesto e metto in moto lo scooter. Le nostre attrezzature subacquee sono in un box al porticciolo.
Lungo la strada Amelia mi chiede?
Che pensi che farai?
Dobbiamo tirarla fuori di l. Uno squalo non esce facilmente da solo dalla tonnara.
Allora?
Allora mi toccher immergermi.
Hai paura?
Sono gi stato altre volte in acqua con squali bianchi, so come interpretare il loro comportamento.
 vero, ho esperienza di immersioni in acque libere con squali bianchi, ma in una situazione completamente diversa. In Sudafrica erano attirati con del cibo di loro gradimento, li vedevi da lontano nell'acqua relativamente limpida, avevi tutto il tempo per studiare le loro mosse, potevano andarsene quando volevano: non c'erano fattori di stress per loro. Scilla girava dentro la tonnara chiss da quanto tempo, doveva essere stressata per la privazione della libert, stanca, a doverla incontrare in un ambiente chiuso provavo lo stesso entusiasmo di Pinocchio. Per quanto ne so potrebbe reagire in diversi modi, incluso attaccare e annientare l'intruso che andava a disturbarla nel piccolo ambiente confinato che ormai aveva fatto suo. Se avessi potuto scegliere il luogo per un appuntamento, la tonnara di Camogli sarebbe stata vicina all'ultimo posto.
E poi cosa far? Allo stato dell'arte, non so di nessuno che abbia mai guidato uno squalo bianco fuori da una tonnara. Mi  capitato di scendere in acqua con dei sub che avevano il compito di condurre il banco dei tonni verso la camera della morte, i tonni dopo poco attribuiscono al sub il ruolo di guida e si lasciano guidare, come pecore, verso la fine. Ma i tonni sono pesci ossei sociali, che potrebbe fare nella stessa situazione un predatore di vertice solitario?
Sii prudente.
Tranquilla, non far l'imprudente. Vediamo com' la situazione, magari scopriremo che non sar nemmeno il caso di entrare. Ma devo essere pronto. Verresti anche tu in acqua?
Lo sai che ci verrei morta, ma non ho la tua esperienza, non vorrei far innervosire Scilla. Preferisco lasciar andare te e
Sergio, tranquilli. A meno che tu mi dica che c' bisogno di me.
Cominciamo io e Sergio in acqua, stai pronta, potrebbe esserci bisogno.
Ti voglio bene.
Anche io.
 un'altra giornata di sole accecante, i raggi solari ci scaldano la nuca mentre con lo scooter percorriamo le curve della strada che scende dalla Ruta a Camogli. Faccio fatica a tenere gli occhi aperti dietro agli occhiali da sole, anche per effetto della sveglia anticipata e del bere di ieri sera. D'estate le prime ore di luce sono le pi belle, ma non sono decisamente nelle condizioni adatte per apprezzarle. In tutti i casi lo scenario prepara un degno contorno per un evento memorabile.
Al porticciolo mi aspetta Costanzo, uno dei tonnarotti (i pescatori della tonnara), con un gommone.
Dov' Dria?
Gli domando.
Alla tonnara. Sali che ti porto.
Aspettiamo Sergio, l'ho chiamato, abita a Sori, tra cinque minuti sar qui. Intanto prendo la mia attrezzatura.
Il professore?
Il professore. Sicuramente verr in acqua anche lui.
Mentre sistemo la cesta dell'attrezzatura sul gommone arriva l'auto di Sergio. Senza dire una parola carica sul gommone la sua attrezzatura e la telecamera pronta nella custodia.
Ciao Sergio. Vieni in acqua anche tu?
Domanda retorica da parte mia. La risposta  ovvia: E ti pare che ti lasci da solo? E chi fa le riprese?
Hai tutto pronto?
Ho solo un faro, l'altro non era in carica. Tienila vicino alla superficie per le riprese.
Amelia interviene: Voi siete matti, tutti e due.
No,  una magnifica giornata di sole, se Scilla sta vicino alla superficie non ci sar bisogno di fari, verranno delle magnifiche riprese in luce ambiente.
Ribadisco: siete matti tutti e due.
Proseguiamo in silenzio, col sole basso che adesso ci tormenta gli occhi con riflessi accecanti mentre il gommone orienta la prua verso la tonnara. Il mare  una tavola, bonaccia assoluta. Stiamo in silenzio un po' perch il rumore del motore ci costringerebbe a urlare, ma molto perch in questo momento siamo soli con noi stessi. La drammaticit del momento cambia il nostro modo di relazionarci con gli altri. Nella risposta di Sergio ad Amelia leggo la logica stringente che  tipica di Sergio, ma il modo un poco da spaccone non  assolutamente il suo,  dovuto alla tensione del momento.
Mi figuro mentalmente quello che stiamo per fare, cerco di immaginare quali potrebbero essere le reazioni del pescecane. Siamo arrivati. Forza, Pinocchio, tocca a te.
Buongiorno professori. Ecco qui l'animale, che facciamo?
Dria ci accoglie sulla barca detta poltrona, quella che staziona in permanenza sopra la camera della morte, pronta per issare le reti.
Apro una parentesi per spiegare a chi non  del mestiere lo scenario su cui stiamo lavorando.
La tonnara  fatta da reti che si estendono dalla superficie al fondo, dove sono ancorate, formando come una barriera, una trappola per il pesce, a forma di T. Il pedale unisce la struttura principale con la costa, formando il primo sbarramento che i tonni si trovano davanti sul loro percorso, e che li devia verso la camera di raccolta. E la gamba verticale della T. Il pedale della tonnara di Camogli  lungo circa trecentocinquanta metri, e intercetta i tonni nel loro movimento da nordovest verso sud-est, in altre parole da Camogli verso Punta Chiappa. Questo doveva necessariamente essere stato anche il movimento di Scilla, dentro il golfo Paradiso, una curva in senso orario che la riportava verso punta Chiappa, verso le correnti pi forti, nella zona dove il pesce si raccoglie.
Il pedale convoglia i pesci in una prima grande camera, detta camera di raccolta, lunga ottanta metri, attraverso una stretta entrata che normalmente i pesci non riescono pi a localizzare, per cui continuano a girare nella camera finch i pescatori li fanno entrare nella adiacente camera della morte.
Quest'ultima ha un fondo che viene issato a mano, intrappolando definitivamente i pesci, issati in barca. La camera di raccolta a destra e la camera della morte a sinistra, allungate, insieme compongono la linea orizzontale della T.
Due porte, strette e non semplicissime da trovare per i pesci, mettono in comunicazione il pedale con la camera di raccolta e questa con la camera della morte. Per tornare indietro e uscire lungo il pedale, il pesce catturato dovrebbe svoltare verso sinistra, mentre di solito tende a mantenere la direzione con cui  entrato nella trappola cio con la rete sul lato sinistro e svoltando sempre a destra.
Ancora Dria parla, mentre sia io che Sergio, Pinocchio e Geppetto (anche se fisicamente il mio compagno fa pensare piuttosto a un Mangiafuoco appena avanti con gli anni) stiamo con gli occhi fissi sul magnifico animale che nuota a cerchio, in senso orario, per mantenersi vivo, in questo momento vicinissimo alla superfcie.
Ragazzi, allora. Tirarla su con le reti dalla camera della morte  fuori discussione, non siamo attrezzati per un pesce vivo tanto grosso, se la tiriamo su deve essere morta e non  quello che vogliamo, giusto?
Se chiamo le autorit, mandano i carabinieri con le lupare, e nemmeno questo vogliamo, giusto?
Quindi non resta che aiutarla a trovare la via di uscita, e voi sapete come, giusto?
Sull'ultima domanda non mi sento preparato, ma non importa, era una domanda retorica. Guardo Sergio, in silenzio, sapendo benissimo che pensa esattamente la stessa cosa. Lui si limita ad annuire, si sfila la tuta e inizia a indossare la muta, sudando pi di quanto la temperatura del mattino, ancora piacevole, richieda. Di Sergio non si pu dire che sia un modaiolo: la sua muta  una vecchia 5 mm monofoderata, con l'esterno di neoprene nero, piena di strappi. Dria lo osserva con attenzione e bofonchia: L' megio ave e braghe sguarce 'nto c che o cu sguaru 'nte braghe,  meglio avere i pantaloni rotti sul culo...
E la nostra avventura inizia tra le risate.


Non  una questione di coraggio. L'incapacit di arrendersi  un dato caratteriale. Forse  semplicemente stupida fame di vita.
Yann Martel, 2001, Vita di Pi

CAPITOLO VENTICINQUE.
7 LUGLIO.

Un bacio veloce sulle labbra di Amelia, che mi guarda negli occhi. Non dice niente,  meglio cos. Forse avrete capito che nessuno di noi due ama le smancerie, il suo sguardo in questo momento  sufficiente per dirmi quello che devo sapere. Mi lascio scivolare in acqua. L'entrata  nella camera della morte, Scilla  lontana, da dove siamo non la possiamo vedere. Io e Sergio ci scambiamo un OK veloce e iniziamo a nuotare, io davanti e lui subito dietro, verso la camera di raccolta. L'acqua  limpida, la superficie vista da sotto  piatta e lascia filtrare una luce azzurra, appena rotta quando si deposita sugli oggetti in un gioco di luci e ombre dovuto alle leggere ondulazioni. Le pareti di rete rivolte a est sono attualmente in ombra, e la luce che ne perfora la superficie attraverso le maglie disegna nel blu una trama diagonale di raggi simili ai laser di un concerto rock. Le nostre colonne di bolle, emesse a intervalli regolari, quasi in un'involontaria sincronia, sono al momento le uniche perturbazioni. Per il resto calma assoluta: la quiete che precede la tempesta? Un pesce luna(46) nuota accelerando
sopra di noi, disturbato dalle bolle, per lui inaspettate.
Ci scambiamo nuovamente il segnale di OK prima di varcare l'apertura che separa la camera della morte, tramite una specie di anticamera, dalla camera di raccolta. Scilla ancora non si vede, la visibilit orizzontale (ottima per Camogli) sfiora i trenta metri, il che vuol dire che lo squalo  nella met lontana della camera. Pensando che continui a girare in senso orario, con la rete alla sua sinistra, ci muoviamo in modo da tenerla sulla destra per incontrarla frontalmente: avevamo concordato i nostri spostamenti, adesso li eseguiamo in modo meccanico. Di sicuro Scilla sa che noi siamo in tonnara, deve averci percepiti e adesso  lei che tiene il mazzo. Un banco di ricciole ci passa vicino muovendosi in diagonale, dal fondo verso la superfcie, i fianchi ambrati che riflettono la luce del sole in un gioco di specchi.
Improvvisamente, lungo la parete di fronte a noi, un'ombra blu scuro si delinea. Avanza proprio alla nostra profondit, la distanza diminuisce e vedo distintamente il muso conico diviso da una linea netta in due colori, il biancore della parte ventrale, gli occhietti neri inespressivi. Sono in apnea, quando espiro mi rendo conto che ho bisogno di inspirare subito, o andr in debito di ossigeno.  grande.
Mi volto lentamente, Sergio ha iniziato a filmare, sembra tranquillo o finge bene. Riaggancio gli occhi del predatore, che percepisce il mio sguardo e reagisce come non vorrei. Abbassa le pinne pettorali, inarca il dorso, solleva il capo a mostrare bene la bocca enorme: un chiaro segnale di aggressivit. Continuando con la metafora del mazzo di carte,  come se avesse pescato per me la donna di picche. Abbasso lo sguardo continuando a seguirla in tralice e mi sembra che si rilassi, Sergio me lo conferma con il segnale di OK: entrambi tratteniamo il fiato, perfettamente immobili. Scilla sfila a cinque o sei metri da noi, apparentemente ignorandoci, per un intervallo di tempo che mi sembra interminabile. Due colpi di coda e sparisce di nuovo nel torbido. Quanto  grande? Espiro fragorosamente, guardo il manometro per controllare il consumo. Sergio mi mostra ancora indice e pollice uniti nel segnale dell'OK, poi mi mostra le cinque dita stese ( come se avesse letto nel mio pensiero, cinque metri, la lunghezza che lui stima per lo squalo), infine indica la videocamera e mi rivolge un cenno di entusiasmo. Condivido, ma devo dire la verit, sto gi pensando a come sbloccare la situazione: non  una corrida, dobbiamo aiutare Scilla a uscire. Restituisco l'OK.
Siamo pi o meno nella posizione dove avevamo previsto di fermarci, una ventina di metri dietro di noi c' l'apertura da dove Scilla  entrata nella tonnara. Ogni giro della camera di raccolta riporta lo squalo a passare davanti alla salvezza, ma per uscire dovrebbe praticamente fare un'inversione a U in uno spazio angusto, vedendo reti tutto intorno a s. Un movimento claustrofobico per me, che conosco la piantina della tonnara, mi figuro benissimo cosa possa significare per un essere di quelle dimensioni costretto a nuotare in continuazione per non affondare. Logicamente si mantiene nella camera di raccolta, che le consente di nuotare e le lascia un poco di spazio per manovrare, il minimo.
Faccio segno a Sergio di fermarci, e aspettiamo. Passa un minuto circa, e l'ombra scura si materializza una seconda volta. Il secondo passaggio  molto pi rilassato del primo, forse ha capito che non siamo una minaccia e ha deposto le dimostrazioni di aggressivit. Tacitamente aspettiamo il terzo, il quarto e il quinto passaggio, servono all'animale per studiarci e a noi per familiarizzare con lei, o al contrario. Scilla continua a girare in senso orario nella camera di raccolta, e a ogni passaggio si tiene lontana, terrorizzata, da quell'apertura che sembra dare su un vicolo buio, che invece la condurrebbe verso la libert.
Dopo il quinto passaggio faccio segno a Sergio: spostiamoci indietro, pi vicini all'apertura. Il sesto passaggio avviene mentre nuotiamo lentamente, Scilla ci sfila accanto indifferente. Come la vedo nuovamente arrivare, mi metto a nuotare davanti a lei, vado pi o meno alla sua velocit, arrivato all'altezza della porta giro sulla mia sinistra, mi giro indietro, e la vedo sfilare e voltare a destra. Mi ha visto nuotare di fronte a lei, ma al momento di decidere dove andare mi ha considerato trasparente e ha continuato per la sua via. Perch avrebbe dovuto seguirmi?
Al passaggio successivo decido di nuotare per un tratto pi lungo davanti a lei. Lo spiego a gesti a Sergio, che rimane fermo sul posto per le riprese. Risultato nullo. Ripeto un'altra volta il tentativo pinneggiando con energia davanti a Scilla, che sembra avanzare velocemente senza il minimo sforzo. Al momento buono scarto a sinistra, mi giro disperatamente per indicarle l'uscita, niente. Il suo sistema nervoso  quello di un predatore solitario, non di un tonno sociale, non sembra per nulla interessata a seguirmi. Se voglio nuotare con lei me lo concede, ma quando mi stacco semplicemente lascia che io prosegua per la mia via. Lei  la dea del mare, io sono semplicemente il suo corteo, il pesce pilota che la accompagna per il periodo che lei mi concede.
Frustrato, la guardo sfilarmi accanto curvando a destra per l'ennesima volta, solenne, indifferente, e sento una voce provenire dal centro del mio cervello: "La mar... al femminile... la mar...''''
Scilla  femmina, come femmina devo trattarla, non come un pesce sociale, come un tonno dal cervello primitivo.
E come devo fare? Che tipo di trattamento si aspetterebbe da un maschio? Il corteggiamento tra gli squali  fatto di morsi anche crudeli... ma in questo sono svantaggiato, mi vedete a togliermi di bocca l'erogatore per affondare gli incisivi nella nuca di uno squalo bianco di cinque metri? Non devo corteggiarla, devo farle cambiare direzione... Un altro squalo bianco le darebbe uno spintone e la metterebbe in carreggiata. Ma peser tre o quattro tonnellate!
Mi faccio coraggio, Scilla  di nuovo al mio fianco, allungo una mano e le sfioro la pinna pettorale, poi la tocco decisamente, aumentando la pressione. L'occhio dello squalo ruota nell'orbita e mi guarda interrogativo, ma mi lascia fare. Posso farlo. La lascio andare. Sergio mi guarda ancora pi interrogativo e mi rivolge il segnale universale con le dita raccolte verso l'alto e la mano mossa su e gi. Gli rispondo col palmo della mano aperta mosso avanti e indietro "aspetta", seguito dall'indice puntato verso di lui e dal gesto della videocamera operata a manovella "tu riprendi tutto".
Ennesimo passaggio. Mi avvicino e tocco ancora Scilla sulla pinna pettorale, poi scivolo sul suo enorme dorso. L'idea  di provare a sospingerla, a dirigerla da sopra verso sinistra, ma appena esco dal suo campo visivo Scilla si scrolla, agitando i fianchi maestosi, e accelera lasciandomi a manovrare nelle turbolenze della sua scia, come un Pinocchio disarticolato. Ho esagerato, e la reazione non  stata un attacco ma una reazione di fastidio, come se avesse voluto dirmi "non mi va che mi approcci dal di dietro, voglio vedere cosa fai, stupido alieno". Sergio  visibilmente scosso dalle risate, ha capito cosa volevo fare, forse ha temuto per la mia incolumit. Alzo le palme verso l'alto e gli faccio segno ruotando l'indice "alla prossima".
La lascio tranquilla per due passaggi, per farmi accettare nuovamente, poi al successivo mi dispongo a lato di Scilla, alla sua sinistra, allungo la mano e stabilisco il contatto con la sua pinna pettorale. Aspetto che lei dia il colpo di coda a destra, che orienta il muso verso la sinistra, poi la tiro verso di me.
Tremilacinquecento chili di squalo potrebbero facilmente liberarsi del mio strattone, ma Scilla mi asseconda, si dispone a muso in alto, una posizione che molte volte ho visto assumere agli squali balena di Cenderawasih quando vogliono manovrare quasi da fermi in uno spazio stretto, tra le reti da pesca. Il peso li porterebbe ad affondare, il movimento della coda li mantiene a profondit costante, con la possibilit di manovrare.
Il gigantesco squalo si lascia guidare da me assumendo una posizione che le consentirebbe, se io la volessi condurre in un vicolo cieco, di ruotare ancora e di rimettersi in carreggiata. Adesso siamo uniti in una specie di valzer subacqueo, cinque metri di dama-pescecane con un ridicolo cavaliere- Pinocchio che cerca di condurre la danza. Scilla sporge il muso e finalmente vede in fondo a uno stretto cunicolo di reti l'acqua libera, verde smeraldo, del golfo. Subito realizza che la via  libera, che questa  l'unica apertura non sbarrata. Con una potente codata raddrizza il corpo e si mette nella direzione dell'uscita, un paio di colpi di coda la portano in corrispondenza dell'apertura. Qui rallenta, e sembra ricordarsi di quel piccoletto che  rimasto appeso alla sua pinna pettorale per pochi secondi per poi finire travolto dalla turbolenza dell'acqua. Pinneggiando mi riporto al suo fianco, allungo la mano, le sfioro ancora la pinna pettorale e i nostri occhi si incontrano per l'ultima volta. Scilla infila l'apertura e si allontana dalla tonnara verso Genova, verso la libert.
Rivolgo lo sguardo verso l'alto, e vedo Amelia, con maschera pinne e snorkel, che a pugni chiusi esulta. Pollice in su, faccio segno a Sergio "OK. Risaliamo." Il computer segna dieci metri di profondit, saliamo lentamente, rilassati dopo tanta tensione. La risalita dura in tutto cinque minuti, rispettiamo la sosta di sicurezza a quattro metri, con Sergio eccitato come mai che gesticola con la telecamera e mi mostra nel monitor l'immagine, nitidissima, del mio giro di valzer con la bestia. Amelia, scesa in apnea, guarda e strabuzza gli occhi nella maschera, anche se aveva gi visto tutto dalla superficie, non poteva resistere ad aspettarmi in barca.  entrata in acqua mantenendosi sempre al di l della rete del pedale per non innervosire l'animalone. Quando gonfio il jacket in superficie mi butta le braccia al collo. Le dico: Tecnicamente credo di averti tradito con una squala.
Lo so, ti ho visto sai. A hasa facciamo i honti. homunque: uno, aveva ragione Horto, e due, voi siete matti, entrambi.

Note.
46. pesce luna (Mola mola) -, grosso pesce pelagico, dalla forma strana, si nutre di meduse e altri organismi gelatinosi del plancton.


Perch non ti ho inseguito attraverso il mondo per divorarti, come pensavi. Dal re del mare avevo avuto soltanto l'incarico di consegnarti questo.
Dino Buzzati, 1966, Il colombre

CAPITOLO VENTISEI.
7 LUGLIO.

Non sai bene ricostruire come sia successo, ma mentre seguivi un pesce spada a un tratto la libert  finita. Hai incontrato una parete di rete, scura nella luce tenue dell'aurora, compatta. L'hai seguita e ti sei resa conto rapidamente che stavi girando in tondo, in uno spazio limitato. Tuoi compagni di prigionia sono un pesce luna, il piccolo spada e un banco di ricciole, ma cacciare una preda  diventato l'ultimo dei tuoi problemi, adesso la priorit  uscire di l, ritrovare il blu, la libert di andare dove vuoi, via dal profumo dolce e leggermente nauseante che viene da quella rete fatta di fibre di cocco.
Qualcuno sosterrebbe che uno squalo, non avendo consapevolezza di s come individuo, non potrebbe provare nessuna sensazione claustrofobica, non comprenderebbe di essere rinchiuso. Niente di pi falso, il tuo nervosismo aumenta man mano che tutti i tuoi sensi, dalla vista alla linea laterale, ti dicono che sei attorniata da una barriera invalicabile, che si stende dal fondo alla superficie.
La luce dell'alba piove dall'alto e gioca con le reti, illuminando con raggi diagonali la tua nuova condizione di prigioniera. L'unica cosa che puoi fare  nuotare, lentamente ma continuamente. Il movimento da un lato ti permette di non sprofondare e dall'altro garantisce alle tue branchie l'apporto di ossigeno necessario per mantenerti in vita. Il tuo sistema respiratorio piuttosto primitivo richiede che una corrente di acqua sia forzata attraverso la bocca per portare ossigeno alle branchie. In assenza di forti correnti bisogna nuotare.
Senti le barche sopra di te, vedi un grande occhio a cerchio forare la superficie e attraverso l'occhio vedi facce aliene e braccia che gesticolano. Poi niente, solo silenzio e luce filtrata, e pareti che ti limitano, e claustrofobia.
Qualche grosso animale divide lo spazio con te, grosso e rumoroso. Conosci gi il rumore delle bolle, e vedi esattamente quello che ti aspettavi, le paurose colonne turbolente che si staccano dalle teste di due alieni gorgoglianti e puzzolenti di neoprene. Paura. Con il cuore che batte forte inarchi il dorso e mostri i denti, devono capire che anche se non hai voglia di cacciare sei comunque pronta a difenderti. In fondo siete tutti prigionieri in questo spazio. Probabilmente lo capiscono, perch a parte il rumore costante si immobilizzano e ti cedono il passo, abbassando anche lo sguardo. Le dimensioni sono dalla tua parte, hai stabilito l'ordine gerarchico e forse non ti daranno pi fastidio, ma devi stare all'erta, le mosse degli alieni sono imprevedibili. Ricordi ancora i lampi di luce che ti terrorizzarono a Scilla imprimendosi indelebili nella tua memoria attraverso la retina.
Loro stanno fermi, sembrano tranquilli, solo non capisci la ragione dell'agitarsi del pi sottile. Adesso addirittura nuota davanti a te, come fanno i pesci pilota, cerca di sfruttare la tua onda di prua per spingersi ma  troppo goffo, disperde un sacco di energie e perde le linee di flusso che dovrebbe seguire. Sembra che giochi, non fa pi paura ma non capisci, forse lui non si rende conto di essere rinchiuso, e vuole sfidarti in una specie di gara. E alla fine si infila sempre nello spazio pi buio e pi pauroso, svoltando a sinistra in quell'angolo tra le reti.
Adesso ti tocca. Il suo contatto  lievissimo, non ti piacciono queste dita bianche e sottili, ma il loro tocco delicato ti trasmette in qualche modo una vibrazione piacevole. E qualcosa di familiare, in qualche modo come il contatto di un vecchio amico, come se ti volesse comunicare qualcosa, ma cosa?
Ma adesso cosa fa, perch ti sale sul dorso scomparendo al tuo controllo? Questo non va bene, non vuoi permetterlo, e te
lo scrolli di dosso con un guizzo. Non ti ha fatto nessun male, ma  sempre un alieno predatore, non devi lasciare che si sottragga al tuo controllo. Devi stare pi attenta, non dare troppa confidenza, non abituarti.
Ripete il contatto con la pinna, e ti tira dolcemente verso di lui, verso l'anfratto buio, la parte pi in ombra della tua gabbia di rete, quella che ti fa pi paura. Eppure il piccoletto ha cercato di infilarsi laggi ripetutamente, forse voleva dirti qualcosa. Decidi che vale la pena assecondarlo, e assumi una posizione in diagonale, col muso verso l'alto, che ti consente di mantenerti lontana dalle paurose pareti scure e, muovendo solo la coda, di gestire la tua manovrabilit in uno spazio limitato.
E infatti vedi laggi, in fondo a uno stretto corridoio, la luce smeraldo delle acque del golfo Paradiso, non filtrata attraverso una rete ma libera. Libera! Scatti in avanti travolgendo l'alieno, verifichi che non esistono altri sbarramenti, poi rallenti e il piccolo nuotatore ti si affianca nuovamente. Uno squalo pu provare riconoscenza? Di sicuro puoi realizzare che l'alieno ti ha aiutato a uscire dalla trappola, superando le difficolt della comunicazione tra due specie cos lontane.
Lo vedi tornare dentro la gabbia, ti allontani girando attorno alle reti che prima ti parevano terribili, che viste da fuori hanno perso molto del loro terrore e sono diventate uno dei tanti brutti relitti che gli alieni disperdono in mare, sporcando
il tuo mare. Riprendi il viaggio, seguendo la corrente che, in qualche modo lo sai, ti porter all'Atlantico, alle coste dell'Africa, alle foche. Lui sapr uscire da solo, probabilmente  rientrato per prendere l'amico, o per catturare il pesce spada. Glielo lasci volentieri.


Adesso vivo in perfetta solitudine. Noi pesci teniamo compagnia,  vero, ma i nostri pensieri sono solo nostri e pressoch incomunicabili. I nostri pensieri si infittiscono e ci comprendiamo con una totale profondit che solo chi non  gravato dalla parola e dalle sue complicazioni pu capire.
Richard Flanagan, 2001, La vita sommersa di Gould

CAPITOLO VENTISETTE.
6 MARZO.

Poche ore fa hai partorito nelle profondit dei canyon sommersi del canale di Sicilia. Il tuo utero assai elastico sta riprendendo velocemente la sua forma originale, e lascia spazio all'espansione dello stomaco. Che non si espande molto, perch  inesorabilmente vuoto. Per la prima volta da tempo avverti questa sensazione di vuoto, e pensi a come colmarla. Attorno a te acque limpidissime e pochi pesci, piccoli. Potresti tornare sui tuoi passi, verso le secche che sentivi frequentate da tonni e squali grigi, entrambi prede appetitose. Ma una traccia odorosa colpisce violentemente la tua narice sinistra: sangue di un grosso animale.
 l'odore del sangue di un animale che non conosci, ricorda l'odore della foca ma non  uguale. Ma  tanto, uno stimolo forte che si  materializzato all'improvviso, dal nulla. Come se un altro grande squalo avesse appena attaccato una grossa preda. Devi seguire lo stimolo, almeno scoprire di cosa si tratta. Inizi a seguire la traccia e ti rendi conto che porta verso la superficie. Sopra di te, in controluce, vedi chiaramente una barca dal profilo rettangolare col motore acceso che borbotta sommessamente. Non lontano dalla barca il corpo di un alieno dalle lunghe gambe galleggia, immobile. La ferita ha squarciato il suo capo, di cui manca tutta la parte posteriore, e lo ha ucciso.
Alcuni pesci volanti, forse anche loro attirati dal sangue, al tuo arrivo fuggono scomparendo al di sopra della superficie dell'acqua.
Il tuo muso tocca l'essere. A parte il sangue che ormai riempie di s l'acqua attorno, il resto sembra ricoperto di un tessuto che non ha sapore commestibile. Ma la fame comincia a mordere i tuoi visceri, il sentore del sangue  dovunque, chiudi le mascelle su una delle gambe ossute.
Una delusione. A parte le dure ossa, che si frantumano sotto il tuo morso, la carne  poca, il grasso sottocutaneo praticamente nullo, in generale un sapore strano, diverso da quelli a cui sei abituata e che in qualche modo ti aspettavi.
Comunque bisogna riempire lo stomaco. Il secondo morso trancia di netto il bacino, ingoiato in un boccone nuovamente pieno di ossa. Il tronco inizia ad affondare verso la profondit, probabilmente la pressione del morso ha svuotato i polmoni dall'aria che vi era rimasta intrappolata. Affonda sanguinando copiosamente dal capo e dalla nuova ferita, circondato subito da un nugolo di voraci sugarelli. Il gabbiano sopra di te si lamenta per la scomparsa del pasto che pregustava. Non lo degni di uno sguardo e ti allontani aristocratica, nuotando sotto la superfcie. Puoi chiedere di meglio.
Da lontano, dalla profondit di 50 metri dove nascondo nell'oscurit imminente della sera il mio giovane corpo, vedo tutta la scena come in una torbida silhouette. Vedo che ti allontani, vedo il tronco che sprofonda, vedo il sangue che esce copioso per prendere un colore verdognolo in profondit. Sono nato da poche ore ma gi sento un vuoto a livello dello stomaco, vuoto che finora non sono riuscito a riempire anche se ho provato ad attaccare una coppia di pagri(47), vicino al fondo, ma senza successo: i miei movimenti sono ancora goffi e lenti. Adesso vedo la prospettiva di un pasto facile, preannunciata dall'odore del sangue. Avevo avvertito da tempo l'odore, ma la
presenza di un grande adulto mi aveva trattenuto lontano per paura di un attacco (la nostra specie a volte  cannibale).
Vado incontro all'ammasso di carni sanguinolente che sprofonda, e tra un fuggifuggi di pesciolini argentei i miei denti penetrano nel morbido ventre. Gusto gli intestini un poco gommosi, il fegato ricco di grasso che mi riconcilia con la vita. Tra le ossa tenere della gabbia toracica, che si schiantano sotto la pressione delle mie mascelle, estraggo un cuore, grosso e succoso. Assaporo fino in fondo il mio primo pasto umano, e quando mi allontano non  rimasto molto, anche se queste pezzenti di sardine si affannano dietro alle mie briciole. Mi allontano sazio e gonfio di sensazioni nuove, mai provate prima. Mi sento rinfrancato, possente, un vero squalo. Lascio le acque di Malta, direzione Oceano, mentre in qualche modo si fa largo in me un senso di appartenenza a questo luogo roccioso.

Note.
47. pagro (Pagrus pagrus): pasce appartenente alla famiglia degli sparidi, vive dalla costa fino a 250 metri di profondit.


L'oceano  diventato consapevole di se stesso.
Frank Schtzing, 2005, Il quinto giorno

CAPITOLO VENTOTTO.
23 LUGLIO 2012.

Le immagini girate da Sergio, della danza con Scilla, hanno fatto il giro del mondo, sono state passate pi volte dai maggiori telegiornali e sono rapidamente diventate uno dei dieci video pi cliccati su internet. Il video  stato montato con attenzione e professionalit da Sergio, bravissimo in questi lavori: tre minuti tesi che iniziano con l'atteggiamento minaccioso iniziale dello squalo, continuano con i miei primi tentativi di approccio per terminare con il valzer della libert e con l'immagine commuovente del nostro addio, col dettaglio di una carezza tra uomo e squalo che non avrei mai pensato che potesse rientrare nei miei registri. Non ho mai amato le esibizioni di machismo tipiche degli spettacoli da circo. Ma con Scilla mi ero spinto tanto in l che un ultimo contatto, in un linguaggio che lo squalo aveva in qualche modo dimostrato di capire, mi sembrava la logica conclusione del nostro incontro. Ho avuto la sensazione che lei me la chiedesse.
Comunque a qualcosa  servito. Domani sera avr un nuovo spazio per un'intervista nella trasmissione di Attilio Pasta, e ho preteso che venisse messo per iscritto che avr la possibilit di parlare per almeno cinque minuti del massacro degli squali e della pratica del finning, e di proiettare le mie immagini.
Un'altra magnifica serata spande sul cielo del golfo Paradiso un rosso sempre pi cupo, mentre da levante sulla met opposta al tramonto, nell'azzurro scuro si disegna una sottile falce di luna crescente. Mi sto rilassando dopo un'ottima cenetta preparata da Amelia, cous-cous vegetariano e bottiglia di vermentino del ponente ligure. Sull'amaca, carezzo Felipe che per un poco fa le fusa, ma quasi subito si stufa del contatto fisico e morde selvaggiamente la mia mano fino a farla sanguinare. Si avvicina Amelia.
Vedi questo felino ingrato come mi ha conciato? Mi  capitato tante volte di paragonare la mente di uno squalo, mente da predatore, difficile da decifrare, a quella del gatto di casa.
'Sti hazzi! Se Scilla avesse avuto la testa di Felipe sabato scorso, ci sarebbe toccato di raccogliere le tue briciole con il retino per darti sepoltura.
Ride e si accomoda con me sull'amaca, premendomi addosso con i fianchi. E una risata vera, rilassata, a bocca aperta e occhi chiusi. Era tempo che non riuscivamo a essere cos rilassati. Indugio a guardarla, poi riprendo: Oggi ho risposto a molte e-mail dalla direzione di Sharky. Tutti si congratulano con me per la bella impresa, mi chiedono il permesso di mostrare le immagini (che non sono mie, ma Sergio mi ha dato pieni poteri di gestirle, non vuole rotture di scatole).
Tutte le attenzioni sono per te, occhio a non diventare come il veterinario dell'amaro. Che far la povera Scilla, tutta da sola l in mezzo?
Scilla ha avuto i suoi quindici minuti di notoriet, ha fatto il suo dovere. Mentre ero la sotto, in tonnara, sabato, col problema di convincerla a seguirmi verso l'uscita, pensavo a quanto poco conosciamo di questi animali. Tendiamo a trasferire su di loro esperienze che abbiamo accumulato con i pesci ossei, con i tonni. Ma gli squali sono molto diversi, soprattutto nelle interazioni sociali. I pesci ossei non si toccano mai tra di loro, gli squali si toccano eccome, anche in modo pesante e "cattivo". E nella comunicazione con loro secondo me conviene anche a noi essere meno visivi e pi tattili.
Secondo me possiamo anche sprecarci e dire che Scilla ha avuto i suoi quindici giorni di notoriet. Meglio che quindici minuti, ma soprattutto adesso  meglio per lei che sia finito, che stia in pace, che torni nell'oblio prima che qualcuno pensi di cercarla e rinchiuderla in un acquario per farla vedere ai bambini.
Noi guardiamo sempre la storia dalla tua parte, in soggettiva, come l'hai vissuta tu, o se posso dirlo come l'abbiamo vissuta noi. Ma prova a capovolgere la prospettiva e a immaginare cosa deve essere stato per Scilla interagire con un nanetto articolato dalle gambe lunghe di ragno, e farsi toccare, e fidarsi. Mica uno scherzo! Se per te  stata una grande esperienza, che potrai rivenderti in casi simili, pensa a cosa questa storia ha insegnato a lei: probabilmente  il primo della sua specie a interagire con l'uomo affidandosi completamente a lui per farsi aiutare. Cosa deve essere passato per la sua mente? In qualche modo potr trasmettere queste esperienze ai suoi simili? A me piace vederla in questo modo.
 vero quello che dici, ma alla fine siamo noi quelli da convertire, non loro. Per me la cosa positiva  che Scilla in tutta questa storia non sia stata troppo snaturata: non ha dovuto diventare un peluche sorridente, nessuno ha scritto che lo squalo  diventato buono. L'impressione che ho provato l sotto  che abbia scelto di non attaccarmi all'inizio per prudenza, poi che in qualche modo abbia capito che le servivo pi da vivo.
Entrare in contatto con gli squali significa studiarli, osservarne le mosse, arrivare a capirle, entrare in empatia, comunicare con una mente completamente diversa dalla nostra. Questo richiederebbe tempi lunghissimi. In questo caso abbiamo dovuto accelerare i tempi, lo scopo era di tirarla fuori prima che si facesse male, e siamo anche stati imprudenti. Ma  andato tutto bene, anche grazie alla sua collaborazione. Mi  quasi spiaciuto vederla andare via, come un gatto che esce in giardino senza voltarsi. Hai ragione tu, speriamo che possa continuare la sua vita senza che nessuno le rompa le palle.
Non possiamo cambiare l'opinione pubblica da un giorno all'altro. Dobbiamo procedere per piccoli passi, poco per volta portare qualcuno dalla nostra parte. Da questo punto di vista la storia di Scilla, la sua parabola da mostro ad ambasciatore della sua specie, non sar decisiva ma sicuramente ha fatto pensare qualcuno, e lo far ancora. Comincio a pensare come Sergio: star invecchiando? Hai presente quando dice che noi giovani vogliamo tutto e subito?
Come dice Jim Morrison?
Esatto.
Ascolta, ho un'idea fssa che devo assolutamente condividere con te. Corto  scomparso ai primi di marzo, e contemporaneamente Scilla era nelle acque siciliane, giusto? L'hanno vista allo stretto il 17 di marzo, giusto?
Giusto.
Corto  caduto in mare e non  mai pi stato ritrovato, giusto?
Giusto.
Ebbene, e se Scilla lo avesse mangiato? E una femmina grossa, matura, pensa se fosse andata, andata a partorire nel canale di Sicilia e poi, risalendo verso l'Italia affamata lo avesse incontrato. Lo so che  quasi impossibile, ma una piccola probabilit c', no?
Ti devo dire una cosa anche io: un giorno in ospedale Corto mi raccont di un suo sogno, in cui tornava a Malta volando sulla schiena di un pesce volante e, arrivato in vista dell'isola, cadeva in mare e qualcosa lo tirava gi.
Lo so, ne ha parlato anche con me.
Ne ha parlato anche con te?
S, Corto ogni tanto parlava con me delle sue cose. Ogni tanto, eh? Conosci il tipo, sai cosa voglio dire. Ma credo che in qualche modo in me vedesse la figura femminile che non ha mai avuto al suo fianco. Forse proprio perch io ero la ragazza del suo migliore amico, con me non potevano esserci sottointesi, mire. Io non potevo essere una che avrebbe cercato di cambiarlo, l'ho sempre accettato com'era.
Allora saprai anche delle sue idee sulla reincarnazione.
Vagamente. Mi disse una volta che gli sarebbe piaciuto finire mangiato dai pesci, perch le sue molecole entrassero a far parte dei pesci che lo mangiavano. Sarebbe stato come rivivere subito in loro, credo. Amava tanto i pesci.
Se non sapessi che sei una strega, non darei importanza a quello che hai detto. Ma sei una strega, potrebbe anche essere successo come dici tu. E sarei contento per Corto, in qualche modo avrebbe realizzato il suo sogno.
Se fosse andata cos, potremmo dirci ancor pi fortunati che Scilla non sia stata uccisa: avrebbero aperto il suo stomaco, trovato resti umani e omologato la prova del suo essere un'assassina. Sei geloso del fatto che il tuo migliore amico si aprisse con me?
No, geloso non  la parola giusta, ma sono un poco sorpreso, non me lo aspettavo. In fondo per sono contento di immaginarlo meno solo, e anche che abbia scelto te per parlare. E sono colpito dalla storia che mi hai raccontato. Lo squalo che mangia Corto e Corto che rivive nello squalo. Il mio ultimo saluto a Scilla avrebbe una valenza del tutto diversa.
Ma non lo sapremo mai, per fortuna di Scilla e, perch no, anche di Corto. Domani siamo di nuovo a Milano, per la nuova puntata di "Una Finestra su...", ti ricordi, vero?
Allora vado a letto. Che fai, vieni anche tu, vecchierello? Alla tua et conviene riposare bene.
Puoi scommetterci. Ma... che mi succede? Improvvisamente mi sento un adolescente.
Dissolvenza finale.
...
FINE.